09/08/2026
Non è una guerra tra ciclisti e automobilisti.
È una questione di civiltà.
Perché si può discutere di regole, comportamenti e responsabilità. Ma non dovrebbe mai diventare normale gioire della sofferenza di qualcuno.
Questo post merita di essere letto. Tutto.
Cosa possiamo insegnare a bimbi come lui, che pedalano felici in un prato senza troppi pensieri?
È da questa mattina, dal terribile incidente che ha visto coinvolto il gruppo di ciclisti di cui facevano parte gli amici Sabatino e Gianfranco, ora al CTO, che la testa si affolla di domande.
Vivendo e parlando tutti i giorni di bici, che è la nostra vita, abbiamo il feed pieno di post e re-post sulla vicenda.
E mi si attorciglia lo stomaco a leggere centinaia (forse migliaia) di commenti carichi di odio e di approvazione verso un episodio del genere. Frasi folli quanto il gesto compiuto dall’automobilista questa mattina, che ha scelto di fare inversione per andare a re-investire ciclisti che aveva già investito. Una strada che noi avremo fatto centinaia di volte, conosciuta a memoria.
Difficile leggere così tanta rabbia vomitata da chi si erge a giudice supremo dietro la tastiera di un computer o di un telefono.
Ancora più difficile visto che in quei letti d’ospedale ci sono degli amici che a quest’ora potrebbero e dovrebbero essere nelle loro case, con le loro famiglie. Perchè? Che bisogno c’è?
Spero di essere in grado di insegnare a quel bimbo che pedala felice nel prato ad essere una persona rispettosa ed educata prima ancora che un buon ciclista.
Nella speranza che anche il prossimo ragioni così, visto che un domani sulle strade la sua vita sarà (anche) in mano alle scelte di altri.