06/08/2026
Il portiere deve parare.
Ma prima ancora deve occupare spazio. 🧤
Sembra una frase semplice, quasi ovvia. In realtà contiene una parte fondamentale del ruolo moderno: la presenza.
Nei rigori, negli uno contro uno, nelle uscite basse, sulle p***e inattive e nelle situazioni di attesa, il corpo del portiere comunica sempre qualcosa.
Non comunica solo con la voce.
Comunica con gli appoggi.
Con le braccia.
Con la postura.
Con la distanza dalla linea.
Con il tempo dell’attesa.
Con il modo in cui occupa la porta.
Con la capacità di restare equilibrato senza sembrare passivo.
Uno studio recente ha analizzato l’effetto percettivo della postura del portiere nei rigori, osservando come alcune configurazioni delle braccia possano far percepire il portiere come più “grande”. Il dato interessante, per chi lavora sul campo, non è cercare il trucco magico. È capire che la postura incide sulla presenza.
Ma attenzione: la presenza non è teatro.
Un portiere che si allarga senza equilibrio può sembrare più grande, ma diventare meno pronto.
Un portiere che si muove troppo presto può dare un vantaggio al tiratore.
Un portiere che resta rigido può perdere reattività.
Un portiere che prova solo a “fare scena” rischia di dimenticare la cosa più importante: essere efficace.
Per APPORT il punto tecnico è questo: la postura è utile solo se resta funzionale.
Deve aiutare il portiere a:
📍 occupare meglio lo spazio
⚖️ mantenere equilibrio
🦶 avere appoggi pronti
👀 leggere il tiratore
⏱️ scegliere il tempo corretto
🧤 preparare l’intervento
🧠 trasmettere presenza senza perdere lucidità
Non è solo questione di centimetri.
È come stai in porta.
Un portiere può essere alto e sembrare piccolo se è passivo.
Può essere meno imponente fisicamente e sembrare enorme se occupa bene spazio, tempo e momento.
La presenza non sostituisce la tecnica.
La prepara.
E spesso, prima ancora della parata, è lì che il portiere comincia a incidere.
🫵🏼Domanda per portieri e allenatori: nei rigori conta di più la postura del portiere o la lettura del tiratore?