19/02/2024
UN PIRATA È PER SEMPRE❤️🏴☠️...
Il 14 febbraio abbiamo ricordato quel terribile giorno di 20 anni fa, data che nessuno mai dimenticherà e che ha cambiato per sempre la storia dello sport italiano. Il 14 febbraio 2004 ci lasciava Marco Pantani e oggi io lo voglio ricordare con questa poesia di Gianni Mura, a lui dedicata, scritta per tuttoBICI nel settembre 1998:
"E vai, pugnetto d’ossa, cardellino,
Pantadattilo, Fossilo, Pirata, insegui a pedalate il tuo destino
Con bandana stretta, o la pelata che luccica nel sole del mattino
non appena la strada s’è drizzata.
Fragile come un vaso di Lalique,
duro come il granito. Pantastique.
E vai. Plateau de Beille sotto il sole
Galibier sotto l’acqua, il cielo nero.
Solo chi c’era trova le parole
Per quest’inferno freddo, quasi a zero.
Vuolsi così colà dove si vuole
Ciò che si puote. E tu hai voluto, è vero,
tu hai volato, trasvolato il Tour.
Adesso è tutto tuo. Oh, les beaux jours.
Adesso che è finito, siamo stanchi
(tu forse più di noi) e un po’ a pezzi.
Luciano Pezzi, bicicletta Bianchi:
quanti ricordi traversano i pezzi.
Deriva dolce che parte dai fianchi
della montagna che farai a pezzi.
Pezzi di cuore che saltano in aria
O Fossile dell’era quaternaria.
O fossile dell’era mesozoica
così bravo nel bucare il presente
suoniamo la Patetica o l’Eroica?
Romagna mia, per far ballar la gente?
Preferisci si parli della stoica
volontà tua, di quanti eri in niente,
soltanto un pugno d’ossa e di dolore
con un futuro senza più calore?
Se ne possono dire tante, uomo-uccello
nel giorno chiaro della tua vittoria,
dirti sei bravo sei forte sei bello
dirti che sei entrato nella storia.
Pan Pan Pantani come un ritornello
Sospeso tra l’applauso e la memoria,
sospeso tra la storia e la leggenda.
Attesa lunga, volontà tremenda.
Il duro desiderio di durare
(e questo è Eluard, uno dei miei poeti)
è quello che t’ha fatto lievitare
come una torta immensa. Altri segreti
io non ne vedo né li sto a cercare.
Mi bastano i tuoi lampi fra gli abeti,
tarantolato col rapporto agile,
duro come il granito eppure fragile.
Leblanc dovrebbe farti un monumento:
non hai stravinto il Tour, lo hai salvato
dalla m***a e dall’inquinamento
del doping extralusso o a buon mercato,
gli hai ridato onore e sentimento,
era sporco e l’hai rilucidato.
Un Tour con tutto il bene e tutti il male.
E vince il bene a colpi di pedale.
Un Tour con tutto il male e tutto il bene
dopo il rosa del Giro, color croco
che già scaldava il sangue nel venerdì
e rinnovava la voglia di fuoco.
Parti. Che Tour? Come la va la viene?
Ma no, sarebbe stato troppo poco.
Un Tour con i colori dell’affresco
un Tour umano, grande, gigantesco.
Vedi? Gimondi, Bartali, Martini
sono commossi, quei vecchi ragazzi.
Gaul e Van Impe sono due bambini
Sorridenti. E tutto perché spazzi
i campioni di un mese, i becchini
del ciclismo dosato a gocce, a sprazzi.
Marco, Fossile mio, per sempre amico
di chi ha amato il gran ciclismo antico.
Antico non vuol dire morto, spento
o nascosto in soffitta, sotterrato.
Sei antico, lo sei come il vento
che torna e va, dal mare al pergolato.
Se sei nuovo, è nel lampo di un momento
in cui saldi il presente col passato.
E tu lo sai, speranza degli zoppi,
dici Pantani e viene in mente Coppi.
Forse ti annoia, te l’han detto in troppi
e non c’è paragone di falcata.
La tua un petardo, tutta strappi e scoppi,
La sua distesa, lunga serenata.
Di uguale c’è che fan ve**re i groppi,
svegliano la montagna addormentata
e impiombano le gambe agli avversari.
Voi generosi, loro troppo avari.
Loro troppo moderni, programmati,
col cardiofrequenzimetro e la soglia
mentre gli antichi scatenati
soltanto dal coraggio e dalla voglia.
Marco, sei il fumetto che si sfoglia
per il bambino, sei ricordi amati
del vecchio. E tutti battono le mani.
Antichi, vuole dire solo umani.
L’uomo che sale solo sotto il sole
E porta tutta l’ansia di volare
È un flash senza bisogno di parole,
è nuovo e antico, come il sole e il mare.
Ha crocco e girasole nelle aiuole,
sparisce ad un tornante e poi riappare.
L’uomo così ferito dalla vita
è come un cane, addenta la salita.
A testa nuda, l’uomo che va via
piacerebbe anche a Pindaro, ad Orazio,
a Saba, a Marinetti, è poesia,
è il cuore che si fionda nello spazio,
è forza pura, sogno e fantasia,
lancinante piacere, estremo strazio.
Uomo-martello e insieme uomo-incudine,
milioni di persone e solitudine.
Panta rei, tutto scorre. Panta corre
arando a larghi colpi la montagna,
saltellando fra pinnacoli e forre
sotto un cielo che brucia o che bagna.
È un grido dal più alto della torre,
parte dai Pirenei e arriva in Spagna.
Cane tra i cani, fiuto sul cammino.
Ecco, adesso si toglie il berrettino.
In Francia ho portato un mio violino
di parole di carta rattoppata.
Lo suono meglio se mi batte il cuore
come a un vecchio, come a un bambino.
Cambio il ritmo, cambio pedalata
perché bisogna pur farla finita
anche se ho voglia di continuare.
Oltre la lunga e lenta ala del mare
dormi, Marco, e sogna. Sul cuscino
ti veglierà una stella innamorata
è t’accompagnerà tutta la vita."
❤️🏴☠️❤️🏴☠️❤️🏴☠️❤️🏴☠️❤️
[•Nel frattempo Evenepoel, rientrato alle corse, stravince la Figueira Champions Classic, una classica portoghese, con una fuga solitaria di 55 km... il solito Remco!!
•E sempre il fuoriclasse belga, nel primo arrivo in salita della Volta ao Algarve, viene sorprendentemente bruciato in volata da Daniel Martinez ----> per altre info appuntamento a giovedì]
Marco Pantani Remco Evenepoel Volta ao Algarve