21/03/2018
Prima era un'altra cosa, andavi a scuola la mattina con un pensiero fisso in testa, anzi l'unico: "Le ore 16:30". Si perche era in quel momento che si iniziava a vivere, aprivi la porta di casa e iniziava la maratona dei citofoni, si andava da tutti gli amici sperando che scendessero tutti per organizzare la solita partita di calcio con il pallone che é storia : " il super santos". Quando si era in pochi non ti perdevi d'animo, e allora l'illuminazione : "giochiamo alla tedesca". E si partiva con : " chi si offre per il portiere parte da 31 gli altri 29 " ." Se dici cross non vai a porta, se la blocchi in due tempi non vale e i fuori sono tutti i muri" se qualcuno segnava di sedere partiva un'esultanza che, campioni del mondo scansatevi... Ma puntualmente mentre si era a metà del gioco arrivavano gli altri...e allora partita! I due capitani (i piu forti) fanno le squadre, poi si va con le regole : " il battimuro vale , retropassaggio anche, i portieri (chiaramente) sono volanti e chi butta il pallone fuori scavalca". Puntualmente il magico super santos finiva sotto a qualunque macchina si trovasse nelle vicinanze e come serpenti ci si buttava per recuperarlo uscendo ovviamente poi neri come la pece. Quando in lontanza si inziavano a sentire le voci delle nostre mamme si sentiva la magica frase : "chi segna vince". E allora li anche se si stava 10 a 1 non contava. Ci si giocava la vita per quell'ultimo pallone da buttare in quella porta costruita con palo a destra e muro a sinistra senza traversa e con una linea di porta immaginaria. Di questi tempi quel super santos é li fermo a guardare uno spettacolo nel quale lui non é più l'attore principale. Questo fa male, fa male al cuore.
[Alessio Formisano]