08/05/2022
Siamo partiti qualche settimana fa con la preparazione, ci siamo concentrati sulla tecnica, sull’approccio mentale, li ho messi sotto con allenamenti più duri del solito per cercare di arrivare pronti per la competizione.
All’inizio era un gioco, tanto entusiasmo, tutti gasati e sicuri di sé…”Sensei, non vedo l’ora di combattere” questo mi dicevano.
Tuttavia, man mano che la data del torneo si avvicinava, tutta questa storia cominciava a prendere una piega diversa.
Ansia, notti insonni, stomaco chiuso, ripensamenti.
“Sensei, mi sa che ho fatto una cavolata…”
Ma non voglio parlavi della gara, del risultato, dei combattimenti o del Kyokushin.
Voglio parlavi di loro, i veri protagonisti di questa avventura.
Tutti esordienti, nessuna esperienza, tanto coraggio e tanto cuore.
Procediamo in ordine di età:
Sofia, una passione sfrenata per gli anime e, ovviamente, per la serie Cobra Kai. È stata la prima a salire sul ring, lei è forte, lo è davvero, solo 10 anni ma in grado di sostenere lo stesso allenamento degli adulti. Non vedeva l’ora di partecipare e non vede l’ora di tornare nuovamente a combattere.
Poi c’è Rocco, un ragazzo buono, gentile ed educato. Va bene a scuola e ha tanti altri impegni, oltre al Karate. Ha affrontato i suoi combattimenti con un certo distacco, sembrava tranquillo e sereno e il suo sorriso a fine gara vale più di 1000 parole.
Nella categoria ragazzi 14/15 anni, c’erano Luca, David e Antonello, cinture bianche, appena un paio di mesi di pratica. Li guardavo a distanza, li ho osservati molto bene, a ragion veduta se la stavano facendo letteralmente sotto…e come biasimarli, i loro avversari erano tutti più esperti con diversi anni di pratica alla spalle. Eppure sono entrati nel ring e hanno dato il massimo, dimostrando un coraggio da leoni.
Critici con loro stessi, non vedono l’ora di tornare ad allenarsi in palestra per il prossimo torneo.
Elia, Martina, Futura. Tre amiche, tre sorelle, complici sul tatami e nella vita. Studentesse modello e atlete formidabili. Si allenano con passione e quest’anno sono passate al gruppo degli adulti. All’inizio è stata dura, uno shock, un trauma. Lacrime e lividi ma, cascasse il mondo, non hanno mai mollato seguendo il nostro mantra “’n pozz’ subbì’” (non posso subire). Ieri hanno forse dimostrato il miglior Karate della giornata.
Ed infine Jessica e Natasha, le teste di serie, ‘stè due menano sul serio, senza protezioni.
Non è facile far conciliare gli impegni lavorativi e sportivi, spesso la vita privata le tiene lontane dal dojo e mettersi in gioco in età adulta non è da tutti, ci vogliono gli attributi. Due combattenti nella vita e sul tatami, un esempio per tutti.
Ho scritto queste parole con profonda commozione ed orgoglio tralasciando il risultato sportivo, non me ne frega niente del podio….
1°, 2°, 3°, sono solo numeri che lasciano il tempo che trovano.
Per me hanno stravinto tutti, solo per il fatto che hanno partecipato affrontando il loro avversario più forte: loro stessi.
This is Kyokushin!
Osu.
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