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Our Story
Il Kali Kalasag
Il Kali è un'arte marziale di origine Filippina, ci sono numerosi stili, uno di questi è il Kali Kalasag fondato dal Maestro Vito Lettieri.
Dopo molti anni di studio e pratica delle arti marziali in generale e del sud-est asiatico in particolare, il Maestro Lettieri ha deciso di fondere in un unico sistema tutte le qualità marziali di un'arte antica per poi unirle ad un programma facilmente comprensibile e con un percorso chiaro e delineato.
La tecnica e la fluidità dei movimenti sono i punti di forza di questa arte marziale, un sistema semplice, pratico e soprattutto efficace.
Il Kali Kalasag comprende molti settori di combattimento, includendo anche l'uso di armi sia contundenti che da taglio. Il Kali si differenzia dalla maggior parte delle arti marziali per una fondamentale caratteristica, tutti i movimenti effettuati a mani n**e sono esattamente gli stessi di un combattimento armato.
Possiamo identificare quattro aspetti essenziali: le tecniche con gli arti superiori; le tecniche con gli arti inferiori; le leve articolari; ed infine la lotta al suolo.
Maestro Vito Lettieri
Nato a Ginevra nel 1964, inizia il suo percorso marziale nel 1976, avvicinandomi, anche se in modo discontinuo al Karate, nel 1978 inizia a praticare in modo costante il Kung Fu sotto la guida di un
Maestro di origini Slave.
Nel 1981 si arruola in Marina, dove come formazione militare inizia la pratica del Judo e del Ju Jitsu, nel tempo libero dagli impegni della vita militare, continua l’allenamento nel Kung Fu iniziando lo studio dello stile Chat Long (sette draghi).
Congedatosi dalla marina, nel 1987 inizia la pratica del Ninjiutsu presso l’associazione Bunjinan e successivamente un sistema di Ninjiutsu chiamato Fuma Ryu.
Nel 1990 si reca a Shangai per studiare il Sanda ( kick boxing cinese) e il Shuai Juao (lotta cinese) nello stesso anno inizia la pratica del Tai Chi stile Wu.
Nel 1991 si reca nuovamente in Cina, questa volta nella provincia dell’Henan , precisamente nel monastero di Shaolin, per conoscere meglio questo leggendario stile di Kung Fu.
Nel 1992 si avvicina per la prima volta alle arti marziali del sud est asiatico, sotto la guida di un maestro filippino inizia la pratica del Kuntaw e dell’Arnis.
Nel 1994 riprende lo studio di stili cinesi, studiando l’ Yi Quan lo Xing Yi e il Wing Tsun, quest’ultimo affiancava un sistema del sud est asiatico chiamato Escrima, e dopo alcuni anni di studio in questi sistemi decise definitivamente di dedicarsi allo studio delle discipline marziali del sud est asiatico, per migliorare sia il combattimento a mani n**e che quello armato, continuò gli studi per molto tempo sotto la guida di diversi maestri filippini, praticando differenti stili. La maggior parte di questi sistemi si specializzava in un particolare settore, tralasciando molti aspetti, altrettanto importanti, e a questo punto che decise di creare un programma di studio, dove i vari aspetti si potessero fondere insieme, in modo da focalizzare l’attenzione sui principi e non sulla tecnica, così nel 2001 fonda il sistema chiamato Kali Kalasag.
Attualmente il suo lavoro consiste nella divulgazione e l’insegnamento di questo stile, ottenendo vari riconoscimenti sia in Italia che all’estero, fra tutti, l’invito nel 2007 da parte del governo delle Filippine, a presentare il Kali Kalasag direttamente a Manila.
Qualifiche e gradi
Gran Master di Kali Kalasag
Responsabile nazionale CSEN/C0NI settore Kali Kalasag
Presidente della WKKF (World Kali Kalasag Federation)
Presidente dell’ IKA (International Kali Academy)
Direttore Tecnico del DMD Program (Defensive Mindset Development)
Direttore del settore arti marziali presso la MGA (Martial Gun Academy)
Consulente per il settore delle arti marziali presso la DSA (Delta Security Academy)
Consulente per la difesa personale presso alcuni settori delle Forze Armate, Carabinieri e Polizia di Stato.
Il Kali Kalasag
Con il passare del tempo e con la diffusione negli USA e nel resto d'Europa, il Kali ha sviluppato numerosi stili differenti. Uno di questi è il Kali Kalasag fondato dal Maestro Vito Lettieri.
Dopo molti anni di studio e pratica delle arti marziali del sud-est asiatico, il Maestro Lettieri ha deciso di fondere in un unico sistema tutte le qualità marziali di un'arte antica per poi unirle ad un programma facilmente comprensibile e con un percorso chiaro e delineato. In questo modo si dà all'allievo la consapevolezza delle competenze acquisite e la possibilità di notare fin da subito i propri progressi.
Il Kali Kalasag e il suo fondatore hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, sia in campo nazionale che internazionale.
E' sulla tecnica che il Kali Kalasag fonda le sue basi, non sulla forza fisica considerata irrilevante. Ed è proprio questo che lo rende una disciplina molto adatta anche per le donne.
Il Kalasag sfrutta l'attacco e la tensione dell'avversario, ed è quindi di vitale importanza rimanere rilassati al fine di eseguire al meglio la tecnica.
Il Kali Kalasag è una disciplina organizzata in gradi (base, medi e avanzati), che permettono di valutare ogni singolo allievo e le conoscenze da lui acquisite. L'avanzamento di grado è permesso solo dopo un esame valutativo delle abilità raggiunte.
Quest'arte marziale ha un’organizzazione specifica anche nel combattimento sportivo.
Nella Word Kali Kalasag Federation si preferisce combattere sfruttando al massimo tutte le caratteristiche che
lo stile può offrirci, quindi oltre il bastone si usano anche tecniche di braccia e di gambe e non si esclude il combattimento al suolo. Inoltre ci sono anche dei casi in cui il combattimento avviene senza bastone, permettendo l'uso completo della Panantukan, del Sikaran o del Dumog
KPS
Il KPS nasce come sintesi dell'arte marziale chiamata Kali Kalasag. Un sistema che comprendesse tecniche specifiche per operatori di sicurezza e forze dell'ordine. Il KPS sviluppa metodiche atte a ricreare quegli automatismi necessari all'operatore che può trovarsi a dover agire neutralizzando la minaccia minimizzando i danni alla minaccia stessa.
Specifico sarà lo studio di tecniche come: Gestione dello Stress Gestione e Contenimento Tecniche di ammanettamento Tecniche di Ritenzione Arma Difesa da armi da taglio Difesa da armi contundenti Leve articolari Utilizzo del Palm Stick Utilizzo del bastone telescopico
Fondamentale sarà lo studio delle varie dinamiche psico-fisiche che possono avvenire durante un combattimento. Un focus particolare verrà sviluppato sulla gestione dello stress auto-indotto e le varie simulazioni con la riproduzione di deficit fisiologici tramite l'utilizzo di workout e circuiti training prima dell'applicazione della specifica tecnica.
Attualmente diversi reparti militari e delle forze dell’ordine hanno adottato questo sistema come integrazione dei loro programmi di Difesa Personale.
SICUREZZA
Il Palm Stick, conosciuto anche con altri nomi e varianti nella forma, è un piccolo e insospettabile oggetto che può fare la differenza in situazioni di difesa personale
Nella difesa personale la casualità è la regola. É come se lasciassimo cadere ripetutamente i bastoncini dello “shangai”: i bastoncini si dispongono ogni volta in maniera diversa. Proprio come nel gioco cinese, ogni scontro si può evolvere in maniera casuale e non è detto che sia sempre legalmente possibile ricorrere all’arma da fuoco che, come già scritto in un precedente articolo , di per sé non garantisce di essere al riparo da qualsiasi aggressione. Anche il semplice cittadino può trovarsi a dover adottare una risposta progressivamente più “incisiva” in una sorta di quello che in ambito delle FFOO è definito “indice d’azione” che prevede inizialmente il colloquio, l’allontanamento, il ricorso alle mani per poi proseguire con oggetti utili a contenere l’aggressività dell’avversario (spray al peperoncino, Taser, sfollagente). Falliti tutti i tentativi e constatata la pericolosità dell’aggressore (che può essere armato di bastone, coltello o arma da fuoco), l’ultima risorsa è la risposta letale dell’arma da fuoco.
Da notare che in alcuni paesi degli ausili rivelatisi efficaci come il Taser, non sono permessi neanche alle FFOO. In altri stati, dove la difesa personale non è vista di buon occhio dai governi, che tentano in tutti i modi di disarmare la popolazione, qualsiasi oggetto specifico atto a offendere, utilizzato contro un aggressore, potrebbe ribaltare la posizione dell’aggredito e procurargli una pesante condanna.
Non se la passano meglio le forze di polizia che rischiano, durante arresti o interventi che richiedano il contatto fisico, di essere accusati di eccedere nell’utilizzo della forza, quando non si arrivi addirittura a intravedere il reato di tortura recentemente introdotto. Questo è normale quando a scrivere le leggi sono personaggi che stanno seduti comodamente dietro una scrivania, hanno una scorta e non hanno mai avuto a che fare con la violenza fisica portata verso la loro persona. Per il semplice cittadino che si trovi in una situazione difficile, dove comunque non sia necessario l’uso estremo dell’arma da fuoco, esiste un piccolo oggetto che se utilizzato correttamente può essere di enorme aiuto contro un aggressore: si tratta del cosiddetto Palm Stick (letteralmente "bastoncino da palmo/mano"), un cilindro di pochi centimetri di lunghezza che può essere comodamente portato in tasca senza destare sospetti. Lo stesso strumento può essere una valida soluzione anche per l’appartenente alle FFOO, specialmente quando impiegato contro soggetti "poco collaborativi".
Palm stick è solo uno dei nomi con i quali è denominato tale oggetto. Kubotan, Yawara, Tabac Malit, Dos Puntas, Dulo Dulo, e altri ancora, sono i nomi che indicano o differenziano questo singolare rinforzo alle tecniche difensive. Il Palm stick può essere utilizzato per percuotere, esercitare pressioni (dolorose) e amplificare l’efficacia delle leve articolari. In poche parole il Palm stick è un rafforzativo di alcune tecniche marziali. Le dimensioni ottimali del Palm stick impongono che quando impugnato al centro, lo strumento sporga di qualche centimetro da ambedue i lati: in genere 15 centimetri di lunghezza complessiva sono sufficienti allo scopo.
Il diametro può variare tra poco più di 1 centimetro di una penna tattica ai 2,5 centimetri di altri modelli: l’importante è che si riesca a impugnare il Palm Stick comodamente, consentendo una presa salda, sempre tenendo presente la dimensione della propria mano. I materiali di un Palm Stick possono essere organici o inorganici. Può essere utilizzato legno di vario tipo, bamboo, c***o o osso; altri modelli sono fabbricati utilizzando materiali metallici quali alluminio o acciaio, ma anche polimeri. Si va dal semplice cilindro di legno - liscio o finemente intarsiato - ad altri dall’aspetto più aggressivo dotati di punte più o meno pronunciate.
Anche una normale penna può essere utilizzata per lo scopo, ma sul mercato sono ormai disponibili le cosiddette penne tattiche: ovvero penne speciali realizzate in alluminio aeronautico che assolvono il duplice scopo di scrivere ed essere utilizzate come strumento da difesa. Altri modelli di Palm Stick, dotati di fori e anelli possono essere utilizzati come portachiavi e non dare nell’occhio se tenuti in mano. Altri ancora sono degli spray al peperoncino contenuti in un involucro di resistente alluminio che, oltre a emettere il getto urticante possono essere utilizzati come Palm Stick. Qualsiasi oggetto di immediata disponibilità, dalle dimensioni adeguate e di materiale resistente può essere utilizzato come Palm stick. Oltre le già menzionate penne, tanto per esempio, è possibile impiegare torce tattiche, caricatori delle pistole, flaconi di ogni genere.
Per quanto riguarda la legge, trattandosi di un semplice oggetto, generalmente il Palm Stick non ha particolari controindicazioni, ad eccezione dei i modelli dotati di estremità troppo acuminate o quelli contenenti lame classificati come coltelli.
Qualsiasi oggetto utilizzato a sproposito può far incorrere nei rigori della legge, ma d'altra parte qualunque oggetto o una tecnica difensiva messa in atto per scongiurare l’impiego dell’arma da fuoco è sempre da prendere in considerazione. Ovviamente un Palm stick, se non si apprendono alcune tecniche di arti marziali e si ha una discreta preparazione tecnica, resta un semplice e inutile bastoncino. Imparare i punti dove percuotere o esercitare pressioni, dove applicarlo per aumentare l’efficacia delle leve articolari, fa diventare questo semplice oggetto un valido ausilio alla nostra capacità di contrastare un attacco.
KALI KALASAG Alcune di queste tecniche sono mostrate nelle immagini grazie alla supervisione del Maestro Vito Lettieri che ha collaborato alla stesura di questo articolo. Esperto di varie branche di arti marziali, il Maestro Vito Lettieri ha studiato per anni in diversi paesi del mondo, specialmente in Oriente, per approfondire le tecniche di combattimento sia a mani n**e, sia con armi bianche e con armi non convenzionali. In Italia il Maestro Vito Lettieri è la massima autorità del Kali Kalasag (arte marziale di origine filippina con concetti totalmente occidentali) e attualmente insegna sia ai civili, sia a vari corpi speciali delle FFOO.
Sulla via del Kali
Uno sguardo alla storia
Il Kali è un'arte marziale la cui storia va di pari passo con quella del suo paese d'origine, le Filippine. Vasta e difficile è la ricostruzione storica dell'evoluzione del Kali per via delle molteplici differenze multietniche presenti nel territorio. Difficile è anche stabilire il significato del termine stesso.
Le ipotesi sulla derivazione del nome "Kali" sono varie. In molti sostengono che il termine derivi da Kalis o Keris o Kris, la tipica spada filippina dalla lama ondulata, mentre altri lo associano alla Dea induista dell’omonimo nome.
Con il passare del tempo il Kali ha ricevuto un ulteriore sviluppo grazie alla diffusione negli USA. Dagli anni '40 ai '60, molti maestri emigrarono in America, ciò li indusse ad adattare la loro tradizione guerriera alla divulgazione come vera e propria arte marziale nelle palestre e nei circoli sportivi.
Anche gli insegnamenti divennero mano a mano più precisi e ben strutturati. Iniziò be
n presto quindi a diffondersi l'uso del bastone, del doppio bastone, del coltello, della spada e daga, oltre al combattimento a mani n**e.
Non bisogna dimenticare però che tutte le molteplici influenze non compromettono l'originalità del Kali, ma ne fanno un elemento estremamente poliedrico e versatile, sviluppatosi dall'esperienza di anni ed anni di guerre, guadagnando così un posto tra i più letali ed efficaci sistemi di combattimento.
FORMAZIONE DI SETTORE
- DIFESA PERSONALE (tre livelli – ore 9, 12, e 15)
- CLOSE QUARTER COMBAT (tre livelli – ore 9, 12, e 15)
- KALI KALASAG FIGHT (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- MARTIAL GUN (tre livelli – ore 9, 12, e 15)
FORMAZIONE DI SPECIALITA’
- BASTONE SINGOLO (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- COLTELLO (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- PALM STICK (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- DOPPIO BASTONE (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- BASTONE A DUE MANI (tre livelli – ore 3, 6, e 9)
- BASTONE LUNGO (tre livelli – ore 3, 6, e 9)
- BALISONG ((tre livelli – ore 3, 3, e 3)
- KARAMBIT (tre livelli – ore 3, 6, e 9)
- ASCIA (tre livelli – ore 3, 6, e 9)
- MANI N**E (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- LEVE ARTICOLARI (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- LOTTA (tre livelli – ore 6, 9, e 12)
- PROGRAMMA TEMATICO (un livello – da definire)
W K K F
WORLD KALI KALASAG FEDERATION
ISTRUTTORI
- ISTRUTTORE AVANZATO (da istruttore, circa 30 ore)
- ISTRUTTORE (circa 30 ore)
- ASSISTENTE ISTRUTTORE (tre livelli – ore 9, 12, e 15)
Aree di studio
Armi Mani n**e Varie
Bastone singolo Tecniche di braccia (Panantukan) Esercizio ciclico singolo
Bastone doppio Tecniche di gamba (Sikaran) Ubud lubud
Coltello Leve articolari (Trankade) Esercizio ciclico multiplo...
Palm stick Lotta (Dumog) Kabisidado
Balisong Esercizio della stella Bituin
Bastone lungo Esercizio individuale...
Bastone a due mani delle tecniche Sayaw
Karambit
Ascia
Spada e daga
Lancia
Programma
dalla cintura bianca alla cintura nera I° livello
I BASE
Bastone – fondamentali del maneggio
Bastone – studio dei 14 angoli
Bastone – fondamentali dei cinque movimenti
Disarmi B.B. e M.B. angoli 1-2-3-4-5
ECS B.B. angoli 1-2-3-4-5
ECM , I - I bis, Bastone/Coltello/Mani/ Palm stick
Esercizio della Stella 1s. con bastone
Bastone - applicazione al combattimento
II BASE
Mani n**e – tecniche di braccia e di gambe
Mani n**e – studio dei 14 angoli
Mani n**e – fondamentali dei cinque movimenti
Leve articolari M.M. angoli 1-2-3-4-5
ECS M. M. angoli 1-2-3-4-5
ECM , II - II bis, Bastone/Coltello/Mani/ Palm stick
Esercizio della Stella 1 e 2 s. bastone e mani n**e
Mani n**e - applicazione al combattimento
III BASE (ISTRUTTORE)
Coltello – fondamentali del maneggio
Coltello – studio dei 14 angoli
Coltello – fondamentali dei cinque movimenti
Disarmi C.C. e C.M. angoli 1-2-3-4-5
ECS C.C. angoli 1-2-3-4-5
ECM , III - III bis, Bastone/Coltello/Mani/ Palm stick
Esercizio della Stella 1, 2 e s. bastone, mani n**e e coltello
Esercizio individuale delle tecniche con Bastone, Coltello e Mani 1/5
Coltello - applicazione al combattimento
IV BASE
Disarmi B.B./B.M./C.C./C.M. angoli 6-7-8
Leve articolari M.M. angoli 6-7-8
ECS B.B. / M.M. / C.C. angoli 6-7-8
ECM , IV - IV bis, Bastone/Coltello/Mani/ Palm stick
Doppio bastone – fondamentali del maneggio
Esercizio della Stella 1, 2 e 3 con Bastone, Coltello e Mani
V BASE
Disarmi B.B./B.M./C.C./C.M. 9-10-11
Leve articolari M.M. angoli 9-10-11
ECS B.B. / M.M. / C.C. angoli 9-10-11
ECM, V - V bis, Bastone/Coltello/Mani/ Palm stick
Doppio bastone – fondamentali dei cinque movimenti
Esercizio della Stella 1, 2 e 3 con doppio bastone
I MEDIO (IST. AVANZATO)
ECM , I - I bis, Bastone/Coltello/Mani/ Palm stick
Disarmi B.B./B.M./C.C./C.M. angoli 12-13-14
Leve articolari M.M. angoli 12-13-14
ECS B.B. / M.M. / C.C. angoli 12-13- 14
Doppio bastone - ECS (ubud-lubud) angoli 1/14
Esercizio individuale delle tecniche con Bastone, Coltello e Mani 6/14
Doppio bastone - applicazione al combattimento
TECNICHE DI PREVENZIONE CONTRO LA SOTTRAZIONE DELL’ARMA CORTA
Per imposizioni legali o di servizio, l’arma è portata a vista oppure occultata. Nelle due modalità, per evitare tentativi di sottrazione dell’arma, occorre scegliere la fondina e le tattiche adatte.
Come ho affermato varie volte, un’arma non mette automaticamente al riparo da aggressioni anzi, se utilizzata in maniera errata può causare solo danni. Vedi articolo “l’arma non è un cane da guardia”. Nei paesi dove gli scontri a fuoco sono frequenti, la statistica rivela che spesso gli appartenenti alle FFOO, sono uccisi con la propria arma dopo averne subito la sottrazione. Portare sulla propria persona un’arma corta per difesa, impone alcune regole che io considero fondamentali.
Porto occulto L’arma nascosta alla vista dell’avversario, rende possibile l’effetto sorpresa. Questa prerogativa dà un grande vantaggio tattico in quanto può lasciare spiazzato l’aggressore che si trova a contrastare un potenziale inaspettato. Molti sprecano questa possibilità facendo sfoggio della propria arma, cercando in tutti i modi di far sapere agli astanti che indosso hanno un’arma. Comprano la pi***la più “full size”, la fondina più ingombrante disponibile sul mercato e la posizionano in modo che si veda sotto gli indumenti. Se potessero andrebbero in giro con un cartello con su scritto “sono armato”, dimenticando che avere un’arma al fianco Tecniche di prevenzione contro la sottrazione dell’arma corta può attirare gli interessi di qualcuno intenzionato a sottrarla. Se non si è preparati a combattere a mani n**e in questo caso potrebbero sorgere grossi problemi
Il porto occulto, se attuato correttamente, richiede principalmente l’attenzione all’ambiente, saper notare situazioni anomale e potenzialmente pericolose. La decisione di estrarre l’arma quasi sempre, è presa solo in caso di utilizzo effettivo e almeno per i civili, raramente per tenere qualcuno sotto mira. In questi casi il rischio di sottrazione dell’arma è limitato ma comunque possibile. Le fondine da porto occulto richiedono che l’arma sia efficacemente trattenuta al loro interno anche mentre si effettua una corsa o si ha una colluttazione e ovviamente che il gr*****to resti coperto. Se nessuno si accorge che siamo armati, i congegni di ritenzione, necessari alle fondine da porto esterno, sono superflui perché possono rallentare l’estrazione, resa già problematica dovendo scostare gli indumenti. Pensiamo agli scontri a fuoco in abiti civili come eventi classificabili nell’ambito della difesa personale ovvero scontri che avvengono in massima parte a distanza di braccio. In questi frangenti è potizzabile che non ci sia tempo di caricare l’arma o assumere posizioni di tiro da accademia. Occorre improvvisare e adattare la tecnica alla situazione. Dimentichiamo i film dove gli attori hanno tutto il tempo di estrarre l’arma, arretrare il carrello - con buona pace dei seguaci di qualche scuola esotica -, assumere la posizione isoscele e sparare verso un avversario che cade al primo colpo ricevuto
Visto che in ambito civile nessuno impone di portare una data arma d’ordinanza, scegliamo quella che per dimensioni più si adatta alla nostra corporatura, consentendo di celarla al massimo anche indossando abbigliamento estivo. Ricordiamo che gli estremi sono sempre da evitare. Le pistole full size, sono spesso difficili da occultare mentre le sub compact possono creare problemi di grip e capacità di colpire il bersaglio, durante azioni che si svolgono sotto stress, quando tutti i sensi vanno in tilt. Consideriamo per esempio che,la perdita di sensibilità delle parti distali e il possibile tremore dato dagli ormoni dello stress potrebbero far cadere dalla mano un’arma dalle dimensioni estremamente ridotte..
Porto esterno A differenza di quanti possono portare l’arma celata, il porto esterno in divisa, rende più probabile il rischio di sottrazione dell’arma, sia quando è in fondina, sia quando è stata estratta per compiti operativi come tenere sotto controllo un sospetto poco collaborativo, pericoloso e a sua volta armato.
In questo caso l’attenzione all’ambiente non basta. Occorre dotarsi di fondine dotate di congegni anti sottrazione per evitare che un malintenzionato sia facilitato a impadronirsi dell’arma in un momento di possibile distrazione o come atto disperato nel tentativo di sopraffare l’operatore. Una volta estratta l’arma, se impiegata come deterrente, occorre utilizzare delle tecniche che impediscano o rendano difficoltosa la sottrazione dell’arma da parte dell’avversario. In commercio esistono modelli di fondine provviste di congegni anti sottrazione che permettono la fuoriuscita dell’arma solamente premendo appositi pulsanti che disattivano il sistema di sicurezza. Ovviamente non sono da prendere in considerazione le semplici linguette con chiusura a bottone o peggio le antidiluviane fondine da parata dotate di patta con fibbia. Un discorso a parte meritano le fondine, molto diffuse, dotate di pulsante laterale che disattiva il sistema di ritenzione tramite una pressione esercitata con il dito indice. Ci sono due scuole di pensiero. Alcuni affermano che queste fondine siano estremamente sicure e mostrano seduti sul divano nel salotto di casa, davanti alla loro videocamera, come sia impossibile intercettare inavvertitamente il gr*****to con l’indice che già preme verso il fianco dell’arma una volta che questa è stata estratta. Altri affermano che l’indice, dopo aver premuto il pulsante di sgancio, sotto stress, nelle fasi concitate del combattimento, potrebbe continuare a premere lungo il fianco della fondina, quindi a intercettare involontariamente il gr*****to e far partire prematuramente un colpo in direzione del proprio corpo. Lascio dunque al lettore decidere se è meglio un classico pulsante da azionare con il pollice al posto di quello che si aziona con l’indice.
Il materiale più adatto per una fondina da porto esterno è il Kydex di opportuno spessore. È rilevante il materiale degli attacchi al cinturone in quanto una fondina resistente, dotata però di passanti e rivetti deboli, potrebbe far subire ugualmente la sottrazione dell’arma, applicando una semplice rotazione della fondina ancorata al cinturone. Nonostante tutte le precauzioni esiste sempre la possibilità che l’avversario tenti e riesca ad afferrare la nostra arma.
Esistono delle tecniche utili a contrastare i tentativi di sottrazione dell’arma corta. Ne abbiamo scelte alcune che abbiamo eseguito grazie alla consulenza del Maestro Vito Lettieri. Ovviamente le tecniche mostrate, dovrebbero essere praticate ripetutamente in palestra sotto la supervisione di un insegnante qualificato. Guardare le foto serve solo a scoprire che dei sistemi esistono. Altrimenti faremo come un noto comico americano che, in una battuta di un film, dichiarò di essere cintura nera di karate presa per corrispondenza.
Kali Kalasag, Ki Training, Yoga e Tensegrità...
Nel percorso “Nucleo Guerriero” dell’Associazione Animautentica.
https://nespecaglauco.wixsite.com/nucleoguerriero