05/07/2026
Abisso Milazzo: Comunicato del Gruppo Speleologico Lunense
Abbiamo letto con attenzione il comunicato diffuso dalla Federazione Speleologica Toscana in merito al recente intervento effettuato presso l'Abisso Franco Milazzo. Ed anche i vari commenti sui social e sulla mailing list speleoit.
Ci preme intanto rassicurare tutti sull’entità dell’intervento che è stato ridotto al minimo indispensabile per le finalità esplorative che illustreremo qua di seguito. Nessun tunnel le strettoie rimangono tali come anche si evince dall’immagine allegata al comunicato della FST che è stata scattata successivamente all’intervento.
Condividiamo pienamente il principio secondo cui qualsiasi modifica dell'ambiente ipogeo debba essere considerata un'eccezione e giustificata esclusivamente da concrete motivazioni esplorative, valutando attentamente il rapporto tra benefici e impatto. È un principio che appartiene da sempre anche alla storia e alla cultura del nostro gruppo.
Proprio per questo riteniamo opportuno chiarire che l'intervento effettuato non aveva finalità di mera agevolazione del transito, ma era funzionale alla prosecuzione di un progetto esplorativo speleosubacqueo nel tratto oltre il sifone terminale della cavità. Lo speleosubacqueo incaricato dell'esplorazione, Gigi Casati, aveva manifestato concrete difficoltà nel superamento della strettoia, rendendo di fatto impossibile la prosecuzione delle indagini oltre il sifone. L'intervento è stato quindi eseguito con una precisa finalità esplorativa, non per rendere la grotta più agevole alla normale frequentazione.
A ciò si aggiunge un aspetto secondario, ma non trascurabile: l'Abisso Franco Milazzo è una cavità frequentata e, nell'eventualità di un incidente, un accesso meno penalizzante può agevolare le operazioni di soccorso. Tale considerazione ha rappresentato un beneficio ulteriore dell'intervento, pur non costituendone la motivazione principale.
La storia della speleologia dimostra come numerose esplorazioni significative siano state rese possibili da interventi di disostruzione eseguiti con responsabilità e finalità ben definite. È quindi importante valutare ogni situazione nel proprio contesto, evitando giudizi generali o presunzioni sulle intenzioni di chi opera.
Riconosciamo che, trattandosi di una cavità particolarmente conosciuta e frequentata, sarebbe stato opportuno condividere preventivamente con la Federazione e con la comunità speleologica le motivazioni dell'intervento. Una comunicazione preventiva avrebbe probabilmente evitato le incomprensioni che si sono successivamente generate.
Allo stesso tempo, riteniamo che, prima della pubblicazione di un comunicato riferito a un episodio così specifico, sarebbe stato utile acquisire anche il punto di vista di chi quell'intervento lo ha eseguito, così da consentire una valutazione fondata su tutti gli elementi disponibili. Non sarebbe stato difficile risalire agli autori, come confermato da varie chat, la notizia delle intenzioni esplorative di Casati stava circolando da alcuni mesi.
Un ultimo appunto: nel comunicato si afferma che “a nessuno è mai venuto in mente di allargare i passaggi che lo rendono così caratteristico” Affermazione molto netta.
Al di là del valore storico e simbolico che tale frase sembra voler attribuire a tale porzione di grotta, certamente iconico, questa non è però veritiera.
Abbiamo partecipato alle esplorazioni del Milazzo negli anni ’90 e sappiamo bene, come tutti sanno bene, che le strettoie nel tempo sono state oggetto di vari interventi volti, questi si, a favorirne la fruibilità.
La tutela del patrimonio carsico e la ricerca esplorativa non sono valori contrapposti. Entrambi fanno parte della migliore tradizione della speleologia e richiedono responsabilità, competenza e capacità di confronto.
Per questo motivo il GS Lunense rinnova la propria disponibilità a un dialogo aperto e costruttivo con la Federazione Speleologica Toscana e con tutta la comunità speleologica, anche nell'eventualità di definire criteri condivisi per la valutazione degli interventi di disostruzione nelle cavità di particolare interesse. Siamo convinti che il confronto diretto, il rigore tecnico e la condivisione delle esperienze rappresentino gli strumenti migliori per affrontare temi complessi come questo, nel rispetto dell'ambiente ipogeo e della vocazione esplorativa che da sempre caratterizza la speleologia.
A parte queste considerazioni formali ci piace anche rimarcare il fatto che da sempre il GS Lunense, direttamente o tramite i propri soci, collabora con la FST pur non potendo farne parte.
Daniele Sigismondi
Presidente del Gruppo Speleologico Lunense