Polvere&Zoccoli

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quam equestrium

"una continua ricerca dell'equilibrio
nel massimo benessere del cavallo e del cavaliere
inseguendo il mito moderno dell'ippandro
assaporando l'arte della difficile semplicità" La pagina nasce come diario del mio viaggio nel mondo del cavallo, viaggio iniziato ne’ottobre del 2015 con la prime lezioni di equitazione, m***a inglese tradizionale e successivamente poi, dalla primavera del 2016, con Souris de Psalmody e il piccolo Rango, fattrice e puledro camargue salvati dal macello e divenuti in breve tempo anche i miei migliori insegnanti, senza ovviamente dimenticare quelli a due zampe che mi stanno seguendo e incoraggiando (e cazziando dove serve :-) )

29/08/2026
Dell'introduzione del Maestro Giancarlo Mazzoleni all'opera  Scuola di cavalleria - François Robichon de La Gueriniere -...
27/08/2026

Dell'introduzione del Maestro Giancarlo Mazzoleni all'opera

Scuola di cavalleria
- François Robichon de La Gueriniere - 1733

Robichon de la Guérinière rappresenta il cardine della cultura e della tecnica equestre, perché è il Cavaliere che per primo coglie l'importanza dell'esercizio fisico come elemento fondante dell' addestramento. Sino ad allora, in un'epoca dominata da grandi nomi come Fiaschi, Grisone, Pignatelli, Pluvinel, l'elemento essenziale per la preparazione del cavallo era 1o strumento. Infatti tutta l'attenzione era posta nella fattura dei morsi e degli speroni, a cui era affidata integralmente la qualità dell'addestramento. I morso, che non solo obbligava la cessione della nuca del cavallo, ma ne stimolava l'estensione, mediante un'ardita elaborazione del passaggio di lingua, era in realtà l'elemento che consentiva il totale dominio sul cavallo e, quindi, il suo uso. Più elaborato e tecnico era il morso, più funzionante era l'animale, soprattutto in battaglia."

"La scienza è già avanti rispetto al sistema normativo, Gi studi sul comportamento e sulla cognizione animale mostrano d...
25/08/2026

"La scienza è già avanti rispetto al sistema normativo, Gi studi sul comportamento e sulla cognizione animale mostrano da anni che il benessere non è solo assenza di dolore fisico, ma anche qualità dell'esperienza di vita.
Emozioni, stress, prevedibilità, possibilità di scelta sono clementi centrali, Ma la cultura regolamentare fatica a recepirli."

basterebbe recuperae la cultura euqestre e trasmetterla nelle scuole di equitazione esistenti, come avviene in tante pic...
25/08/2026

basterebbe recuperae la cultura euqestre e trasmetterla nelle scuole di equitazione esistenti, come avviene in tante piccole realtà, spesso sconosciute,
nel paese del popolo che meno sa meglio sta, sicchè la srtoria questo ci insegna...
da padri fondatori dei pilastri dell'arte equestre classica, la m***a italiana a livello planetario nel salto...
abbiamo fatto nascere la cultura equestre, l'abbiamo resa storia...
e purtroppo dalla storia come sappiamo e vediamo intorno, non vogliamo proprio imparare
(mi riferisco al definitivo decadimento dell'istruzione dopo Caprilli a oggi),
con sempre più ampie schiere di detrattori del sapere equestre... (chissà poi perchè ci sia tutta questa ritrosia nel trasmettere le informazioni che consentirebbero pressochè a chiunque di acquisire le nozioni basilari al fine di poter m***ae il cavallo nel rispetto dei suoi equilibrii e movimenti, sapendo come assecondarlo e quindi, gestirlo, sentendolo.

🧠💥 CHI HA DECISO CHE IL CAVALLO "SOFFRE" SE COLLABORA CON L'UOMO?
Dopo la scomparsa di Varenne abbiamo assistito all'ennesima orgia di sentimentalismo social. Tra le decine di post che recitavano la litania del "finalmente libero", si è palesato l'ennesimo cortocircuito logico della narrazione animalista: l'idea che l'attività sportiva, l'addestramento e il lavoro siano, per definizione, una forma di "sfruttamento" e di condanna al patibolo.

È ora di abbattere questo dogma da salotto e rimettere la biologia al centro del discorso.

Il primo errore logico sta nell'applicare al cavallo la psicologia dell'uomo moderno. Per l'essere umano l'attività fisica e il lavoro hanno spesso un'accezione negativa e sono associati al dovere, alla fatica o alla costrizione — visione che, per inciso, andrebbe profondamente rivista anche per l'uomo stesso.

Ma per il cavallo — animale sociale, preda dinamica ed esploratrice — il movimento, la coordinazione e l'apprendimento sono bisogni etologici primari.

Pensare che un cavallo stia bene solo se "lasciato in pace" a "non fare nulla" significa scambiare il benessere con la depressione da abbandono. Un cavallo privo di stimoli cognitivi, di interazione e di compiti da svolgere non è un animale "libero": è un animale a rischio di stereotipie, frustrazione e apatia.

Varenne non correva perché "costretto": correva perché era il Trottatore più forte della storia, il vertice assoluto di una selezione plurisecolare orientata al movimento, alla potenza e alla competizione.
Negare la spinta genetica di un atleta equestre significa negare la sua stessa natura. Un Purosangue o un Trotter d'élite provano un reale appagamento nell'esprimere il proprio potenziale atletico.

L'attività agonistica condotta con tecnica, preparazione fisica e rispetto della fisiologia libera endorfine e genera gratificazione. L'idea che il cavallo debba essere "salvato" dal suo stesso talento è la vittoria dell'ignoranza sulla zootecnia.

Il cavallo è un animale da branco che cerca la cooperazione e si affida volentieri a una guida chiara. Il lavoro ben fatto con l'uomo — che sia il salto ostacoli, il trotto, la m***a da lavoro, la corsa o il dressage — non è coercizione: è un linguaggio comune, è interazione, è una costante risoluzione di problemi, un esercizio di intelligenza e coordinazione che stimola l'animale a livello mentale e relazionale.

Chi parla di "sfruttamento" a prescindere non ha mai visto lo sguardo di un cavallo a fine gara o la complicità che si crea tra un atleta equino e il suo driver, fantino, cavaliere o amazzone.

Il vero controsenso è questo: da un lato si pretende di "rispettare la natura" del cavallo come essere "senziente", dall'altro si nega la sua biologia di atleta, la sua storia evolutiva e la sua intelligenza relazionale, riducendolo a un peluche da compatire, come se nella sua stessa "senzienza" non potesse essere contemplato, per nessuna ragione, proprio il piacere di essere in relazione e in cooperazione con l'uomo. 🤷🫣🤔

Difendere il cavallo significa tutelare la sua salute, pretendere il rispetto assoluto delle regole veterinarie e condannare senza sconti chi lavora male o abusivamente.

Ma pretendere di trasformare animali selezionati per l'eccellenza atletica in soprammobili da giardino per soddisfare la frustrazione ideologica umana è il più grande atto di violenza culturale che si possa compiere nei loro confronti.

Il cavallo non vuole essere "liberato" dalla sua storia evolutiva. Vuole essere capito, rispettato e allenato con competenza.

premesso che condivido in peno tutto il ragionamento, se ne potrebbe quindi dedurre che al cuore della questione sia, qu...
25/08/2026

premesso che condivido in peno tutto il ragionamento, se ne potrebbe quindi dedurre che al cuore della questione sia, quando (e se) arrivati alla consapevolezza di poter essere anche parte della causa dei problemi del cavallo (e qui l'umano ego se la prende tipicamente non poco...) il boccone diventa duro da digerire.
anche se, riuscendo a guardare a come sarebbe altrimenti se...

Di recente, mentre ero in un maneggio, ho assistito a una scena che mi ha lasciata piuttosto perplessa.
Si stava svolgendo una lezione di equitazione con tre o quattro cavalli, secondo i principi di un approccio “naturale” molto noto.
In teoria, tutto ciò che si vedeva sembrava raccontare una bella storia: cavalli apparentemente “liberi”, m***ati in capezza, un lavoro basato sulla connessione, sull’ascolto, sulla comunicazione, su un’equitazione il più possibile rispettosa e poco coercitiva.
E viene spontaneo pensare: che bello. Che bello poter costruire una scuola di equitazione mettendo al centro il cavallo, cercando una relazione con lui invece di imporre semplicemente la propria volontà.
Peccato per un dettaglio tutt’altro che secondario: i cavalli, durante tutta la lezione, mostravano evidenti segnali di dolore o disagio. Almeno un paio presentavano addirittura una zoppia evidente a uno degli arti.
Un cavallo in particolare mi aveva colpito: dal momento in cui la persona era salita, aveva tenuto le orecchie indietro per tutta la durata della lezione, schiacciandole ulteriormente durante le richieste di trotto e galoppo, accompagnando il tutto con frequenti scodate della coda e altri segnali molto evidenti di disagio.

Ed è proprio qui che, secondo me, qualcosa non torna.
Possiamo cambiare imboccatura, parlare di leggerezza, connessione, comunicazione, fiducia e rispetto. Possiamo cambiare il modo in cui chiediamo qualcosa al cavallo e costruire intorno a tutto questo una filosofia bellissima. Ma se, nel momento in cui il cavallo ci sta dicendo chiaramente “sto male”, noi continuiamo a m***arlo e a chiedergli di lavorare, quanto lo stiamo davvero ascoltando?
Perché il benessere del cavallo non può essere una questione di estetica, di strumenti utilizzati o di etichetta del metodo.
Non basta m***are senza imboccatura per essere rispettosi.
Non basta parlare di connessione per esserci davvero in relazione.
Non basta dichiararsi “pro cavallo” perché il cavallo venga realmente messo al centro.
La vera connessione dovrebbe iniziare proprio dalla capacità di accorgersi quando il cavallo non sta bene, e di fermarsi.
Altrimenti rischiamo semplicemente di fare la stessa cosa in una forma diversa: il cavallo continua a essere utilizzato, solo attraverso strumenti, parole e modalità differenti.
E forse è proprio questa la contraddizione più difficile da accettare: possiamo raccontarci di essere lì per il cavallo, di amarlo, rispettarlo e ascoltarlo, ma se davanti a dolore e disagio scegliamo comunque di andare avanti, il cavallo non lo stiamo realmente vedendo.
Lo stiamo guardando.
Ma non necessariamente lo stiamo vedendo.
E per me la differenza è tutta lì.

Il lavoro antecedente.. 🤠al video breve precedente 🙃
22/08/2026

Il lavoro antecedente.. 🤠
al video breve precedente 🙃

sessione di ginnasticamenti mattutina, finite le ferie ma Riprendia...

Il lavoro alla corda.Non é sgasare il cavallo, punto e primo.Il lavoro alla longia é parte integrante e fondamentale nel...
20/08/2026

Il lavoro alla corda.

Non é sgasare il cavallo, punto e primo.

Il lavoro alla longia é parte integrante e fondamentale nella preparazione di cavallo e cavaliere, e nel mantenimento di entrambi quando non si m***a per n motivi.

Oserei addirittura affiancarla alla spalla in dentro di La Gueriniere, come una seconda aspirina dell'equitazione, per la parte non m***ata.

Quando mettiamo il cavallo alla corda accadono alcune cose meravigliose, che a mio modesto parere, i più ignorano completamente... ed é un vero peccato!

Possiamo ad esempio:
vedere come si muove il cavallo, senza il fastidio del nostro peso - spesso anche malportato - addosso,
se ha delle parti infastidite o meno reattive rispetto al resto,
valutare la qualità di ingaggio e spinta, osservare se e come lavorano le catene cinetichepsuperiore e inferiore

E questi sono solo alcuni spunti abbastanza immediati da guardare...
Ah beh, conditio sine qua non dobbiamo aver chiaro in testa come dovrebbe essere e poi l'umiltà di valutare oggettivamente...

Perché riconoscere che il nostro cavallo ha un problema, magari col sospetto possa essere anche a causa nostra.
😅
non é facile... ma ogni problema trova la sua soluzione se si elimina la causa help ha generato, il resto...
sono specchi per le allodole secondo me

Mi capita di vedere molti post, di conoscenti e non, che declamano infinito amore per il loro cavallo... uhm! 🙃 poi ogni tanto il caso, vedi le dinamiche antecedenti le foto di cotanto amore...🤠

Che rivedi poi trasfigurato nei rapporti con gli umani... il casino più grande di tutti?

Che quando noti certe cose spesse.volte i protagonisti ne sono del tutto ignari o inconsapevoli delle occasioni di crescita del binomio.



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