08/01/2020
“Il popolo dell’autunno.” È così che Ray Braudbury, il visionario scrittore di Fahrenheit 451, chiamava la gente di circo. Non perché i carrozzoni e le attrazioni che contenevano arrivassero in quella stagione, ma perché la carovana dei circensi si porta dentro l’idea malinconica di qualcosa che appartiene a un altro tempo, un tempo in cui la televisione non esisteva ancora, le serie on demand non erano nemmeno immaginabili e per farsi emozionare bisognava ancora uscire di casa. Il tendone da circo è il pezzo di un passato antichissimo sopravvissuto fino a qui non si sa come, e allo stesso tempo è un elemento fuori dalla storia, che non somiglia a niente, assoluto come un’evocazione fantasmatica. Quella grande cattedrale laica dove si comprano stupore e risate non ha fondamenta: arriva per andarsene e che torni non è mai detto; puoi solo sperare che facendo il giro capiti ancora dove vivi tu. Il circo è un tramonto permanente, ma tutti vogliono vedere i tramonti.”
-Morgana-
M.Murgia, C.Tagliaferri