11/09/2026
Pánta rheî — tutto scorre.
Eraclito guarda la realtà e vede che la sua natura è il divenire. Lo yoga, da un’altra prospettiva, ci insegna qualcosa di molto vicino: gran parte della nostra sofferenza nasce quando pretendiamo di rendere stabile ciò che per natura non lo è.
Ed è qui che entra Aparigraha, uno degli Yama dello yoga.
Aparigraha viene normalmente tradotto come non-possessività, non-accumulo, non-attaccamento. Ma non significa diventare indifferenti o non amare profondamente. Significa piuttosto non stringere così forte qualcosa da pretendere che rimanga com’è.
Un corpo cambia.
Una relazione cambia.
Un figlio cresce.
Un lavoro finisce o si trasforma.
Cambiano i desideri, le paure, le persone che abbiamo accanto.
E cambiamo noi.
La sofferenza spesso arriva nel momento in cui diciamo: “Voglio che questa cosa rimanga esattamente così.”
Il panta rei risponde: non può.
E aparigraha aggiunge: allora non aggrapparti. Vivi pienamente ciò che c’è, senza pretendere di possederlo per sempre.
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