13/08/2024
Lo sport è molto di più di una medaglia o di una vittoria ♥️
Lo sappiamo, lo sport è un dispositivo pedagogico ma queste Olimpiadi ci hanno offerto diversi e molteplici sguardi di lettura rispetto a come vivere la pratica sportiva.
Tante riflessioni da fare al termine di queste olimpiadi:
- Gli atleti giovani ci hanno mostrato un nuovo paio di occhiali per leggere lo sport. Non esiste più la metafora dello sport come una guerra, della cattiveria necessaria ma quella della gara in cui siamo “con” non “contro”, e l’altro è un’opportunità per capire le mie possibilità e traguardi.
- Abbiamo scoperto che i risultati considerati di successo alle Olimpiadi non sono più tre, perché dal primo al quarto posto c’è una presa mancata, una stoccata sfavorevole, e chi non prende la medaglia ora è più consapevole del lavoro svolto, chi arriva quarto per un centesimo può piangere di felicità e raccontarci quanto sia il giorno più bello della sua vita. Lo dice di pancia e con i capelli ancora gocciolanti di acqua. Oppure quando due atlete al secondo e terzo posto hanno deciso di inchinarsi sul podio ai fianchi della vincitrice dell'oro olimpico per rendere omaggio all’avversaria con la medaglia d’oro.
- Troviamo Simone Biles più leggera e sorridente, è riuscita a ricostruirsi, a prendersi cura di sé prima come persona e poi come atleta dopo il fiume di critiche e polemiche.
- L’educazione allo sport è stata ritenuta per tanto tempo solo esercizio fisico e preparazione tecnica ma è molto più di questo, Lo sport è molto di più; è esperienza di vita, crescita, è un linguaggio universale, che accomuna tutto e tutti. Così ci ricordiamo che un risultato, qualsiasi esso sia, è costituto di tante piccole tappe intermedie e che alla fine conta il viaggio, come ci ha raccontato Federica Pellegrini, nella sua prima olimpiade da spettatrice.
Si riconosce il lavoro svolto, i sacrifici quotidiani e quanto essere quarta e quinta al mondo sia meravigliosamente pazzesco. In questo scenario, la pressione si allenta, l’attenzione si fa più alta e questo aiuta a ricordare la pulsione positiva che ha lo sport e l’oro può anche arrivare come è accaduto ad Alice D’Amato, contenta di essere in finale “Per guardare e godermi le altre atlete”.
Affinché tutto questo possa essere realizzato servono allenatori e formatori capaci di una reale competenza pedagogica che ci ha dimostrato Julio Velasco con il suo “Esperienza dopo esperienza e l’oro non ti da la pace, quella la fai tu con il tuo lavoro quotidiano”, in cui spesso quel punto dopo punto è fatto da un team numeroso, da una allenatrice che chiede di rivedere una penalità, il compagno che ti invita a sorridere sul podio anche se non hai brillato in gara, dalla compagna con cui ti scambi la medaglia d’oro sul podio.
Penso al prossimo anno scolastico e a quanta ricchezza riflessiva sia necessaria in una pedagogia a bordo campo, che stimola ma non sostituisce, e che i fallimenti sono dei passaggi quotidiani di valore tanto quanto i buoni risultati.