04/08/2022
I complimenti sono sempre ben accetti soprattutto quando arrivano da un bravo giornalista-scrittore (e molto altro!) come Massimo Cotto che ringrazio per l'apprezzamento al mio libro dedicato a Leo David. C'è un aneddoto legato a questa foto che lo ritrae mentre indica la targa in ricordo di Leo presente nella piazza Tache di Gressoney La Trinité: ebbene quelle parole riportate in lingua Walser aprono il mio libro in ricordo di Leo. Le ho scelte perché rappresentano non solo il pensiero dei gressonari ma quello di un'intera generazione che vide nel giovane campione valdostano (mai dimenticato!) il nuovo Thoeni. Le parole a lui dedicate: "Con noi non ci sei più, nei nostri ricordi per sempre".
Leo David a 18 anni vinceva la sua prima gara in Coppa del Mondo di davanti a Ingemar . Era la nuova promessa, sembrava il
Predestinato. Il nuovo . Più di . Poi, il colpo di mano del destino. 16 febbraio 1979, discesa libera a Cortina. Cade, rimbalza più volte sulla pista ghiacciata, batte la testa, il casco si stacca. Si rialza e scende fino al traguardo. Viene sottoposto a visite di controllo, ma dicono che va tutto bene. Lui però sta male, ha nausea e mal di testa, non riesce ad allenarsi perché le vibrazioni degli sci sul ghiaccio gli procurano dolori lancinanti. Nonostante questo, la Federazione gli concede il nullaosta per gareggiare a Lake Placid, dove, come racconta Riccardo Crovetti che ha scritto un bellissimo libro su di lui, “quando affronta lo schuss finale, lo sci sinistro si allarga troppo e nel tentativo di recuperare la posizione la gamba destra gli cede all’improvviso. Leo cade rimbalzando con la spalla destra più volte sul terreno battendo la testa di striscio”. Al traguardo Leo sviene davanti a un terrorizzato Piero Gros. Lo operano nel Vermont, ma non c’è niente da fare. Leo David muore dopo sei anni di coma.
Qui, nel paese dove è nato, c’è una targa che lo ricorda. Il bello della gente di è che non dimentica. Mai.