27/05/2026
OLIMPIADI 1976: FABIO DAL ZOTTO, LA COMETA ITALIANA DI MONTREAL
Giù il cappello quando in Italia si parla di scherma perché non esiste al mondo un'altra disciplina sportiva che ha regalato lo stesso numero di titoli al Belpaese.
Ma accanto ai nomi di atleti plurimedagliati come Edoardo Mangiarotti o Valentina Vezzali ci sono altre storie, di schermidori la cui stella è passata come una cometa, splendida ma pur sempre 'di passaggio'. La storia di Fabio Dal Zotto e una di queste e le circostanze resero questa cometa tra le più bella nella gloriosa storia di questo sport in Italia.
L’estate della sua vita fu quella del 1976, alle Olimpiadi di Montréal. Dal Zotto arrivò in Canada poco più che diciannovenne: era nato nel 1957 e proveniva dalla grande scuola schermistica mestrina, cresciuto sotto la guida del maestro Livio Di Rosa. La scherma, in fondo, era nel suo destino: sua madre Elsa Borella era stata una buona fiorettista negli anni '40, mentre il cugino Andrea Borella sarebbe diventato uno dei campioni italiani degli anni '80.
La sua convocazione in realtà era stata vista quasi come un investimento per il futuro, pochi mesi prima aveva conquistato un bronzo ai Mondiali giovanili. C'è da dire inoltre che nel fioretto maschile l’Italia non vinceva l’oro olimpico individuale dai tempi di Giulio Gaudini, erano i Giochi di Berlino del 1936.
Dal Zotto aveva una personalità fuori dagli schemi. Diceva apertamente di non amare troppo gli allenamenti e definiva la scherma “un divertimento”. Un tecnico francese lo soprannominò “matto geniale”, definizione che probabilmente racconta meglio di qualsiasi altra il suo stile imprevedibile e istintivo.
Dopo un primo girone di qualificazione un po' difficoltoso (2 vittorie e 3 sconfitte), Dal Zotto prese fiducia e superò brillantemente anche il secondo ed il terzo turno (entrambi con 4 vittorie ed una sconfitta), classificandosi al terzo posto nell'eliminazione diretta. Le vittorie contro Edward Donofrio e Harald Hein lo portarono alla finale a 6 dove ottenne quattro vittorie, ma la sconfitta contro Bernard Talvard portò a uno spareggio per la medaglia d'oro contro Aleksandr Romankov. Pluricampione mondiale, a caccia del suo primo titolo olimpico, il fiorettista era uno dei grandi favoriti della vigilia ma Dal Zotto nel girone finale lo aveva già battuto 5-1.
Nel barrage per il titolo olimpico Fabio concesse il bis, anche nel punteggio, regalando all'Italia un oro decisamente non pronosticato.
Ma il suo capolavoro canadese non finì lì. Pochi giorni dopo trascinò anche la squadra azzurra del fioretto verso la medaglia d’argento insieme a Carlo Montano, Stefano Simoncelli, Attilio Calatroni e Giambattista Coletti. In semifinale l’Italia eliminò la fortissima Francia, mentre nella finale contro la Germania Ovest le due vittorie personali di Dal Zotto non bastarono a evitare il 9-6 conclusivo. Restò comunque un argento prezioso per una squadra che non saliva sul podio olimpico dal 1960.
In realtà quella di Dal Zotto sembra inizialmente una stella fissa, ma il suo carattere anticonformista gli gioca brutti scherzi. Fabio non riuscì mai più a confermarsi a quei livelli: ai Giochi di Mosca del 1980 non partecipò dopo contrasti con l’ambiente federale (di fatto fonti dell'epoca parlano di un litigo con un tecnico ma in ogni caso non avrebbe potuto prendere parte ai Giochi alla luce del boicottaggio che venne imposto agli atleti militari), mentre nel 1981 venne persino espulso dai Mondiali per motivi disciplinari. Ottenne comunque altri risultati di prestigio come le medaglie d'argento a squadre ai Mondiali 1977 e 1979 e il bronzo individuale sempre nel 1979. Fu inoltre campione mondiale militare a squadre e argento individuale (battuto in finale da Carlo Montano) a Rennes nel 1981.
Fabio Dal Zotto non fu un dominatore, né un campione costruito sulla continuità. Fu piuttosto un’esplosione improvvisa di talento puro, un ragazzo ribelle e imprevedibile che per un’estate riuscì a ba***re tutti. E in quelle pedane di Montréal lasciò un segno che la scherma italiana non ha mai dimenticato.