17/06/2026
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Le accelerazioni e le decelerazioni nello sport
Uno studio condotto dal prof. Pietro Enrico Di Prampero e suoi collaboratori nel 2005 ha avuto un impatto notevole nell'analisi energetica degli sport basati su accelerazioni e decelerazioni frequenti, tra i quali il tennis.
L'idea di base è la seguente: quando si corre a velocità costante su terreno piano, il costo energetico è relativamente stabile. Tuttavia, negli sport come calcio, basket o tennis, gli atleti accelerano e decelerano continuamente.
Misurare direttamente il costo energetico di ogni accelerazione sul campo è difficile. Di Prampero propose allora questo modello:
correre in accelerazione su terreno piano è energeticamente equivalente al correre a velocità costante su una salita "virtuale".
Da questa equivalenza si può calcolare una pendenza equivalente ("equivalent slope") associata all'accelerazione e quindi stimare il costo energetico usando i dati già noti della corsa in salita.
Un esempio intuitivo: correre a 15 km/h costanti sul piano ha un certo costo energetico;
correre a 15 km/h ma accelerando fortemente richiede molta più energia.
Il modello considera quell'accelerazione come se l'atleta stesse correndo a velocità costante ma su una salita di una certa pendenza.
Più grande è l'accelerazione, più ripida è la "salita virtuale".
Prima di questo approccio, osservando soltanto la velocità media si tendeva a sottostimare enormemente il lavoro svolto negli sport intermittenti.
Questo studio ha mostrato che:
- molti periodi apparentemente "a bassa velocità" possono essere metabolicamente molto impegnativi;
- le accelerazioni ripetute contribuiscono in modo sostanziale alla fatica;
- valutare solo distanza percorsa non descrive adeguatamente il carico di lavoro.
L'intuizione di Di Prampero, dal punto di vista pratico, ha rivoluzionato l'analisi degli sport intermittenti, mostrando che il dispendio energetico dipende non solo da quanto si corre, ma soprattutto da quante volte si accelera, si frena e si cambia ritmo. Per questo due atleti che percorrono la stessa distanza possono sostenere carichi metabolici completamente diversi.