Chiudete gli occhi e immaginate... spazi aperti e incontaminati, prati verdi e boschi rigogliosi, laghi color smeraldo circondati da vette di indescrivibile bellezza.
È la Valgerola! Gerola e la sua valle occupano una delle porzioni più occidentali del versante valtellinese delle Alpi (o Prealpi) Orobie, subito a est della Val Lesina. La valle, percorsa da uno dei due rami del torrente Bitto, si è
formata per l’azione erosiva delle acque ed è stata modellata dal movimento di antiche masse glaciali. Fin quasi alla testata corre incassata tra ripidi versanti, per poi aprirsi in un maestoso anfiteatro di creste, ghiaioni, morene, circhi glaciali, laghetti alpini e alpeggi. La ricchezza di precipitazione ha comportato un pesante sfruttamento idroelettrico con la costruzione di ampi bacini di raccolta delle acque che hanno ampiamente modificato il paesaggio. La Valgerola si dirama in diverse valli laterali: la Val Bomino, la Valle di Pescegallo, la Valle della Pietra, la Val Vedrano e la Val di Pai. Tra le principali vette, le più conosciute sono: il Pizzo della Nebbia, il Monte Ponteranica, i Denti della Vecchia, il Pizzo Tronella, il Pizzo dei Tre Signori, il Monte Rotondo e la Cima della Rosetta. Come gran parte delle vallate alpine, anche la Valgerola presenta, in uno spazio relativamente ristretto, una ricchezza d’ambienti non indifferente. Il motivo è da ricercare nell'elevata escursione altimetrica (da poco più di 200 m s.l.m. ad ben oltre i 2000 m) che influenza le condizioni climatiche e di conseguenza il paesaggio vegetale, così come nell'articolata morfologia del territorio. Si passa così dai boschi di latifoglie delle prime pendici, con tigli, aceri e faggi, a quelli di conifere con l’abete rosso e l’abete bianco, per poi sconfinare nelle praterie alpine, passando dagli arbusteti contorti, fino a raggiungere gli ambienti rupestri. Ciascuno di questi ambienti costituisce l’habitat di svariate specie animali che vi si sono adattate nel corso dell’evoluzione e che vi trovano rifugio e risorse alimentari. Senza dimenticare l’importanza ecologica degli Invertebrati è sicuramente tra i Vertebrati che troviamo le specie più rappresentative della fauna alpina. Prima fra tutte l’aquila reale che in Valgerola nidifica, ma anche gli Ungulati: caprioli, cervi, camosci e stambecchi, questi ultimi tornati a ripopolare i territori dai quali si erano estinti, grazie a mirate reintroduzioni operate alla fine del Novecento. Degni di nota sono le tre specie che, quale adattamento alla vita d’alta montagna, hanno “imparato” a mutare colore con le stagioni, diventando candidi in inverno: si tratta della pernice bianca, della lepre variabile e dell’ermellino. Tra i Rettili è sicuramente il marasso il più diffuso alle alte quote e come le altre vipere, quale adattamento ai rigori del clima alpino, ha sviluppato l’ovoviparità, ossia la capacità di “covare” le uova all'interno del corpo e di dare alla luce piccoli completamenti formati. La stessa strategia riproduttiva è adottata anche da un piccolo Anfibio Urodelo (munito cioè di coda): la salamandra nera, particolarmente abbondante in Valgerola, rispetto ad altre aree alpine.