31/01/2022
Sempre da leggere Diego Manzi e le sue belle spiegazioni
La dea in India
Come noto secondo gli indiani il cosmo è ciclicamente manifestato, conservato e riassorbito rispettivamente da Brahmā, da Viṣṇu e da Śiva. Di seguito saranno messe in luce le imperscrutabili e sfuggenti relazioni fra queste tre divinità e le loro paredre femminili con le quali vengono sovente rappresentati nell'iconografia popolare.
• La conserte del dio manifestatore Brahmā è Sarasvatī, la dea della conoscenza. Questo connubio si spiega con la constatazione che non è possibile manifestare alcunché senza conoscenza. La conoscenza, detto altrimenti, rappresenta il requisito propedeutico per qualsiasi tipo di manifestazione.
• La consorte del dio conservatore Viṣṇu è Lakṣmī, la dea della ricchezza e della prosperità. Questo connubio, il quale assume svariate declinazioni, si spiega con la constatazione che non è possibile conservare alcunché senza una ricchezza, appunto, da preservare: una persona povera, tanto per fare un esempio, non avrà alcunché da conservare.
• La consorte del dio distruttore Śiva è Pārvatī, la dea che personifica la natura, il corpo del mondo e, per certi versi, la materia primordiale. Tale connubio, probabilmente il più complesso di tutti, può essere spiegato con l’osservazione che non sarebbe possibile alcun riassorbimento se mancasse una materia suscettibile di essere disgregata.
Ovviamente la dea (devī), a dispetto delle plurime forme nelle quali viene venerata e si esprime, resta una. Un celebre detto in lingua hindī, infatti, recita: ek hi mātā hain (tutte le madri sono solo Una). Seguendo la sequela della devīpūjā (o navarātri), la celebre novena celebrata nel mese di āśvina (Settembre-Ottobre) e dedicata alle nove manifestazioni della dea Durgā, proviamo a passare in rassegna, ivi apprezzandone le sfumature e le caratteristiche più importanti, le tre maggiori epifanie dell’eterno femmineo. Va ricordato che, nel corso di tale ricorrenza dedicata alla dea sono adorate, progressivamente, Durgā o Kālī durante i primi tre giorni (ipostasi di Pārvatī), Lakṣmī durante i tre giorni intermedi e Sarasvatī gli ultimi tre giorni. Nei primi tre giorni il devoto, adorando la consorte del dio Śiva, si propone di DISTRUGGERE le proprie tendenze negative e i propri vizi. Viceversa, nel corso dei tre giorni successivi dedicati all'adorazione della paredra di Viṣṇu, il devoto si propone di MANTENERE le sue qualità più nobili quali l’amore, la tolleranza e il controllo del sé. Con l’adorazione della sposa del dio Brahmā, infine, il devoto, simbolicamente epurato dai vizi e pieno delle proprie virtù, si propone di CREARE/SPRIGIONARE in sé la conoscenza spirituale più sublime. Il decimo giorno, quasi a voler cancellare in sé qualsivoglia traccia di ego e attaccamento, il devoto brucia oppure getta nel fiume o in mare le tre immagini della devī adorate nel corso della novena.