30/10/2026
VESPA VELUTINA A BAVASTRELLI: IL CALABRONE ASIATICO È ARRIVATO ANCHE A 1.000 METRI!
Una presenza che non possiamo sottovalutare.
Nell'entroterra ligure, a circa 1.000 metri sul livello del mare: la Vespa velutina è presente e sono stati osservati esemplari impegnati attivamente nella predazione delle api davanti agli alveari.
Non è un avvistamento da poco.
La presenza della specie a queste altitudini è già documentata scientificamente, ma osservare attacchi alle api a fine ottobre, in una località montana come Bavastrelli, è un segnale importante. L'altitudine non rappresenta una barriera alla sua diffusione.
CHE COS'È LA VESPA VELUTINA?
Originaria dell'Asia, è arrivata in Europa nel 2004 e in Italia nel 2012, con le prime segnalazioni in Liguria.
È conosciuta come calabrone asiatico dalle zampe gialle. Si riconosce per:
Il torace prevalentemente nero.
L'addome scuro con una caratteristica fascia arancione.
Le estremità delle zampe gialle.
La testa con la parte anteriore arancione.
È un predatore particolarmente efficace. Le operaie si posizionano davanti agli alveari e intercettano le api in volo, catturandole per nutrire le larve della colonia.
Quando la pressione aumenta, le api possono smettere di uscire dall'alveare, riducendo le attività di raccolta e compromettendo le scorte necessarie per superare l'inverno.
NON È SOLTANTO UN PROBLEMA PER LE API
La vespa velutina è una specie aliena invasiva e la sua presenza rappresenta un potenziale problema per l'intero ecosistema.
Recenti studi scientifici hanno dimostrato che la sua dieta comprende moltissimi altri insetti:
Bombi e impollinatori selvatici.
Farfalle e falene.
Mosche e altri insetti volanti.
Coleotteri.
Altri insetti utili agli equilibri naturali.
Il rischio è quindi quello di aumentare la pressione predatoria su numerose specie autoctone, comprese quelle che contribuiscono all'impollinazione dei fiori selvatici.
Non è una questione che riguarda soltanto gli apicoltori: riguarda la biodiversità dei nostri boschi, prati e ambienti naturali.
COSA POSSIAMO FARE NOI RESIDENTI?
Anche i cittadini possono contribuire al monitoraggio.
Chi lo desidera può predisporre una semplice trappola artigianale utilizzando una bottiglia di plastica.
Ecco come realizzarla:
Prendere una bottiglia di plastica trasparente.
Tagliare la parte superiore e inserirla capovolta nella parte inferiore, formando un imbuto.
Preparare un'esca composta da circa 330 ml di birra chiara al 4,7% di alcol. È un'esca consigliata per la sua capacità di attirare le vespe e la relativa selettività nei confronti delle api.
Praticare alcuni piccoli fori di circa 5 mm sulle pareti della trappola, per consentire ad alcuni insetti di dimensioni ridotte di uscire.
Appendere la bottiglia a circa 1,5-1,8 metri da terra, preferibilmente in una zona riparata e facilmente controllabile.
L'esca va sostituita indicativamente ogni 15 giorni.
ATTENZIONE: le trappole non sono selettive al 100%. Possono catturare anche insetti diversi dalla velutina. È quindi importante controllarle frequentemente, limitare il numero di trappole e non lasciarle abbandonate. La birra chiara è preferibile rispetto a esche zuccherine che possono attirare anche le api.
In questo periodo autunnale le trappole possono essere utili soprattutto per monitorare la presenza della specie. Non bisogna però illudersi che catturare qualche operaia risolva il problema: per contenere la popolazione occorre individuare e neutralizzare i nidi attraverso personale qualificato.
SE AVVISTATE UNA VESPA VELUTINA O UN NIDO:
Fotografate l'insetto, se possibile senza avvicinarvi.
Annotate il luogo e la data dell'osservazione.
Non avvicinatevi ai nidi: la colonia può reagire in modo difensivo e le punture possono essere pericolose, soprattutto per le persone allergiche.
UN APPELLO ALLA COMUNITÀ DI BAVASTRELLI
La montagna non è isolata dal resto del territorio e nemmeno i suoi equilibri naturali lo sono.
La presenza della velutina a 1.000 metri deve farci riflettere: non possiamo considerare i nostri boschi e i nostri apiari al riparo soltanto perché siamo in montagna.
Gli apicoltori possono fare la loro parte, ma il monitoraggio del territorio può diventare un'importante attività condivisa con i residenti.
Proteggere le api significa anche contribuire a proteggere un patrimonio naturale che appartiene a tutti.
Fabio Gaggero