16/04/2026
Il Festival di Nervi: Perché la cultura non è un'operazione di cassa
I numeri che circolano in queste ore sul Festival dei Balletti di Nervi offrono una visione parziale e profondamente miope di cosa significhi investire in una città. Ridurre l’arte a un semplice calcolo "costo per spettatore" è un errore concettuale che ignora la realtà della gestione culturale internazionale. Ecco perché quella critica è sbagliata:
1. Il valore del "Fattore Bellussi"
Non si può parlare del bilancio senza citare la direzione artistica. Jacopo Bellussi, oggi Primo Ballerino dei Balletti di Montecarlo, non è solo un vanto genovese nel mondo, ma è la chiave della sostenibilità artistica del Festival.
Grazie al suo prestigio e alla sua rete di contatti globali, Bellussi è riuscito a portare a Nervi compagnie e star internazionali che solitamente richiedono cachet inarrivabili. Molti di questi artisti hanno accettato di esibirsi a Genova a condizioni economiche di favore proprio per la stima professionale che nutrono verso di lui. Senza la sua figura, quel medesimo cartellone sarebbe costato alla collettività il doppio, se non il triplo.
2. La cultura è un Servizio Pubblico, non un'azienda
Il compito del Teatro Carlo Felice e del Comune non è fare profitto sulla vendita dei biglietti, ma garantire l'accesso all'eccellenza. Se la cultura dovesse autofinanziarsi, i biglietti costerebbero 300 euro, diventando un privilegio per pochi. Lo Stato investe nel Festival esattamente come investe nel trasporto pubblico o nella sanità: è un servizio che arricchisce il tessuto sociale e civile della città.
3. L'indotto e il Brand Genova
Quei 1,2 milioni di euro non sono "costi persi", ma denaro immesso nel sistema:
Hanno pagato stipendi di tecnici, maestranze e lavoratori (molti dei quali locali).
Hanno generato un indotto diretto per le attività commerciali e turistiche di Nervi.
Hanno posizionato Genova sulle testate internazionali, offrendo un ritorno d'immagine che una normale campagna pubblicitaria non potrebbe mai comprare con quella cifra.
4. Il prestigio internazionale
Avere un Festival diretto da un Primo Ballerino di Montecarlo significa competere con le grandi capitali europee. Criticare questo investimento significa scegliere la mediocrità. Preferiamo una città che risparmia spegnendo le luci della cultura, o una città che, grazie a professionisti come Bellussi, torna a essere un punto di riferimento mondiale per la danza?
In conclusione: Parlare di "cena e pernottamento pagati" è populismo contabile. La verità è che, grazie a una direzione artistica d'eccellenza, Genova ha acquistato un prodotto di lusso al prezzo di un'utilitaria. La bellezza ha un costo, ma l'ignoranza e l'anonimato culturale costano molto di più.
Emma Landolina