19/06/2024
A fine agosto farà la valigia e partirà per un altro viaggio. Ma stavolta sarà diverso, ad attenderlo ci sarà l’aereo per Parigi, e poi le Paralimpiadi.
Christian Volpi non vuole pensarci. Resta concentrato sugli obiettivi del giorno dopo. “C’è ancora da sudare prima della Francia. A fine mese sarò a Sabaudia per un allenamento intensivo, a fine luglio andrò al lago di Ledro, dove la pagaia diventa più rigida in acqua e l’allenamento assume tutta un’altra forma. Poi, se tutto andrà bene, allora sì, potrò volare a Parigi, ma per adesso rimango con la testa sulle spalle”.
Christian Volpi, 25 anni, medaglia d’argento agli Europei di paracanoa, pochi giorni fa. L'atleta azzurro, in forza al Gruppo sportivo Paralimpico Difesa, ha fermato il cronometro sui 44'188 con neanche un secondo di ritardo dal primo classificato, l'ucraino Mykola Syniuk. Gareggerà per gli Azzurri alle Paralimpiadi di Parigi. Appuntamento il 6 e 7 settembre. Le gare saranno trasmesse in diretta nazionale e la Toscana lo seguirà col fiato sospeso. Otto atleti italiani nella sua disciplina, lui è l’unico toscano ed è il più giovane. E’ rimasto senza gambe soltanto tre anni fa, dopo un incidente in motorino dal quale si è salvato per miracolo.
Quando si risvegliò in ospedale dopo l’amputazione degli arti inferiori, disse così: “Ho visto la mia famiglia accanto al letto, mi sono detto che ero ancora vivo, ho pensato che non dovevo guardare a quello che avevo perso, ma a quello che mi era rimasto e farne tesoro, sono stato così vicino alla morte da poter apprezzare la vita». E così riparte, più forte di prima.
Riprende la vita, il recupero al centro di Budrio, le protesi, poi il ritorno al canottaggio: allenamenti su allenamenti nei canali di Livorno, in mare, nei laghi, in palestra. I Mondiali in Ungheria dove si classifica al quarto posto. Diventa professionista, lascia gli studi, compra una nuova casa dove si intesta il mutuo. Una nuova vita, più consapevole: “Ecco – dice – è questa la parola della mia nuova vita, consapevolezza. Sono più maturo, so quello che serve per raggiungere un risultato, non basta il cuore, non basta la grinta, serve la disciplina, l’impegno, la fatica, il sudore, il sacrificio.
Ma per questo vincere è ancora più bello. La medaglia d’argento vinta in Ungheria, non era bella come oggetto, era bella per tutto quello che c’è stato dietro”. Ha dedicato questo successo alla madre Brunella, che raramente viene nominata nelle interviste ma che è sempre al suo fianco, soprattutto con il cuore: “Accanto a mio padre, ai miei fratelli, al mio allenatore, al mio fisioterapista, c’è sempre stata mia madre, è lei la mia prima fan”.
Dopo l’incidente, i suoi amici lanciarono una raccolta fondi per le protesi che in pochi giorni raggiunse 200mila euro. Su Facebook, Christian scrisse così: “Sì è vero, ho perso le gambe, ma non il cuore.
Quindi vorrei cominciare a sfruttare questa seconda vita da qui, dicendovi solo una parola: amate. Amate il più possibile, perché la vita è troppo breve per essere mangiata dall’odio, dall’avidità, da tutti quei pensieri negativi che ognuno si porta sempre dietro come un grosso macigno che pesa sulla schiena. Liberatevene, perché non serve a niente, vi farà solo stare male e stancare senza motivo. Imparate ad apprezzare qualsiasi cosa la vita vi ponga davanti, dal più particolare al più banale dei gesti. Un fiore bellissimo, un tramonto, un abbraccio, il sorriso di un bambino”. Forse è anche per questa sua sensibilità, che Christian, oggi, continua a vincere.