25/06/2026
Mi capita spesso di concentrarmi su quello che c'è da fare.
E di dimenticare una domanda che, forse, viene prima di tutte le altre.
Chi sto diventando?
Ci sono domande che cercano semplicemente una risposta.
E ci sono domande che chiedono una trasformazione.
La differenza non è sempre evidente.
Se chiedo:
"Come si diventa un buon genitore?"
Posso ricevere un elenco di cose da fare.
Accompagnare i figli a scuola.
Aiutarli nei compiti.
Preparare la cena.
Ascoltarli.
Sono tutte risposte corrette.
Ma nessuna di queste, da sola, rende qualcuno un buon genitore.
Perché c'è una differenza profonda tra il fare e l'essere.
Le azioni si possono imparare.
L'essere si costruisce.
Essere un buon genitore non significa semplicemente fare delle cose.
Significa diventare una persona capace di prendersi cura di un'altra persona.
E quando cambia il modo di essere, cambiano anche le azioni.
Credo che questo valga in molti ambiti della vita.
Anche quando insegniamo.
Anche quando lavoriamo.
Anche quando costruiamo un gruppo.
Spesso la prima domanda che ci facciamo è:
"Che cosa dobbiamo fare?"
Ma forse ce n'è una ancora più importante:
"Che persone dobbiamo diventare?"
Perché le azioni cambiano.
Le situazioni cambiano.
Le regole cambiano.
Quello che rimane è il modo in cui scegliamo di stare dentro ciò che facciamo.
Forse il problema non è imparare cosa fare.
Forse il problema è capire chi vogliamo essere.