Jakukai

Jakukai Un Luogo dello Spirito prima che luogo fisico. 'Jaku' significa tranquillità, 'kai 'significa scuola. Fenoglio e l’Ass.

Jakukai è nata nel 2003, dopo qualche anno di “gestazione”, all’inizio ero solo ed era solo karate. Ma il KARATE non è mai “solo Karate” e negli anni la visione è cresciuta e intorno a me si è creato un gruppo di collaboratori preziosi, che nei momenti di difficoltà ha sostenuto l’associazione e l’ha fatta crescere. Si dice sempre che le crisi sono delle opportunità e per Jakukai questa è una gran

de verità. Quando nel 2005 ebbi un grave incidente, fu proprio quella crisi che diede inizio a tutto quello che esiste oggi. Alcuni fra i giovani istruttori che in quel momento si prestarono ad affiancarmi per permettermi di insegnare ugualmente, oggi sono la colonna portante dell’Associazione, altri da allievi si sono trasformati in maestri e in 17 anni siamo arrivati ad avere la possibilità di insegnare oltre al KARATE, che continuiamo a proporre nelle scuole elementari e nel nostro dojo, come facciamo fin dall’inizio, anche JUDO, collaborando con l’ASD Kimochi, QIGONG, con il Dott. ASIQ, DANZA, e GINNASTICA PER LA SALUTE, per parlare solo della parte “Sportiva”. Negli anni in tanti hanno contributo alla crescita di Jakukai, molti sono andati via e molti si uniscono a noi ogni anno, ma tutti sono presenti in quelli che rimangono, non saremmo arrivati fino a qui senza tutti coloro che in qualche modo hanno fatto parte della nostra storia. Ora siamo di nuovo di fronte ad un’altra crisi e di nuovo per Jakukai e un momento di grande trasformazione, di cambiamento e di crescita. La visione si allarga sempre di più, la struttura è sempre più stabile e siamo pronti a fare un altro salto. Abbiamo tante idee e tanta voglia di creare, sicuramente il nostro sguardo è rivolto principalmente ai bambini ma adesso vogliamo lavorare anche con i “grandi”, perché non si è mai “grandi” abbastanza

Mi capita spesso di concentrarmi su quello che c'è da fare.E di dimenticare una domanda che, forse, viene prima di tutte...
25/06/2026

Mi capita spesso di concentrarmi su quello che c'è da fare.
E di dimenticare una domanda che, forse, viene prima di tutte le altre.
Chi sto diventando?
Ci sono domande che cercano semplicemente una risposta.
E ci sono domande che chiedono una trasformazione.
La differenza non è sempre evidente.
Se chiedo:
"Come si diventa un buon genitore?"
Posso ricevere un elenco di cose da fare.
Accompagnare i figli a scuola.
Aiutarli nei compiti.
Preparare la cena.
Ascoltarli.
Sono tutte risposte corrette.
Ma nessuna di queste, da sola, rende qualcuno un buon genitore.
Perché c'è una differenza profonda tra il fare e l'essere.
Le azioni si possono imparare.
L'essere si costruisce.
Essere un buon genitore non significa semplicemente fare delle cose.
Significa diventare una persona capace di prendersi cura di un'altra persona.
E quando cambia il modo di essere, cambiano anche le azioni.
Credo che questo valga in molti ambiti della vita.
Anche quando insegniamo.
Anche quando lavoriamo.
Anche quando costruiamo un gruppo.
Spesso la prima domanda che ci facciamo è:
"Che cosa dobbiamo fare?"
Ma forse ce n'è una ancora più importante:
"Che persone dobbiamo diventare?"
Perché le azioni cambiano.
Le situazioni cambiano.
Le regole cambiano.
Quello che rimane è il modo in cui scegliamo di stare dentro ciò che facciamo.
Forse il problema non è imparare cosa fare.
Forse il problema è capire chi vogliamo essere.

Per chi ama camminare, esplorare e stare un po' nella natura, condividiamo la prossima proposta di Jaku Trek.Tutte le in...
18/06/2026

Per chi ama camminare, esplorare e stare un po' nella natura, condividiamo la prossima proposta di Jaku Trek.

Tutte le informazioni sono nel post qui sotto. Buon cammino! 🌿

🌿 ESCURSIONI E TERME A ISCHIA

Abbiamo deciso di prorogare di qualche giorno le iscrizioni per completare gli ultimi dettagli organizzativi e permettere a chi fosse ancora indeciso di unirsi al gruppo.

L'esperienza di Ischia sarà un'occasione per rallentare il ritmo, camminare tra sentieri panoramici e paesaggi vulcanici, immergersi nelle acque termali e condividere alcuni giorni all'insegna del benessere e della scoperta.

Come nelle altre esperienze Jaku Kai, il cammino diventa anche occasione di incontro: con la natura, con gli altri e con sé stessi.

L'iniziativa è aperta a tutti, anche a chi non pratica arti marziali.

📌 Ultimi giorni per iscriversi: scadenza definitiva 20 giugno

📩 Per informazioni:
[email protected]

Lunedì sera ho partecipato a un'assemblea pubblica dedicata alla Villetta Di Negro e agli spazi presenti all'interno del...
17/06/2026

Lunedì sera ho partecipato a un'assemblea pubblica dedicata alla Villetta Di Negro e agli spazi presenti all'interno del parco.

E mentre andavo a fare lezione, in moto, continuavo a pensare a quello che avevo ascoltato.

Mi sono accorto che non stavo pensando tanto ai problemi.

Stavo pensando alle potenzialità.

Perché a volte ci concentriamo così tanto su ciò che non funziona da dimenticarci di osservare quello che esiste già.

E alla Villetta Di Negro esistono già molte cose.

C'è il Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova che custodisce una delle più importanti collezioni di arte giapponese d'Europa.

C'è un giardino botanico straordinario, ricco di alberi provenienti da diverse parti del mondo, percorsi, scorci e spazi che potrebbero diventare luoghi di incontro, cultura ed educazione.

Ci sono scuole che lo frequentano ogni giorno.

Noi stessi, durante il Centro Estivo, lo attraversiamo quasi quotidianamente insieme ai bambini. Ci mangiamo, giochiamo e svolgiamo attività all'aperto.

Forse è anche per questo che, mentre guidavo verso il dojo, continuavo a immaginare possibilità.

Mi immaginavo laboratori, attività culturali, momenti di incontro.

Mi immaginavo uno spazio in cui il museo, le scuole, le associazioni e il territorio potessero dialogare ancora di più.

E, inevitabilmente, pensavo anche alle tante persone e realtà che a Genova si occupano di cultura giapponese, ciascuna con la propria esperienza, le proprie competenze e la propria sensibilità.

Naturalmente immaginare è molto più facile che realizzare.

E spesso i problemi concreti sono tanti.

Però credo che ogni cambiamento importante inizi sempre allo stesso modo: qualcuno, a un certo punto, riesce a vedere non soltanto ciò che un luogo è, ma ciò che potrebbe diventare.

Forse anche i luoghi crescono così.

Quando smette di chiedersi soltanto cosa non funziona e comincia a domandarsi quali possibilità stanno aspettando di essere viste.

Qualche giorno fa per la promozione del Centro Estivo ho pubblicato una fotografia di due nostri allievi di 5^ elementar...
16/06/2026

Qualche giorno fa per la promozione del Centro Estivo ho pubblicato una fotografia di due nostri allievi di 5^ elementare, che praticano karate da quando erano in prima, mentre eseguivano un esercizio di karate.

Una persona mi ha scritto che quell'immagine gli sembrava poco educativa, perché vedeva due bambini che si prendevano a pugni.

La cosa mi ha fatto riflettere.

Non tanto per il commento in sé, che era espresso in modo educato e rispettoso, quanto perché mi sono reso conto che, effettivamente, se non si conosce il karate, quella fotografia può essere interpretata in modo molto diverso da ciò che sta realmente accadendo.

E allora forse vale la pena raccontarlo.

Nella foto non ci sono due bambini che si stanno colpendo.

Ci sono due ragazzi che stanno eseguendo un esercizio chiamato Kihon Ippon Kumite.

Un esercizio codificato in cui non c'è contatto.

L'obiettivo non è colpire il compagno.

L'obiettivo è imparare a gestire la distanza, il tempo, il movimento e, soprattutto, sé stessi.

Una delle cose che più mi hanno affascinato del karate, fin da quando ho iniziato a praticarlo, è proprio questa.

Imparare a gestire la propria forza.

Imparare a utilizzarla nel modo giusto, con l'intensità giusta e nel momento giusto, senza esserne trascinati.

Imparare a eseguire una tecnica in modo completo, mantenendone però il controllo fino all'ultimo istante.

Nel karate non si tratta di fermare il gesto a metà.

Al contrario, la tecnica viene eseguita completamente, ma con una precisione tale da controllare distanza, tempo e intenzione fino a pochi centimetri dal bersaglio.

Può sembrare un dettaglio tecnico.

In realtà, per me, è uno degli aspetti più educativi della pratica.

Perché richiede attenzione, responsabilità, autocontrollo e rispetto dell'altro.

Nel karate che insegniamo il non contatto non è un dettaglio.

È uno dei principi fondamentali della pratica.

I kata si eseguono da soli.

E quando si lavora in coppia si impara a gestire la relazione con l'altro senza arrivare al contatto.

Forse è anche per questo che, da oltre quarant'anni, continuo a considerare il karate uno strumento educativo straordinario.

Non perché insegni a combattere.

Ma perché, giorno dopo giorno, ti costringe a confrontarti con te stesso, con i tuoi limiti, con le tue paure, con la tua fretta, con il tuo carattere.

E perché molte delle cose che si imparano sul tatami hanno poco a che fare con il dare un pugno e molto a che fare con il rispetto, l'attenzione, la responsabilità e la relazione con gli altri.

Naturalmente una fotografia racconta sempre solo una parte della realtà.

E a volte uno stesso gesto può essere interpretato in modi molto diversi.

Per questo apprezzo sempre il confronto.

Perché ci ricorda che dietro ciò che vediamo c'è quasi sempre molto di più di quanto appare a prima vista.






14/06/2026

Un riassunto del nostro Matsuri 2026 ❤️

Un insieme di gare, esibizioni e promozioni in cui al Karate si sono aggiunti Breakdance e Taiko 🥁

Grazie, come sempre, a tutti gli allievi, allo staff, agli istruttori e ai genitori che hanno permesso questa giornata e quest’anno!

Oggi si è concluso il Matsuri Jaku Kai.Come ogni anno ci sono state dimostrazioni, giochi, esami, sorrisi, emozioni, inc...
13/06/2026

Oggi si è concluso il Matsuri Jaku Kai.

Come ogni anno ci sono state dimostrazioni, giochi, esami, sorrisi, emozioni, incontri e tante persone che hanno contribuito, in modi diversi, a rendere possibile questa giornata.

Ma tornando a casa mi sono ritrovato a pensare soprattutto a una cosa.

All'invisibile.

Perché ognuno di noi oggi ha vissuto lo stesso evento, ma in realtà ne ha visto soltanto una parte.

Un bambino magari ricorderà l'emozione della sua prova o della sua nuova cintura.

Un genitore ricorderà il momento in cui ha visto il proprio figlio o la propria figlia entrare sul tatami.

Un istruttore ricorderà le persone che ha accompagnato durante l'anno.

Chi era impegnato nell'organizzazione avrà visto problemi da risolvere, orari da rispettare, cose che hanno funzionato e altre che avrebbero potuto andare meglio.

E poi ci sono tutte le cose che nessuno vede.

Le preoccupazioni.
La fatica.
I dubbi.
Le soddisfazioni.
Le delusioni.
Le idee che funzionano.
Quelle che non funzionano.
Le emozioni che ciascuno porta con sé e che spesso rimangono invisibili agli altri.

Forse è proprio questo che oggi mi ha colpito.

La stessa giornata, osservata da punti di vista diversi, diventa tante giornate differenti.

E forse uno degli esercizi più difficili è proprio questo: provare, ogni tanto, a guardare il mondo dal posto occupato da qualcun altro.

Accorgersi che siamo parte di qualcosa di più grande del nostro ruolo, del nostro punto di vista e persino delle nostre emozioni del momento.

Perché ogni evento, ogni gruppo e ogni comunità è fatta di persone che vedono soltanto una parte del quadro.

Eppure è proprio dall'unione di tutti questi sguardi che nasce l'immagine completa.

Grazie a tutti coloro che oggi hanno portato il loro pezzo di questo mosaico.

Ci vediamo sul tatami. 🥋

Nel karate impariamo presto che vedere non significa osservare e sentire non significa comprendere.Per questo mi ha colp...
10/06/2026

Nel karate impariamo presto che vedere non significa osservare e sentire non significa comprendere.

Per questo mi ha colpito questa riflessione di Myoshi Kamita sul dubbio, sull'ascolto e sul rapporto tra parole, corpo ed esperienza.

IL TUO CORPO NON FA QUELLO CHE GLI CHIEDI.

Quando insegno mi capita spesso una cosa curiosa.

Chiedo un movimento semplice.

Lento.

Morbido.

Piccolo.

E osservo persone intelligenti e attente fare qualcosa di completamente diverso.

Per anni ho pensato che il problema fosse spiegare meglio.

Poi mi sono accorto che forse il problema era un altro.

Le parole sono pericolose.

Quando dico "lento", io penso a una cosa.

Chi ascolta pensa a un'altra.

Quando dico "rilassa", "respira", "ascolta", "allunga", ognuno traduce quelle parole usando la propria esperienza.

E quasi sempre è convinto di aver capito.

Ma la cosa interessante è che questo non succede soltanto durante una lezione.

Succede continuamente.

Nelle relazioni.

Al lavoro.

In famiglia.

Nelle discussioni.

Usiamo le stesse parole e pensiamo di parlare della stessa cosa.

Dolore.

Tempo.

Rispetto.

Amore.

Libertà.

Salute.

Eppure ognuno di noi riempie quelle parole con la propria storia.

Forse per questo il corpo è un maestro così severo.

Perché ci mostra continuamente la distanza tra quello che pensiamo di fare e quello che stiamo realmente facendo.

Tra quello che crediamo di aver capito e quello che sta accadendo davvero.

Forse il dubbio non serve a essere più incerti.

Serve a ricordarci che potremmo non aver ancora compreso.

Né gli altri.

Né noi stessi.

— MYOSHI KAMITA

🥁 Siamo felici di condividere questo appuntamento con gli amici del KyoShinDo, che da anni portano avanti con passione l...
10/06/2026

🥁 Siamo felici di condividere questo appuntamento con gli amici del KyoShinDo, che da anni portano avanti con passione l'arte dei Taiko, i tradizionali tamburi giapponesi.
Un'occasione per lasciarsi coinvolgere dall'energia, dalla forza e dalla bellezza di una tradizione che unisce musica, movimento e spirito di gruppo, valori che sentiamo molto vicini anche al mondo delle arti marziali.
Se non avete mai assistito a un'esibizione di Taiko, questa è davvero una bella occasione per scoprirla!
Ci vediamo domani sera al PalaCep di Pra'. 🥁🇯🇵

🥁 KYOSHINDO LIVE A GENOVA PRA'

💥Siamo felici di partecipare a "Pelli Popoli Percussioni – Trasformazioni Ritmiche di Quartiere", portando sul palco la potenza e la tradizione dei taiko, i tamburi giapponesi.

📅 11 giugno | ore 21:00
📍 PalaCep Genova Pra' – Area Pianacci
🎟️ Ingresso gratuito

Un'esperienza coinvolgente fatta di suoni profondi, movimento ed energia collettiva, capace di unire culture e persone attraverso il linguaggio universale del ritmo.

Vi aspettiamo per condividere insieme una serata speciale!

Indirizzo

Via Fieschi 20 A Cancello
Genova
16100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
16:00 - 23:00
Martedì 10:00 - 12:00
16:00 - 22:00
Mercoledì 10:00 - 12:00
14:30 - 23:30
Giovedì 09:00 - 12:00
16:00 - 23:00
Venerdì 10:00 - 12:00
16:00 - 22:00

Telefono

3402724208

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