31/12/2025
• La fine dell’anno non è mai stata una festa degna di nota per me. Anche perché sappiamo bene che è solo una convenzione del calendario gregoriano che l’anno termini il 31 dicembre per iniziare con uno nuovo il 1 gennaio.
Verrà subito in mente la Ruota dell’Anno celtica, il cui Capodanno era determinato dal Sabbat di Samhain, quindi il 31 ottobre.
Tuttavia, c’è qualcosa di speciale in questo giorno.
Oggi è l’unico giorno dell’anno in cui sappiamo perfettamente che faremo ogni più piccola nostra azione quotidiana per l’ultima volta.
Lo so, è qualcosa di estremamente nostalgico, poetico, melodrammatico e, forse, per alcuni anche ridicolo e stupido.
Lo si può definire come più si preferisce.
Ma per un animo come il mio, legato ai legami, legato alle piccole cose, ai segni, legato alla stabilità, legato al creare soluzioni radicate per non perdere il cuore, le ultime volte sono sempre quelle più difficili ma al contempo più importanti e significative da vivere.
E, se e quando mi è dato sapere quando qualcosa sta per succedere per l’ultima volta, ci metto tutta l’anima che posso.
Un ultimo rito conosciuto prima dell’oblio dell’ignoto.
Forse è così che si impara a lasciare andare veramente.
Un’ultima volta.
Un ultimo battito, un ultimo respiro lì per poi svoltare.
Mi sono sentita “troppo” per troppo tempo: troppo profonda, troppo immersa in sentimentalismi e romanticismi, troppo dentro alle cose e ai loro significati.
Ma oggi, in effetti, voglio ringraziare questo giro intorno al Sole per avermi fatto capire che, sì, devo accettare il flusso, i cambiamenti, le mutazioni...
Ma che altro non sono che evoluzioni, mai passi indietro.
E che il mio “troppo” non sarà mai troppo per coloro che sapranno vederlo, apprezzarlo e amarlo davvero.
Sapere sempre che il proprio “troppo” non è mai scontato: un premio per chi lo merita, un’oasi nel deserto per chi non lo vede né sente.
Auguro questo, ad ognuno di noi. •