KFO Kung Fu OlisticOriente

KFO Kung Fu OlisticOriente Coltiva mente, corpo ed energia attraverso il kung fu.

UN FARMACO POTENTE E… GRATUITO  (Come praticare l’esercizio del “palo eretto”)Il post sul "Palo Eretto", pubblicato qual...
18/09/2026

UN FARMACO POTENTE E… GRATUITO
(Come praticare l’esercizio del “palo eretto”)

Il post sul "Palo Eretto", pubblicato qualche giorno fa, ha provocato molti interventi da parte dei lettori di questa pagina. Come sempre, accogliamo con gratitudine qualunque commento, anche critico, purché espresso "civilmente" con spirito costruttivo.
Ora però, come ci è stato richiesto, vorremmo fornire a coloro che desiderano accostarsi per la prima volta a questa antica pratica (meditativa, marziale e, soprattutto dalle grandi potenzialità curative), alcune indicazioni utili per iniziare a sperimentarla.

Sebbene l’esercizio del “palo eretto” sia focalizzato primariamente sulla POSTURA, esso richiede, come tutti gli esercizi di Qi Gong, il rispetto di altri principi:
- il giusto grado di ATTENZIONE,
- un attento controllo del TONO muscolare
- la consapevolezza della RESPIRAZIONE
- una quieta ma ferma predisposizione al RILASSAMENTO.

PREREQUISITI
Ancor prima di cercare il corretto atteggiamento posturale, è importante provare a liberare la mente da ogni pensiero, alimentando esclusivamente la percezione della propria “presenza fisica”. Se un nuovo pensiero arriva...lo si lascia cadere.

Attraverso l'ottimizzazione dell'appoggio osseo riusciremo quindi a rilassare tutti i muscoli.
In questo modo faremo compiere alla nostra struttura scheletrica il dovuto lavoro di sostegno e, perfettamente allineati alla forza di gravità, permetteremo ai nostri muscoli di evitare ogni contrazione “parassitaria”.
Grazie a una respirazione profonda, sottile e diaframmatica (respirando, cioè, “con la pancia”) riusciremo infine a irradiare all’interno del nostro corpo l'ondulazione ritmica che il respiro trasmette, come un piacevole massaggio, ai nostri organi, tessuti e fluidi organici.

Il primo obiettivo del lavoro è comunque diventare “padroni della propria attenzione”. Inizialmente, infatti, ci accorgeremo di non essere in grado di prestare attenzione alla nostra postura per più di un minuto, senza essere disturbati da “pensieri molesti “.
Ricordiamo che la pratica del “palo eretto” è innanzi tutto un esercizio meditativo, che richiede pazienza per raggiungere lo stato di “quiete”, occorre quindi rimanere calmi e perseverare nella pratica.

ACCORGIMENTI POSTURALI
- Distendiamo (come se ci volessimo espandere) e poi rilasciamo tutte le giunture del corpo, lasciando che il peso del corpo scorra in basso e, attraverso gli arti inferiori, fluisca nei piedi per poi "scaricarsi" a terra (cerchiamo di coltivare la sensazione di "radicamento").
- I piedi vanno tenuti paralleli, alla stessa larghezza delle anche (è comunque possibile esercitarsi in posizioni più ampie e più basse).
- Le caviglie saranno flesse quanto basta per permettere al peso del corpo di distribuirsi su tutta la superficie plantare.
- Il peso del corpo nel suo insieme è bilanciato sui due piedi e le dita dei piedi “afferrano” delicatamente il terreno.
- Risalendo verso l’alto, le ginocchia vanno tenute “morbide”, leggermente flesse.
- Tra le ginocchia occorre tenere un immaginario pallone, che va trattenuto senza sforzo; le ginocchia devono essere allineate perpendicolarmente con gli alluci.
- Le anche sono rilassate e leggermente “affondate” mentre l’estremità del coccige è rivolta in basso e leggermente in avanti (come se volessimo sederci su un alto sgabello); è infatti fondamentale imparare a rilassare l’area inguinale, l’articolazione coxo-femorale e la zona lombo-sacrale.
- Il tronco va tenuto eretto con le vertebre perfettamente allineate una sull’altra, lungo un asse ideale che unisce il sincipite (la sommità del capo) con il centro del perineo (pavimento pelvico), passando per il centro di gravità del corpo (situato sotto l’ombelico e davanti alla terza vertebra sacrale).
- Il petto va rilassato e rientrato leggermente a livello dello sterno, in modo da consentire alle spalle di arrotondarsi e alle scapole di abbassarsi.
- La testa punta verso l’alto, come se fosse tirata da un filo immaginario che collega idealmente il vertice del capo con il cielo, il mento è pertanto leggermente piegato verso il basso.
- Le braccia formano un cerchio davanti al petto, come se abbracciassero un albero o sorreggessero una grossa palla, le dita delle due mani si fronteggiano, senza toccarsi.

Questi sono i “principali” accorgimenti della pratica del "Zhan Zhuang". Ovviamente il controllo di un insegnante o di un praticante “di lungo corso” potrebbe essere opportuno per evitare degli errori nell’assetto posturale, perché, per quanto possa sembrare strano, generalmente abbiamo una percezione molto “approssimativa” del nostro schema corporeo.

Si capisce che, al di là dell'apparente semplicità, questo esercizio è abbastanza complesso.
Però, se avrete la pazienza di esercitarvi ogni giorno per 10/15 minuti (per poi arrivare fino a mezz’ora o anche più), probabilmente il vostro medico e il vostro farmacista vi vedranno molto meno spesso.

16/09/2026

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Intervista a Sifu Fabrizio Oliveto
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🥋 EDUCARE ATTRAVERSO LE ARTI MARZIALI: IL CORPO COME SPAZIO DI APPRENDIMENTOInsegnare un’arte marziale a un bambino non ...
31/08/2026

🥋 EDUCARE ATTRAVERSO LE ARTI MARZIALI: IL CORPO COME SPAZIO DI APPRENDIMENTO

Insegnare un’arte marziale a un bambino non significa semplicemente trasmettere tecniche di combattimento. Significa costruire un contesto educativo nel quale corpo, emozioni, regole e relazioni possono diventare strumenti di crescita.

🧠 In psicologia dello sviluppo, la self-regulation comprende la capacità di modulare emozioni e impulsi, dirigere l’attenzione e adattare il proprio comportamento agli obiettivi e al contesto. È una competenza fondamentale per lo sviluppo sociale e comportamentale.

Le arti marziali, quando vengono insegnate attraverso una metodologia educativa strutturata, possono offrire occasioni concrete per esercitare proprio queste competenze: aspettare il proprio turno, rispettare una consegna, controllare l’intensità di un gesto, confrontarsi con un compagno e gestire la frustrazione dell’errore.

📚 Già lo studio di Lakes & Hoyt (2004), condotto su bambini in età scolare, aveva osservato miglioramenti in alcune dimensioni della regolazione cognitiva e affettiva dopo un programma strutturato di arti marziali.

La letteratura più recente invita però a evitare semplificazioni: non è “l’arte marziale” in sé a produrre automaticamente determinati risultati psicologici. Una revisione sistematica del 2026 evidenzia risultati eterogenei e sottolinea l'importanza del contesto pedagogico, degli obiettivi educativi e dello stile di insegnamento.

Ed è proprio qui che il ruolo dell’adulto diventa centrale.

👥 Un bambino non impara soltanto cosa fare. Osserva come l’adulto gestisce il conflitto, pone un limite, corregge un errore, rispetta l’altro e utilizza la propria forza.

🥋 Imparare una tecnica significa allora imparare anche che la forza deve essere controllata.

🤝 Lavorare con un compagno significa scoprire che l’altro non è necessariamente un nemico, ma qualcuno con cui posso imparare.

🧠 Sbagliare significa sperimentare la frustrazione senza esserne sopraffatti.

❤️ Rispettare una regola significa comprendere progressivamente che il limite non serve soltanto a impedire, ma anche a proteggere sé stessi e gli altri.

Per questo, soprattutto nell’infanzia, la qualità educativa dell’insegnamento conta almeno quanto la tecnica.

Le arti marziali possono diventare una palestra di movimento, ma anche di responsabilità, autocontrollo, rispetto e consapevolezza.

Perché educare un bambino alla forza non significa insegnargli ad usarla contro qualcuno.

Significa insegnargli quando fermarla, come governarla e quale responsabilità comporta possederla.

🥋 Prima della tecnica viene la persona.

𝚿 Dott. Vitaliano Sestito
Psicologo Clinico – Docente di Scienze Motorie e Sportive
Tecnico sportivo CONI




Difenditi, Evolvi, Trova il tuo CentroIl vero Kung Fu non è solo una tecnica di combattimento, è una chiave per trasform...
28/08/2026

Difenditi, Evolvi, Trova il tuo Centro
Il vero Kung Fu non è solo una tecnica di combattimento, è una chiave per trasformare la tua vita quotidiana. Se cerchi un percorso che unisca l'efficacia reale a una profonda ricerca interiore, i nostri corsi di WingTjun e XingyquanNeidan Kung Fu con il Sifu Fabrizio Oliveto presso l'Accademia KFO sede Voltri offrono lo spazio ideale per crescere.
Autodifesa Reale per Tutti: Impara a neutralizzare qualsiasi minaccia indipendentemente dalla forza fisica. Il WingTjun sfrutta la struttura, la biomeccanica e l'energia dell'avversario per darti sicurezza immediata, rendendolo accessibile e fondamentale per donne, uomini e ragazzi che vogliono muoversi per strada senza timori.
Salute e Vitalità Profonda: Attraverso lo XingyquanNeidan lavoriamo sul Neidan (alchimia interna). Non si tratta solo di sudare, ma di riequilibrare il flusso energetico, migliorare la postura, sciogliere le tensioni croniche e rigenerare il corpo dall'interno.
Filosofia in Movimento: Ogni forma e ogni applicazione marziale diventano una meditazione dinamica. Alleni la mente a rimanere lucida sotto pressione, sviluppando una resilienza mentale che si riflette positivamente nel lavoro, nello studio e nelle relazioni.
Non serve esperienza pregressa, solo la voglia di metterti in gioco e scoprire di cosa sei realmente capace.
Vieni a fare una lezione di prova gratuita. Contatta il Sifu Fabrizio Oliveto al 349 0707212 (anche WhatsApp) o scrivici in DM per riservare il tuo posto all'Accademia KFO di Voltri.

28/08/2026
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27/08/2026

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