21/09/2021
Grazie a un Italiano in Islanda. Articolo che fanno conoscere e pensare.
Nei giorni scorsi è circolata la notizia di una scoperta eccezionale: una menzione del continente americano in una cronaca milanese di metà 1300 scritta dal monaco domenicano Galvano Fiamma nella sua Cronica universalis.
In essa, Galvano scrive che i marinai danesi e norvegesi spiegano come a nord della Norvegia vi sia l’Islanda, oltre questa la Groenlandia, e ad occidente di questa la “Marckalada” (evidente storpiatura di Markland, terra delle foreste).
Alcuni canali hanno completamente travisato questa notizia, riportando che la scoperta “spinge la data della scoperta dell’America indietro di 150 anni”.
In realtà non spinge indietro nulla, e la sua importanza sta altrove, ma andiamo con ordine. Per decenni gli studiosi si sono arrovellati sulla attendibilità storica di due saghe medievali islandesi composte intorno al 1200: la Saga dei Groenlandesi e la Saga di Eiríkr il rosso (se volete leggerle, la traduzione italiana più recente è mia: Saghe della Vinlandia, Diana edizioni 2018). Queste saghe raccontano (con diversi dettagli divergenti, ma una sostanziale coerenza di fondo) la storia della scoperta fortuita, intorno all’anno 1000, di terre ad ovest e del tentativo di colonizzazione da parte di islandesi e groenlandesi, fallito a causa di scontri con i nativi. Negli anni ‘60 la questione è stata risolta una volta per tutte con il ritrovamento di un sito nordico sull’isola canadese di Terranova.
Questo è un fatto assodato e non più in discussione. Con i dati in nostro possesso, il primo contatto europeo con l’America è quello nordico dell’anno 1000 o giù di lì.
Il valore della scoperta di questa citazione nella cronaca di Galvano risiede nel fatto che, fino ad ora, credevamo che la conoscenza delle terre ad ovest fosse rimasta relegata nel nord e poi dimenticata. Ora sappiamo che la notizia dell’esistenza di queste terre circolava per l’Europa. Questa è una scoperta interessantissima che pone la questione su quanto Colombo sapesse già rispetto al suo viaggio, e se si aspettasse almeno di incrociare una terra a ovest prima di raggiungere le coste asiatiche.
È interessante anche che, dei vari nomi dati a porzioni del territorio americano (Helluland, che ho tradotto con Lastronia, Markland, che ho tradotto con Silvania, e Vínland, che ho reso con Vinlandia) fosse proprio quello del Markland a giungere alle orecchie del Monaco milanese:
Da uno degli annali islandesi, lo Skálholtsannáll, sappiamo che nel 1347 era giunta in Islanda una nave di groenlandesi che era rimasta in balia delle onde dopo aver visitato il Markland. È possibile che viaggi dalla Groenlandia all’attuale Canada per l’approvvigionamento del legname fossero abbastanza frequenti. I marinai danesi e norvegesi erano molto attivi nel nord Atlantico (l’Islanda in questo periodo non era dotata di navi adatte alla navigazione oceanica), ed è dunque abbastanza verosimile che la loro conoscenza dei territori a ovest sia stata trasmessa direttamente o indirettamente anche ai marinai del sud, fino a giungere alle orecchie di Galvano Fiamma.
In soldoni: ora appare palese che la conoscenza di terre a ovest avesse un minimo di circolazione in Europa, già più di un secolo prima di Colombo, e resta la domanda su quanto questa conoscenza abbia inciso sui viaggi dell’esploratore.
Bisogna anche rivedere la famosa citazione del grande critico argentino Borges, che spiega come gli islandesi (con le loro saghe) abbiano inventato già nel Medioevo il romanzo moderno, ma come questa scoperta sia rimasta sterile e sconosciuta al resto del mondo proprio come la loro scoperta dell’America. Chiaramente la loro scoperta non fu affatto sterile come pensavamo!