14/06/2026
DIFESA PERSONALE: CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONE
Ultimamente, sempre più spesso, in concomitanza all'aumento di certe notizie di cronaca relative ad aggressioni, violenze, ecc. (senza entrare nei meriti di ciò che è il percepito, lo strumentale ed il reale), amici e conoscenti mi pongono quesiti sull'utilità o l'opportunità di avvicinarsi ad uno sport da combattimento, ad un'arte marziale o comunque, genericamente, alla difesa personale, nell'intento di saperne di più per imparare a difendersi.
Orbene, credo sia giusto partire da un principio; un percorso in tal senso si può cominciare per curiosità, per interesse, per stare semplicemente in forma, oppure anche con l'intento di imparare a difendersi; ma poi deve proseguire perché ci si appassiona a quello sport o a quella disciplina.
Volersi imporre lo studio di un'arte marziale solo per la necessità di imparare a difendersi, equivale ad iscriversi ad un corso di nuoto perché, in vista di una crociera, si tema il naufragio❗️
Innanzitutto, a mio avviso, è bene essere consapevoli che serva tempo; almeno 3 mesi -di pratica costante- per cominciare a comprendere ed assimilare i fondamentali di una disciplina, ovvero per iniziare a vedere "dal buco della serratura".
I concetti di equilibrio, posizione, atteggiamento corporeo, riflessi, stabilità, rafforzamento tendineo, potenziamento muscolare, capacità aerobica, stretching, gestione del proprio baricentro, respirazione, ecc., vengono prima delle tecniche di difesa ed attacco che, soltanto con gli anni di pratica, possono essere eseguite con una sorta di automatismo (un po' come quando si guida o si impara a suonare il pianoforte).
Immaginare o supporre che esistano "trucchi" o "tecniche segrete", o che comunque si possano apprendere e padroneggiare determinate nozioni in poche settimane, mi fa pensare -sorridendo- a coloro che si iscrivono in palestra a maggio con la finalità di sfoggiare un fisico da urlo al mare, nell'imminente estate.
Tutto è graduale nell'apprendimento, così come tutto è interpretabile e personale; per questo si chiama ARTE marziale.
Lo studio di un'arte marziale, poi (soprattutto se tradizionale), non può esimersi dal trattare e approfondire altri aspetti ad essa correlati; parliamo di strategia, psicologia, anatomia del corpo umano, gestione dello stress, gestione dei conflitti, consapevolezza in senso lato (da quella caratteriale a quella muscolare), ecc., fino a lambire ambiti, solo apparentemente, non inerenti come la teologia, la storia, l'alimentazione, la meditazione, ecc.
A tal proposito esistono testi antichi in grado di aiutare ad allargare i propri orizzonti di veduta e ad approfondirli.
Il buon allievo pensa alla crescita (personale, tecnica, strutturale, ecc.), senza focalizzarsi troppo sulla meta; e più che "praticare" l'arte o la disciplina (con gli anni) cercherà di "esserla", diventare un tutt'uno con essa.
Non è un caso che maestri più saggi insegnino che il primo nemico dal quale "difendersi" sia, in realtà, proprio sé stessi.
Come sempre è un fatto di priorità; imparare a sapersi difendere può essere la molla iniziale, ma poi ci si deve innamorare della disciplina, il che vuol dire imparare ad amare se stessi e vivere in armonia, con sé ed il mondo circostante.
Ecco perché una volta "diventati" l'arte marziale stessa, non ci sarà mai il bisogno di usarla, se non in casi davvero estremi ed assolutamente inevitabili.
(Michele Rizzi)