01/09/2026
Dedicato a chi guarda il mare ogni giorno.
In questa estate di silenzio, pace, riposo e riflessioni mi sono spesso chiesta dove ci porterà il mare non umano dei social.
A cosa servono e quale utilità ha questo tipo di non comunicazione. Poi stamattina ho pensato che in fondo, ma molto in fondo forse si può, tra tante inutili e false vetrine di egoismo, creare un piccolo specchio dove qualcuno può riflettere il proprio animo strapazzato e magari trovare un pezzo di sè e ricercare in quello che scrivo un pizzico di solidarietà condivisa.
Questa pagina vuole essere soprattutto motivo di coraggio, forza e non esposizione. La Happybike è nata per non far sentire solo quel "signor Qualcuno" che è la mia vita e il desiderio principale è cercare di farsi compagnia nel cuore.
Purtroppo però non è facile, per niente.
Per creare un luogo dove ci sia il rispetto e l'accoglienza della unicità è difficilissimo e spesso sono stanca di spiegare vite che non devono essere spiegate ma vissute.
Non sarò mai stanca però di gridare che ogni vita ha il diritto di essere vissuta.
Ieri pomeriggio a Pietralata una mamma, un papà e una bimba di 5 anni sono implosi sotto il solaio della disabilità.
Certi terremoti, non vanno commentati se non con il silenzio delle preghiere ma devono indurre a riflettere e a fare ognuno la propria parte perché ciò non accada più. MAI PIÙ.
Forse non riuscirò mai ad edificare la Happybike che ho in testa e non ho i superpoteri per prevedere il sisma della solitudine altrui ma è necessaria una cultura dell'accettazione, si deve necessariamente continuare a dire al mondo, ad urlare a gran voce che la disabilità non è sinonimo di infelicità.
È solo un solaio indistruttibile e pesante dove puoi restarci schiacciato sotto o costruirci uno spazio su cui farti vedere da chi ha negli occhi il tuo stesso mare di paura ma che insieme si può cercare la luce riflessa tra le onde.