09/08/2026
Il calcio sostenibile in tre passi: l'indicazione tecnica, la continuità e la scelta "scomoda".
-L'indicazione tecnica. Correva il 1988, Berlusconi aveva già acquistato come terzo straniero, un suo pupillo, il campione argentino Carlos Borghi, un talento nato con il pallone al piede. Borghi era già a Milano, fa pure un precampionato stellare, ma qualcuno dice al Cavaliere che non è quella la strada. Sembrava una retromarcia, invece erano le indicazioni tecniche di Sacchi e Braida. Un tale Franklin Rijkaard, reduce dalla panca fatta al Real Saragozza completò il tris di stranieri. Dopo un rodaggio non facile, quella squadra vincerà tutto ciò che c'era da vincere.
-La continuità. Negli ultimi vent'anni, quelli in cui il Foggia ha praticamente sempre militato nella terza serie nazionale (in un'ideale "algebra calcistica", i 2 anni di B sarebbero compensati dai due anni in D), il Cittadella calcio, paese di 20mila anime, ha disputato più di una decina di stagioni di serie B (attualmente è in C). Ha perso se non ricordo male due finali playoff per la promozione in A. Ha visto in panchina 3 tecnici, tutti collegati tra loro, due presidenti e un solo direttore sportivo.
-La scelta "scomoda". Il calcio sostenibile è frutto della quasi impossibile mediazione tra i concetti di ruoli e competenze, programmazione e disciplina. Figlio della necessaria condizione di fiducia, appartenenza e impopolarità. Un calcio intenzionalmente "scomodo" perché costruzione fideistica, senza il consenso dei soldoni, di gioco e giocatori nel tempo e con le idee. È come il mare d'inverno: un concetto che il tifoso moderno non considera. (mc)