21/04/2024
Inoltro e ringrazio Leonardo Piva per il suo puntuale e appassionato intervento dopo la partita Old Ribolliti vs Pirati del 20 aprile 24.
LINEA D’OMBRA RIBOLLITA (da Linea d’ombra, di Joseph Conrad)
Soltanto i giovani rugbisti hanno momenti simili. Non sto parlando dei giovanissimi. No. I giovanissimi, in effetti, non hanno momenti. È il privilegio della prima giovinezza di vivere in anticipo sui propri giorni, in quella bella continuità di una speranza che non conosce né pause né introspezione.
Si attraversa il cancello del Padovani e si entra in un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del campo ha una sua seduzione.
Non perché sia una terra inesplorata: si sa bene quanta insospettabile umanità è passata per quella stessa strada: ingegneri, architetti, muratori e contadini, accomunati da un amore sottile, eppure così invadente: la palla ovale.
Riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, si va avanti, eccitati e divertiti, accogliendo insieme la buona e la cattiva sorte – le rose e le spine, come si suol dire – il variegato destino comune che ha in serbo tante possibilità per chi le merita o, forse, per chi ha fortuna. Già. Si va avanti. E il tempo, anche lui va avanti; finché dinnanzi si scorge una linea d’ombra che ci avvisa che anche la regione della giovinezza deve essere lasciata indietro, e ci si scopre malinconicamente e inesorabilmente OLD.
Questo è il periodo della vita in cui è probabile che arrivino quei momenti. Quali momenti? Momenti di brivido e stanchezza, di euforia e insoddisfazione, in cui si pensa di voler dimostrare qualcosa senza capire che il tempo è passato. Momenti precipitosi, che ci portano a credere di conoscere un gioco che non si fa mai afferrare del tutto, che non rivela mai tutti i suoi segreti. Momenti in cui si è portati a compiere atti avventati, come spostarsi sull’ala all’improvviso, o aprire un pallone senza motivo alcuno. Ecco, coi Pirati prese forma uno di quei momenti.
Si arrivò allo scontro numerosi, convinti, apparentemente attenti e determinati: ma sul Lodigiani prese forma un’inquietudine, una imprecisione lieve, comprensibile di fronte a chi tante volte ti aveva battuto.
Il cielo cominciò a velarsi, ma dopo tutto erano semplici nuvole, che non è detto che portino vento o pioggia. Forse era solo un turbamento.
Passavano i minuti, e la ciurma biancorossa non riusciva a passare la metà campo, mentre la nera ciurmaglia arginava e ripartiva; sembrava che nulla riuscisse ad impedire al peggio di abbattersi su di noi. E i soliti trequarti che non tengono un pallone, e i soliti avanti fuori posizione.
I corsari labronici affondavano nella difesa a corto di placcaggi come un furioso turbine di vento. Una, due, tre mete, e la tempesta sembrava perfetta.
Sul ponte si dannavano quindici uomini con la vitalità e la forza, diciamo, di sette. Tutte le nostre vele stavano per essere strappate. Ma ancora, i centimetri che ci servivano restavano tutti intorno a noi, e
«Fifteen men on the dead man's chest—
Yo-ho-ho, and a bottle of rum!
Drink and the devil had done for the rest—
Yo-ho-ho, and a bottle of rum!»
all’improvviso qualcuno provò a correre al di là dell’orizzonte senza guardarsi indietro: Tommy il nostromo, che rianimò per un attimo i cuori esangui e aprì uno piccolo squarcio nelle nuvole.
Ma il destino si fa beffe di chi lo sfida: ancora i pirati, e ancora i pirati. Il Padovani violato, i biancorossi battuti. All’alba la vittoria sembrava possibile, al tramonto i sogni divennero di vetro.
Il capitano si fece incontro al coach, che stava riguardando gli schemi senza sorridere. Alzò appena la testa.
«Deve sentirsi ben stanco a quest’ora».
«No», disse il coach. «Non stanco. Le dirò io come mi sento, capitano. Mi sento vecchio. E devo esserlo. Tutti voi qui a terra mi sembrate una banda di sbarbatelli che non hanno mai fatto una nera come si deve». Aveva un’aria insopportabilmente esemplare.
Dichiarò: «Passerà. La verità è che nella vita non si deve dare troppo peso a nulla, né in bene né in male».
«Vivere a mezza velocità...Non tutti possono farlo, a parte i mediani».
«Sarà abbastanza contento adesso se potrà continuare a procedere persino con quel passo», ribatté con la sua aria di consapevole virtù. «E c’è un’altra cosa: un uomo deve saper affrontare la sua cattiva sorte, i suoi errori, la sua coscienza e tutto quel genere di cose. Contro cos’altro si dovrebbe combattere altrimenti?».
Rimase zitto. Non so cosa gli lesse sul volto, perché improvvisamente gli chiese: «Come, non sarà mica scoraggiato?».
«Dio solo lo sa, capitano», fu la sua risposta sincera. «Non c’è niente di male», disse con calma. «Imparerà presto a non scoraggiarsi. Un uomo deve imparare tutto, ed è quello che tanti di questi rugbisti immaginari non vogliono capire».
«Allora ci vedremo lunedì al campo, malconci e feriti, ma ancora convinti che il nostro è lo sport più bello del mondo. Vado a raccogliere i palloni, è l’unica cosa che ci serve davvero...l’unica che non possiamo trovare dentro di noi».