29/07/2026
Nelle scorse settimane, le forze di occupazione israeliane in Palestina, che comprendono ormai senza distinzioni sia l’esercito che i gruppi di coloni, hanno alzato vertiginosamente un livello di violenza già insostenibile. I villaggi e le città della Cisgiordania sono oggetto, proprio in questi momenti, di una escalation di attacchi che per quantità e “qualità” non ha precedenti negli ultimi anni. Morti e feriti nei pogrom si contano a decine, in un territorio occupato militarmente che, per farci un’idea, ha all’incirca l’estensione del Molise.
In Israele si avvicinano le elezioni politiche che avranno luogo il 27 ottobre di quest’anno, e il governo di estrema destra di Netanyahu, sentendosi molto in bilico, intende blindare i propri risultati nella risoluzione sanguinaria della questione palestinese: conquistare più terra possibile attraverso la pulizia etnica e la costruzione e normalizzazione di insediamenti nelle residue zone a controllo palestinese. Questo significa, come ampiamente previsto, l’esplosione della violenza dell’occupazione a cui stiamo assistendo in questi giorni.
Mentre il nostro governo continua a tacere sulla questione, a coltivare relazioni economiche e istituzionali con questi criminali, e mentre alcuni addetti all’informazione pubblica nazionale definiscono “escursionisti” i coloni assassini del villaggio di Tell, dalla Cisgiordania arrivano gli appelli alla solidarietà internazionale in preparazione alla stagione di raccolta delle olive: una delle fasi cruciali per l’economia delle zone rurali palestinesi.
La stagione della raccolta delle olive viene infatti sistematicamente attaccata con estrema violenza dalle forze di occupazione, proprio perché rappresenta un momento di autodeterminazione da parte dei palestinesi, sia dal punto di vista economico che di rivendicazione del territorio. La presenza solidale di attivisti internazionali in questa fase è importantissima perché può rappresentare un deterrente agli assalti armati di coloni ed esercito alle famiglie che raccolgono le olive nei loro terreni: può in molti casi salvare un raccolto, documentare quello che succede e forse, in questa situazione, addirittura salvare delle vite.
In questi giorni Francesca Albanese ha messo a disposizione la sua visibilità rilanciando l’appello di Faz’a, un’associazione a guida palestinese impegnata nella lotta popolare non violenta, che si occupa anche dell’organizzazione degli attivisti internazionali che intendono recarsi in Cisgiordania per la raccolta delle olive al fianco degli agricoltori locali e delle loro famiglie.
Nel nostro piccolo, vogliamo fare altrettanto e invitare tutte le persone solidali al popolo palestinese a prendere in considerazione l’idea, complessa ma realizzabile, di partire per la Palestina per qualche settimana. Si tratta di un gesto che può essere davvero prezioso per molte persone, anche per se stessi, ed è importante soprattutto perché non è un’operazione di assistenzialismo occidentale, ma un’azione di solidarietà che risponde a una precisa esigenza che arriva da quei luoghi.
Fra i commenti troverete il link alla campagna di Faz’a e l’appello di Francesca Albanese, e nient’altro: non vogliamo insudiciare di troll e sionisti da tastiera questo post.
Dal fiume fino al mare.