25/12/2025
Cari amici,
in questo giorno di Natale, permettetemi di condividere con voi una riflessione.
Al di là delle interpretazioni storiche e delle diverse tradizioni religiose, il Natale porta con sé un significato che ci appartiene tutti: non è solo il ricordo di una nascita avvenuta duemila anni fa, ma un invito che si rinnova ogni anno. È la possibilità di rinascere noi stessi.
Rinascere significa lasciar andare ciò che di sbagliato, di negativo, di dannoso abbiamo accumulato dentro di noi e riversato sugli altri. È un momento per fermarsi e riflettere sul gesto d'amore più grande: donare qualcosa di importante di noi agli altri, il tempo, che è l'unica risorsa che non si può recuperare né accumulare. Quindi quando lo doniamo, stiamo donando letteralmente pezzi della nostra vita. Questo gesto, grande o piccolo che sia, ha la stessa natura del sacrificio di chi ha dato tutta la propria vita per gli altri: eroi, martiri, figure di ogni epoca e religione. È una questione di scala, non di sostanza; la sostanza è la stessa. In questo dono c'è la purificazione, c'è la speranza che si rinnova, c'è la consapevolezza del valore della vita, la nostra e quella di chi ci sta accanto.
Le distanze fra le religioni, fra le culture diverse, hanno ragione di esistere, ma come momento di confronto sano e di condivisione, non per sterile contrapposizione e divisione. Come sarebbe bello se esistesse una festa capace di unire tutti i popoli, tutte le religioni, tutte le culture in un unico significato. Come sarebbe bello se questo giorno fosse interpretato come un "ritorno", non dell'uomo Gesù, ma del significato profondo dell'unione fra i popoli. Forse il Natale, nel suo senso più vero, può essere proprio questo: un giorno in cui, ovunque nel mondo, ci si ferma insieme per ricordare ciò che davvero conta.
Io non lo so se è vero che Maria, Giuseppe, il bue e l'asinello protessero quel bambino nella notte. Ma non è importante che lo sia. È importante il significato che quest'immagine rappresenta, così come certamente in altre religioni esistono racconti e immagini altrettanto significativi. Quel che conta è il messaggio: noi adulti siamo chiamati a proteggere i bambini in generale, e soprattutto i nostri figli. Proteggerli anche da noi stessi, quando le nostre fragilità irrisolte rischiano di pesare su di loro. Proteggerli dai mali del mondo, sì, ma non rinchiudendoli tra quattro mura. La vera protezione è dargli gli strumenti per affrontare la realtà, per camminare nel mondo con forza e consapevolezza.
Il Natale ci offre questa occasione, ma non dobbiamo aspettare il 25 dicembre: ogni giorno può essere un ritorno, una rinascita. C'è sempre tempo, c'è sempre speranza per cambiare in meglio. Ecco perché non è importante sapere se questa sia davvero la data storica della nascita di Gesù: il significato va oltre la data, ed è un invito che possiamo accogliere in qualsiasi momento.
Per essere genitori migliori, persone migliori, gli uni con gli altri.
Buon Natale di cuore, a voi e ai vostri figli.
P.S.
In ogni adulto c’è ancora il bambino che è stato, anche lui va protetto, e sopratutto ascoltato.
Giuliano