18/06/2026
1. Raccontateci il vostro percorso nel ruolo di allenatori dei portieri.
La passione per il calcio è nata fin da piccoli. Andrea ha iniziato giocando come portiere nei
campionati di Prima e Seconda Categoria fino ai 39 anni, per poi intraprendere la carriera da
allenatore dei portieri, ruolo che svolge da circa dieci anni dopo aver conseguito il patentino.
Lorenzo, invece, ha iniziato ad allenare nel 2021, affiancando questa esperienza alla carriera da
calciatore, prima di dedicarsi completamente alla formazione dei giovani portieri. Entrambi
lavorano all'US Fermignanese, dove hanno trovato un ambiente stimolante e ricco di soddisfazioni.
2. Come nasce il camp dei portieri e quali sono gli obiettivi di questa edizione?
L'idea del camp è nata da Lorenzo nel 2024, inizialmente rivolta ai più piccoli. Successivamente
Andrea e Lorenzo hanno deciso di collaborare per sviluppare ulteriormente il progetto. Oggi il
camp è giunto alla sua terza edizione e rappresenta un'importante occasione di crescita per i
partecipanti. L'obiettivo è offrire una settimana intensa di lavoro, suddividendo i ragazzi in piccoli
gruppi per garantire qualità e attenzione individuale. Inoltre, la presenza di mister Gaetano Petrelli,
coordinatore dell'area portieri delle Nazionali giovanili maschili, costituirà un'opportunità unica di
confronto per ragazzi e allenatori.
3. Quanto contano divertimento e apprendimento durante gli allenamenti?
Divertimento e apprendimento devono procedere insieme. Un ambiente sereno e stimolante
favorisce la concentrazione e la voglia di migliorarsi. I ragazzi imparano meglio quando affrontano
gli allenamenti con entusiasmo e partecipazione. Per questo motivo è fondamentale proporre
esercitazioni coinvolgenti, che li mettano alla prova senza far perdere il piacere di giocare.
4. Come strutturate una seduta di allenamento?
La programmazione parte sempre dagli obiettivi da raggiungere, siano essi tecnici, fisici o
situazionali. Vengono inseriti esercizi specifici di coordinazione, forza e preparazione atletica,
insieme a momenti dedicati alla tecnica analitica e alle situazioni di gioco. Sempre più spesso le
sedute vengono adattate alle caratteristiche degli avversari, utilizzando video e analisi per riprodurre
le situazioni che il portiere potrebbe incontrare in partita.
5. Qual è l'obiettivo finale del lavoro di un allenatore dei portieri?
L'obiettivo è preparare il portiere ad affrontare la gara nel miglior modo possibile, dal punto di vista
fisico, tecnico e mentale. Bisogna fornirgli il maggior numero di strumenti per leggere il gioco,
prendere decisioni corrette ed essere utile alla squadra sia nella fase difensiva sia in quella
offensiva. Formare un portiere significa renderlo autonomo e consapevole delle proprie capacità.
6. Quale insegnamento ritenete più importante trasmettere ai giovani portieri?
L'aspetto fondamentale è la mentalità. Occorre trasmettere passione per il ruolo, responsabilità e
capacità di affrontare le difficoltà. In particolare, bisogna insegnare che l'errore fa parte del percorso
di crescita: nel ruolo del portiere gli sbagli sono spesso evidenti e decisivi, ma devono diventare
occasioni di apprendimento e non motivi di scoraggiamento.
7. Quali sono le difficoltà tecniche maggiori nella formazione di un portiere?
Tra i fondamentali più complessi emergono soprattutto le uscite alte. In queste situazioni il portiere
deve leggere rapidamente la traiettoria del pallone, valutare la posizione di compagni e avversari e
prendere decisioni in pochi istanti. Servono qualità coordinative, coraggio e spirito d'iniziativa. Per
questo motivo è importante incoraggiare i ragazzi ad assumersi responsabilità e a non avere paura di
sbagliare.
8. Quanto incide l'aspetto psicologico nel ruolo del portiere?
La componente mentale è probabilmente quella che fa maggiormente la differenza. Un portiere
deve mantenere concentrazione per tutta la durata della partita, anche quando viene chiamato in
causa una sola volta. Dopo un errore o un gol subito deve essere in grado di reagire
immediatamente, "resettare" e tornare a pensare all'azione successiva. Questa capacità di gestione
emotiva è una delle caratteristiche distintive dei portieri di alto livello.
9. Perché partecipare a un camp specifico per portieri?
Un camp rappresenta una vera e propria full immersion nel ruolo. In pochi giorni si concentrano
esperienze, stimoli e contenuti che permettono di accelerare il percorso di crescita dei partecipanti. I
ragazzi possono lavorare con allenatori qualificati, confrontarsi con professionisti di altissimo
livello e vivere un'esperienza intensa sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano.
10. Qual è il messaggio finale che volete lasciare ai giovani portieri?
L'augurio è che ogni ragazzo possa uscire da questa esperienza arricchito come atleta e come
persona. Il percorso di un portiere richiede impegno, coraggio e capacità di affrontare gli errori, ma
deve essere vissuto sempre con entusiasmo e passione. Allenarsi con il sorriso, creare nuove
amicizie e condividere esperienze con compagni e allenatori diversi sono aspetti preziosi tanto
quanto i miglioramenti tecnici ottenuti sul campo.