24/07/2026
Chi si allena con costanza, paradossalmente, spesso fa fatica a non fare fatica. Gli viene difficile, cioè, prendersi una pausa.
Lo si nota specialmente in estate. Anche in vacanza, molte persone sentono il bisogno di restare produttive. Il che non è per forza un male: per tanti, infatti, lo sport è prima di tutto una passione, un’attività che rende felici e fa stare bene, a cui, perciò, è difficile rinunciare.
Per altri, invece, l’allenamento è diventato una parte stabile e irrinunciabile della quotidianità, proprio come fare colazione o lavarsi i denti. Interromperlo, anche soltanto per una o due settimane, significa destabilizzare la routine, generando, di fatto, una sensazione di disagio e di vuoto.
Così, alcuni, perfino quando sono in vacanza e lontani da casa, appena vedono per strada un campetto da calcio o da basket, un bel lungomare su cui poter correre o un parchetto con qualche attrezzo in cui poter fare corpo libero, subito si fiondano ad allenarsi, con lo stesso entusiasmo e con la stessa velocità con cui i bambini si fiondano sui giocattoli o sulle caramelle.
Discorso diverso, invece, è quando non si riesce a interrompere gli allenamenti per senso di colpa. In questo caso, ne sono convinto, alla base c’è un equivoco: pensare che riposarsi voglia dire essere improduttivi e, di conseguenza, convincersi che durante una pausa valiamo di meno.
È un errore figlio della società della performance, la quale ci ha abituato a credere che essere disciplinati significhi strafare, non fermarsi mai, perché, nell’epoca dell’incessantismo, fermarsi vuol dire perdere valore: soldi, visualizzazioni, like, condivisioni. Significa rischiare di essere tagliati fuori dall’algoritmo dei social e, a volte, persino da quello sociale, lasciati indietro da un progresso che corre troppo velocemente per concederci anche solo un pit stop.
Il problema, però, è che abbiamo trasferito questa mentalità tossica anche nel mondo sportivo, finendo per stravolgerne i principi.
Sul campo e in palestra, infatti, il riposo non è la negazione del progresso, ma una sua componente essenziale. Senza riposo, del resto, non si va da nessuna parte: invece che favorirlo, il sovrallenamento ostacola lo sviluppo.
Il riposo, al contrario, lo favorisce. Lo rende possibile e, soprattutto, sostenibile.
Perciò, se sei in vacanza e ti senti in colpa perché non ti stai allenando, ricordati che, in realtà, lo stai facendo.