California Gym Club

California Gym Club Per chi ama muoversi sempre!

sala pesi e cardio con assistenza dalle 9.30 alle 21.30 tutti i giorni dal lunedì al venerdì, possibilità di personal training
corsi di gruppo al mattino ore 10.00 il lunedì(GAG) mercoledì (PILATES) venerdì (TOTAL BODY/CORPO LIBERO)
corsi preserali tutti i giorni:
LUNEDI'
17.30 PILATES
18.30 STEP AEROKICK
19.35 SPINNING
MARTEDI':
18.30 GAG
19.35 ZUMBA
MERCOLEDI':
18.30 TABATA
GIOVEDI':
17.30 PILATES
18.30 PILATES
19.35 SPINNING
VENERDI':
18.30 ZUMBA

♦️SARCOPENIA E LASSITÀ CUTANEA: IL VOLTO DELL’INVECCHIAMENTO BIOLOGICOLa sarcopenia e la lassità cutanea non sono due fe...
07/06/2026

♦️SARCOPENIA E LASSITÀ CUTANEA: IL VOLTO DELL’INVECCHIAMENTO BIOLOGICO

La sarcopenia e la lassità cutanea non sono due fenomeni separati che procedono in parallelo per caso: sono due manifestazioni diverse della stessa deriva biologica, quella che inizia silenziosamente dopo i 35–40 anni e accelera in modo evidente in menopausa e andropausa. Il muscolo perde progressivamente la sua capacità di rispondere agli stimoli anabolici, la pelle perde la sua architettura profonda, il collagene si assottiglia, la matrice extracellulare si disorganizza. È un processo lento, continuo, spesso invisibile fino a quando non diventa macroscopico. Eppure la fisiologia ci dice che tutto parte da tre nodi centrali: l’infiammazione cronica di basso grado, lo stress ossidativo e la resistenza anabolica. Sono questi tre fattori a creare il terreno su cui si sviluppano sia la perdita di massa muscolare sia la perdita di tono cutaneo, ed è su questi tre fronti che la ricerca degli ultimi anni ha concentrato l’attenzione.

📍La novità più interessante emersa tra il 2023 e il 2025 è che il muscolo non è solo un organo meccanico deputato al movimento, ma un vero organo endocrino capace di dialogare con la pelle. Uno studio giapponese pubblicato su Scientific Reports nel 2023 ha mostrato che l’esercizio contro resistenza e l’aerobica migliorano in modo significativo l’elasticità cutanea e lo spessore del derma in donne di mezza età. Il dato più sorprendente è che il resistance training, più dell’aerobica, aumenta lo spessore dermico, un parametro che declina in modo marcato con l’età. La spiegazione risiede nelle miochine, molecole rilasciate dal muscolo durante la contrazione: IL‑15, decorina, biglicano. Queste sostanze raggiungono i fibroblasti cutanei e ne stimolano la capacità di produrre collagene e organizzare la matrice extracellulare. Parallelamente, l’allenamento riduce le citochine infiammatorie responsabili della degradazione del collagene. È la prima dimostrazione chiara che il muscolo “parla” alla pelle e che la contrazione meccanica ha un impatto diretto sulla biologia cutanea.

📍La sarcopenia, d’altra parte, non è solo una perdita di massa muscolare: è una perdita di qualità, di funzionalità, di capacità di rispondere allo stimolo anabolico. Dopo i 40 anni la massa muscolare cala in media dell’1% all’anno, ma ciò che conta davvero è la resistenza anabolica, cioè la difficoltà del muscolo a rispondere allo stimolo dell’allenamento e delle proteine. Questo fenomeno è amplificato dalla riduzione degli androgeni, dalla diminuzione della sensibilità insulinica e dall’aumento dell’infiammazione sistemica. È un circolo vizioso: meno muscolo significa più infiammazione, più infiammazione significa meno collagene, meno collagene significa più lassità cutanea. Il corpo perde tono, la pelle perde struttura, la performance cala e la percezione estetica peggiora.

📍La forza, in questo scenario, diventa un intervento terapeutico. Non un semplice allenamento, ma un vero trattamento biologico. Gli studi più recenti mostrano che il resistance training è capace di invertire la resistenza anabolica, migliorare la funzione mitocondriale, ridurre l’infiammazione e stimolare la sintesi proteica muscolare anche in età avanzata. La fase eccentrica, in particolare, è quella che genera lo stimolo più potente: un carico controllato, una discesa lenta di tre o quattro secondi, una tensione continua che attiva mTOR anche quando il muscolo è meno responsivo. È lo stimolo perfetto per contrastare la sarcopenia e, allo stesso tempo, per inviare alla pelle quel segnale endocrino che ne sostiene la rigenerazione.

📍La letteratura recente converge su un modello chiaro: tre sessioni settimanali di allenamento contro resistenza, con carichi tra il 70 e l’85% dell’1RM, ripetizioni tra 8 e 12, enfasi sulla fase eccentrica e una selezione di esercizi multiarticolari come squat, stacchi, press e rematore. A questo si aggiunge un cardio breve e strategico, 20-30 min, utile per migliorare la sensibilità insulinica e ridurre il grasso viscerale, uno dei principali generatori di infiammazione cronica. È un approccio integrato che agisce contemporaneamente sul muscolo, sulla pelle e sul metabolismo.

📍La conclusione per i professionisti del settore è chiara: non esiste più una distinzione netta tra allenamento per la performance e interventi per la qualità cutanea. Muscolo e pelle sono un unico sistema biologico, connesso da segnali meccanici, immunologici ed endocrini. Il resistance training diventa così un intervento di longevità, un trattamento anti‑infiammatorio, un modulatore della matrice extracellulare. È il punto di incontro tra medicina, estetica e scienza dell’allenamento. Ed è la strada più solida che abbiamo oggi per contrastare il doppio volto dell’invecchiamento: la perdita di forza e la perdita di tono.

Si ricorda che lunedì e martedì saremo chiusi per il ponte del 2 giugno.
28/05/2026

Si ricorda che lunedì e martedì saremo chiusi per il ponte del 2 giugno.

Una delle cose più difficili dello sport è iniziare ad allenarsi in un contesto frequentato da persone già esperte. Può ...
25/05/2026

Una delle cose più difficili dello sport è iniziare ad allenarsi in un contesto frequentato da persone già esperte. Può essere una palestra, una nuova squadra o, semplicemente, il campetto sotto casa. Vedere gli altri fare cose che a noi sembrano impossibili è scoraggiante. Ci fa credere di essere inadatti.

In questi casi, però, dobbiamo ricordarci una cosa: quelle persone che ora guardiamo con ammirazione, e che consideriamo inarrivabili, sono partite dal nostro stesso livello. Anche loro, un tempo, erano goffe, scoordinate, incapaci.
È normale. E questo, invece di abbatterci, dovrebbe motivarci. Perché vuol dire che anche noi, un giorno, possiamo diventare altrettanto bravi.

14/05/2026
😄😄😄 mi devono arrestare?
13/05/2026

😄😄😄 mi devono arrestare?

WALL SIT: l'esercizio più semplice del mondo che rinforza il QUADRICIPITE, protegge il GINOCCHIO e abbassa la pressione ...
23/04/2026

WALL SIT: l'esercizio più semplice del mondo che rinforza il QUADRICIPITE, protegge il GINOCCHIO e abbassa la pressione arteriosa (e perché bastano pochi minuti)

Non sempre sono necessari grandi e prolungati sforzi perché qualcosa di buono accada nel tuo corpo.

Ad esempio, questa è una delle mie storie preferite.

Un mio amico mi ha raccontato che il periodo in cui ha avuto le anche più flessibili in assoluto era il periodo in cui, due volte al giorno, scavalcava un muretto abbastanza alto: lo faceva per "tagliare" la strada verso l'ufficio, perchè gli consentiva di non fare il giro intorno al palazzo.

Durata dell'esercizio: meno di un minuto al giorno.

Ma ogni santo giorno, per mesi e mesi.

È un esempio un po' estremo, ma fa capire un concetto importante: a volte è il gesto piccolo fatto con costanza che produce i risultati più sorprendenti.

E c'è un esercizio che incarna questo concetto in modo perfetto: il wall sit.

Il famoso "schiena al muro" che io associo ad estenuanti competizioni nell'ora di ginnastica alle scuole medie.

È uno degli esercizi più semplici che esistano: ti appoggi con la schiena al muro, scendi fino a piegare le ginocchia, e mantieni la posizione.

Non ti muovi, non salti, non fai nulla di complicato.

Eppure quello che succede durante quei secondi di tenuta è molto più potente di quanto sembri.

Partiamo dal dato scientifico, perché è impressionante.

Una meta-analisi pubblicata sul British Journal of Sports Medicine ha analizzato 270 studi con oltre 15.000 partecipanti, confrontando l'effetto di diversi tipi di esercizio sulla pressione arteriosa.

Di tutti gli esercizi analizzati (aerobici, resistenza, HIIT, combinati), gli esercizi isometrici sono risultati i più efficaci in assoluto per ridurre la pressione.

E tra tutti gli esercizi isometrici, il wall sit è risultato il più efficace di tutti.

Riduzione media: circa 10 mmHg sulla sistolica e 5 mmHg sulla diastolica.

Per dare un'idea: è una riduzione paragonabile a quella di un farmaco antipertensivo.

Con un esercizio che puoi fare ovunque ci sia un muro.

Ma l'effetto sulla pressione è solo uno dei motivi per cui il wall sit è così interessante.

L'altro motivo è il rinforzo del quadricipite, e qui il fatto che sia isometrico fa tutta la differenza.

In un esercizio isometrico il muscolo si contrae senza cambiare lunghezza: produce forza, ma non si muove.

Questa è una cosa che il corpo ama particolarmente, perché la forza isometrica non allena solo le fibre muscolari: rinforza anche le strutture articolari e tendinee.

Tendini, legamenti, cartilagine: tutte strutture che beneficiano enormemente dalla contrazione isometrica, perché ricevono un carico costante e controllato che le stimola a diventare più robuste senza il rischio dell'impatto ripetuto.

Per il ginocchio questo è fondamentale.

Il quadricipite è il muscolo che protegge il ginocchio, e rinforzarlo in modalità isometrica significa rinforzare contemporaneamente il muscolo, il tendine rotuleo e le strutture articolari.

Tutto in un solo gesto, senza impatto, senza movimenti bruschi, senza attrezzature.

E poi c'è un dettaglio che rende il wall sit particolarmente elegante: è squisitamente facile da progredire.

Più scendi con le ginocchia (avvicinandoti ai 90 gradi), più l'esercizio diventa difficile.

Non servono pesi, non servono varianti complicate: basta scendere di qualche centimetro e il carico sul quadricipite aumenta in modo significativo.

Parti alto e tieni 30 secondi? Bene.

Il mese dopo scendi un po' di più e tieni 30 secondi? Hai progredito.

La progressione è incorporata nell'esercizio stesso.

Ecco come farlo.

Appoggia la schiena a un muro liscio, i piedi a circa 40-50 centimetri dal muro, larghezza delle spalle.

Scendi piegando le ginocchia fino a dove riesci a mantenere la posizione in modo stabile (non per forza a 90 gradi: parti da dove sei).

La schiena resta appoggiata al muro, il peso è sui talloni, le ginocchia non superano la punta dei piedi.

Mantieni la posizione per 30 secondi.

Risali, riposa 30-40 secondi, e ripeti per 3-4 volte.

In tutto sono 2-3 minuti di esercizio effettivo.

Pochi minuti, tre volte alla settimana.

I benefici documentati dalla ricerca con queste tempistiche sono reali e significativi.

E questo è solo un singolo esercizio.

Aggiungendo anche poco, in modo intelligente e mirato (un paio di esercizi per i flessori della coscia, qualcosa per il gluteo, un po' di mobilità), i risultati in termini di benessere si moltiplicano esponenzialmente.

Non perché servano ore di palestra: perché i muscoli giusti, stimolati nel modo giusto, con costanza, producono cambiamenti che vanno ben oltre quello che ti aspetteresti dal tempo investito.

GRANDE GLUTEO: se è "spento", lo PSOAS vince e la LOMBARE si infiamma.Nel tuo bacino c'è un equilibrio tra due muscoli c...
23/04/2026

GRANDE GLUTEO: se è "spento", lo PSOAS vince e la LOMBARE si infiamma.

Nel tuo bacino c'è un equilibrio tra due muscoli che determina come sta la tua schiena.

Da una parte c'è il grande gluteo: il muscolo più grande e potente del corpo. Il suo lavoro è spingere la coscia all'indietro, darti la spinta quando cammini, sollevarti quando ti alzi, e tenere il bacino in posizione.

Dall'altra parte c'è lo psoas: più nascosto, più profondo, fa il lavoro opposto. Porta la coscia in avanti, flette l'anca, e tira costantemente il bacino in avanti.

Quando i due sono in equilibrio, il bacino sta fermo, l'anca si muove in modo completo, e la colonna lombare non deve intervenire.

Il problema è che il gluteo ha un tallone d'Achille enorme: si "spegne "con una facilità impressionante.

Il cervello gestisce i muscoli con una logica di risparmio energetico: se un muscolo non viene chiamato a lavorare, lo mette in standby.

Ore seduti, il gluteo è schiacciato su una sedia, mai chiamato a contrarsi, completamente ignorato. Il cervello dopo un po' smette di attivarlo.

Lo psoas, nelle stesse ore, è in accorciamento costante: si accorcia, si irrigidisce, diventa sempre più dominante.

A quel punto il tiro alla fune è finito.

Lo psoas tira il bacino in avanti senza trovare resistenza, perché dall'altra parte il gluteo non risponde.

La curva lombare si accentua.

I dischi vertebrali vengono compressi nella parte posteriore.

E la colonna lombare entra in uno stato di tensione cronica: è lei che deve fare il lavoro che il gluteo non fa più.

Ad ogni passo che cammini, la lombare compensa quello che il gluteo non spinge.

Ad ogni volta che ti alzi, la schiena si inarca per generare la forza che il gluteo non produce.

Ad ogni scalino, la colonna lavora al posto del motore principale.

È come se una macchina andasse avanti col motorino di avviamento perché il motore vero è spento: si muove, ma tutto il sistema è sotto stress.

E non è solo la lombare a pagare.

Sotto il grande gluteo c'è il piriforme, un muscoletto progettato per fare piccoli aggiustamenti. Con il gluteo spento, viene promosso a stabilizzatore del bacino: un lavoro per cui non è progettato. Si sovraccarica, si contrae, e siccome il nervo sciatico gli passa proprio accanto, può creare quel dolore profondo al gluteo che tanti conoscono.

Ecco perché tante persone hanno rigidità lombare cronica, dolore profondo al gluteo, e sensazione di schiena "sempre sotto pressione" senza un motivo apparente.

Il motivo c'è eccome: il motore principale è spento, e tutti gli altri stanno facendo gli straordinari.

Ora, molti pensano che la soluzione sia allungare lo psoas.

L'allungamento dello psoas è utilissimo (lo illustro quasi in ogni mio video su YouTube :D), e dà giovamento rapido.

Ma se allunghi lo psoas senza riattivare il gluteo, hai allentato la corda da una parte senza ridare forza dall'altra. Il tiro alla fune resta sbilanciato.

La vera svolta arriva quando fai entrambe le cose.

Riduci la rigidità dello psoas, e il bacino smette di essere tirato in avanti.

Riattivi il gluteo, e il bacino ritrova il contrappeso che gli mancava.

Quando l'equilibrio si ristabilisce, la lombare si scarica, il piriforme si rilassa, e quella sensazione di schiena "sempre contratta" se ne va.

Spesso in modo sorprendente, perché non c'era nulla di rotto: c'era solo un motore spento e un antagonista che aveva preso il sopravvento 💪

CARTILAGINE del ginocchio: un equilibrio che dipende dai MUSCOLI  (uno in particolare) La cartilagine del ginocchio, com...
18/04/2026

CARTILAGINE del ginocchio: un equilibrio che dipende dai MUSCOLI (uno in particolare)

La cartilagine del ginocchio, come tutte le cartilagini, ha una caratteristica che cambia completamente il modo in cui dovresti pensare alle tue ginocchia: se ne parla poco, ma è la cosa più importante.

Non ha vasi sanguigni.

Non ha un sistema di nutrimento proprio: non riceve sangue, non riceve ossigeno direttamente, non si ripara come gli altri tessuti.

Si nutre per "imbibizione": i nutrienti arrivano dal liquido sinoviale che la circonda, e vengono assorbiti solo quando la cartilagine viene compressa e rilasciata ritmicamente.

Come una spugna che si riempie d'acqua solo se la spremi e la rilasci.

Se la comprimi e la rilasci in modo uniforme, si nutre bene, resta elastica, e dura decenni.

Se la comprimi sempre nello stesso punto, o la comprimi troppo, o non la comprimi abbastanza, si deteriora.

In pratica la cartilagine non decide da sola se stare bene o stare male: dipende interamente dall'ambiente meccanico in cui lavora.

E quell'ambiente meccanico lo creano i muscoli.

Uno in particolare: il quadricipite.

Il quadricipite è il grande muscolo che avvolge tutto il ginocchio dalla parte anteriore, e il suo lavoro principale non è "estendere la gamba" come si studia a scuola.

Il suo lavoro principale è assorbire i carichi, distribuirli in modo uniforme sulla cartilagine, e guidare la rotula nella sua sede ad ogni movimento.

Quando il quadricipite è forte e funzionante, i carichi che arrivano dall'alto (il peso del corpo) e dal basso (la reazione del suolo) vengono distribuiti in modo uniforme su tutta la superficie cartilaginea.

La cartilagine viene compressa e rilasciata in modo omogeneo, si nutre bene, e si consuma in modo lentissimo e regolare.

Come un pneumatico che ha la convergenza perfetta: si consuma in modo uniforme su tutta la superficie e dura centomila chilometri.

Quando il quadricipite è debole, l'ammortizzatore non c'è.

I carichi arrivano direttamente sulla cartilagine senza essere assorbiti, e si concentrano in punti specifici invece di distribuirsi uniformemente.

La cartilagine si consuma "a chiazze": certi punti si assottigliano molto più velocemente di altri, esattamente come un pneumatico che si usura solo da un lato perché la convergenza è sbagliata.

E la "convergenza" del ginocchio la fanno i muscoli.

Questo è un concetto che cambia tutto: non è il ginocchio che "invecchia" e poi il muscolo si indebolisce.

È il muscolo che si indebolisce e poi il ginocchio si usura.

E non è un'ipotesi: è quello che la ricerca ha dimostrato.

Uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine ha ribaltato una convinzione che durava da decenni: la debolezza del quadricipite precede l'usura della cartilagine, a volte di anni.

Studi successivi hanno confermato il dato: chi ha il quadricipite debole ha un rischio 3,5 volte maggiore di perdere cartilagine nel giro di pochi anni rispetto a chi ce l'ha forte.

E deficit di forza del 15-18% emergono prima ancora che compaiano i sintomi.

Il ginocchio non fa ancora male, funziona ancora bene, ma sotto la superficie il muscolo ha già smesso di proteggerlo.

E ogni giorno di debolezza muscolare è un giorno in cui la cartilagine riceve carichi che non dovrebbe ricevere.

Ogni passo, ogni scala, ogni alzata dalla sedia è un carico che qualcuno deve assorbire.

Se lo assorbe il quadricipite, la cartilagine lavora in pace.

Se non lo assorbe il quadricipite, lo assorbe la cartilagine.

E la cartilagine non è progettata per assorbire quei carichi da sola: è progettata per lavorare in un ambiente protetto dai muscoli.

Ecco perché tante persone arrivano a 55-60 anni con la cartilagine consumata e sentono dire "è l'età".

Non è l'età: è un quadricipite che ha smesso di fare il suo lavoro 10-15 anni prima, silenziosamente, senza dolore, senza che nessuno se ne accorgesse.

E la cartilagine ha pagato il conto, passo dopo passo, anno dopo anno.

La buona notizia è che il quadricipite è uno dei muscoli che rispondono meglio all'allenamento, a qualsiasi età.

E rinforzarlo è uno dei pochissimi interventi che la ricerca ha dimostrato essere in grado di rallentare concretamente la perdita di cartilagine.

La "convergenza" del tuo ginocchio la puoi correggere.

E più i tuoi muscoli sono in forma, meglio sta il tuo ginocchio. La cosa positiva è che questo è assolutamente valido anche se la tua cartilagine è già problematica (ovvio, non parliamo di usure estreme).

Indirizzo

Via Peretto M. G. N° 16
Favria
10083

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 21:30
Martedì 09:30 - 21:30
Mercoledì 09:30 - 21:30
Giovedì 09:30 - 21:30
Venerdì 09:30 - 21:30

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando California Gym Club pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a California Gym Club:

Condividi

Digitare