01/12/2024
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Un allievo, soprattutto in tenera età, fa quello che gli dice di fare il suo istruttore.
Pertanto, se un pony viene condotto con le redini tirate a morte, un chiudibocca che blocca la masticazione della mascella e irrigidisce collo e conseguentemente schiena del cavallo e ci mettiamo anche le redini (inutili) elastiche che bloccano il naturale basculare del collo del cavallo e pertanto spengono l'impulso non facendo impegnare il posteriore, non è colpa del bambino o della bambina che vi è sopra, ma di chi gli mette in mano quelle cose.
Questa non è Equitazione, ma è una sua pericolosa deriva e dico pericolosa perché ne fanno le spese sia chi m***a e sia il cavallo, perché chi m***a, crederà nel crescere che si m***a solo ed esclusivamente con quel tipo di finimenti altamente coercitivi e dannosi per il cavallo ignorando completamente i basilari della corretta Equitazione che escludono a priori quel tipo di finimenti, il cavallo si ritroverà ad avere problematiche serie a livello psico fisico e il cavallo non è un essere meccanico e un giocattolo, ma un essere vivente che prova dolore.
Se questo mio mettere il dito nella piaga, da urto, non mi dispiace per niente, perché questa NON è Equitazione, non lo so nemmeno io cosa è, di certo manco i barbari m***avano in questo modo osceno.
Perfino i Longobardi avevano leggi severissime per chi maltrattava i cavalli.
Avere a che fare con i cavalli non è un diritto di chiunque, non è un gioco, un passatempo, ma un privilegio acquisito attraverso una lunga riflessione del senso del rispetto.
Se condannare le cattive pratiche, l’uso di finimenti coercitivi, i metodi addestrativo/relazionali senza nessuna valenza scientifica, servisse a far ragionare le persone, aprirgli la mente, e in qualche modo servisse a cambiare l’attuale percezione del cavallo, della pratica dell’Equitazione e tutto ciò che gli ruota intorno, e se questo mi causasse anche l’avere centinaia e migliaia di persone che avversano ciò che io dico, e mi attirasse la loro antipatia, il loro odio, le loro invettive e insulti, per me andrebbe sempre bene.
Poiché un cavaliere cosciente e consapevole è un cavallo in meno che patisce la cattiva pratica, finimenti coercitivi e metodi empirici dannosi.
(Raffaella Scelsi – Istruttore Capo dell'Accademia Equestre San Paolo – tutti i diritti riservati ©)