25/05/2026
📬 📝 da new 21 - F. Mòllica ~~~~~~~~~
Dobbiamo ricordarci che nell'800 Napoli era la città più grande d'Italia.
Considerando la presenza della Corte dei Borbone, un numero molto alto di famiglie aristocratiche, una ricca borghesia, una città che aveva nella musica e nell'arte del divertimento un motivo di vita, insomma mettendo tutto insieme non ci meravigliamo se Napoli era una capitale del ballo.
Lo era fino al punto che un libraio stampatore, colto non un mestierante, decise che Napoli meritava un Manualetto di Ballo in Vernacolo, cioè in lingua napoletana.
Si chiamava Luigi Chiurazzi e pubblicò nel 1866 il Manualetto dei Balli di Società Franco-Italo-Vernacolo. Scopriamo così che i maestri napoletani insegnavano il "Valzero" e la "Quatriglia Franzese", e il Balancé si chiamava "Traballiata" e il Grand Rond era la "Ritonna".
Di certo il gesto di Chiurazzi voleva essere una protesta ironica e colta contro la nuova Italia, vissuta come un sopruso.
Oppure, e conoscendo lo spirito partenopeo non credo di sbagliare, era un modo di affermare che a Napoli esisteva una lingua che poteva stare al fianco del francese e dell'italiano.
Il Ballo, ricorda a noi il Manualetto, rimaneva comunque al centro della vita sociale, in qualsiasi lingua lo si nominasse.
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