19/05/2026
Viviamo in un’epoca che ha reso anormali comportamenti normali e, viceversa, normali comportamenti anormali. Infatti, azioni che dovrebbero essere ordinarie, come leggere, allenarsi o mangiare bene, sono diventate straordinarie.
Se un tempo erano gesti spontanei, oggi, invece, sembrano richiedere uno sforzo. Non perché siano diventati più difficili in sé, ma perché abbiamo reso fin troppo facile tutto ciò che li contrasta e sostituisce. Adesso, ci viene più naturale scrollare, restare seduti per ore o mangiare male: non si tratta di una scelta, ma di un condizionamento del mondo che ci circonda.
Il punto è che l’abitudine non distingue tra ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male. Purtroppo, si adatta indiscriminatamente a quello che la società le mette a disposizione, rendendolo via via più familiare e, quindi, normale. E noi, oggi, viviamo in un’epoca che ha normalizzato atteggiamenti malsani. All’opposto, ha reso eccezionali quelli sani.
Ma questo è un problema, perché ciò che consideriamo eccezionale ci offre sempre una scusa per non farlo. Dopotutto, se è eccezionale, deve essere roba per pochi. Ciò che riteniamo normale, invece, si giustifica da sé: lo facciamo senza metterlo in discussione e senza sentirci in colpa, perché “tanto lo fanno tutti”.
L’ho capito di recente. In questi mesi sto ultimando un nuovo libro, e questo significa che passo molte ore a limare i paragrafi che ho scritto. Il che mi porta a non aver voglia di leggere altro, come invece sono solito fare. Mi viene più naturale prendere il cellulare, soprattutto alla sera.
Nelle ultime settimane ho provato a ricominciare, ma mi sono accorto di una cosa: che è bastato poco tempo di disabitudine, per far sì che la lettura smettesse di essere un automatismo e diventasse uno sforzo. Un gesto che, ora, devo quasi impormi, dal momento che nel frattempo mi sono abituato a fare qualcosa di più facile, ma anche più vuoto, come scorrere video.
La stessa cosa succede nello sport. Quando ti fermi per un po’, non rischi di perdere solo la forma fisica. Quello è il meno. Il rischio più grande è quello di smarrire la voglia e la costanza. E, senza accorgertene, sostituire il movimento con l’alternativa più “normale” che la nostra epoca ti offre: restare seduto, davanti a uno schermo. Allenarti, allora, diventa “anormale”, cioè qualcosa che devi riconquistare, poco alla volta.
Ciò significa che, oggi, le buone abitudini non sono mai davvero al sicuro. Sono fragili, continuamente messe alla prova da una società che ci assuefa a fare l’esatto opposto. Proprio come il corpo, vanno tenute allenate.
Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
Lo trovi qui: https://amzn.eu/d/6LMhn3W
Il Saggio dello sport