27/04/2024
Ecco uno studio che ci dà la spiegazione sull'origine del nome Dogliani e di moltipaesi dei dintorni. Buona lettura.
Gli antichi dicevano che Saturno, Cronos per i Greci, dopo essere stato esiliato dall’Olimpo dai suoi figli, fosse giunto in Italia accolto da un dio tutto italico: Giano.
Saturno, come conveniva all’epoca, portò con sé qualche dono, tra cui l’arte di divenire il futuro consultando il volo degli uccelli e le interiora degli animali e il vino! Qui da noi, nelle Alte Langhe Langasche, a portare la coltura della vite furono probabilmente i Greci, dopo che si erano stanziati sulla costa provenzale, tra Nizza e Marsiglia. Proprio sulle Langhe molte località portano ancora il nome di Giano, che venne qui da noi a insegnare la viticultura, con il suo compagno Summanus. L’uno, Giano, guardiano del solstizio d’inverno; l’altro, Summanus, guardiano del solstizio d’estate.
Giano dalle 2 facce, custode dei confini, ha dato il nome al mese di gennaio con uno sguardo sul passato e uno sul futuro e culti misterici lo collegano al susseguirsi delle stagioni.
Giano vantava un rapporto peculiare con la morte, poiché custode dell’ultima porta: quella che ci separa dal mistero dell’aldilà. Un “compito” fondamentale presso tutti i culti, tutte le religioni. Ma Giano, caro ai filosofi antichi, diversamente da tanti profeti taceva: mai svelò cosa ci attende dietro a quella porta.
Nella Roma antica la prima preghiera nell’intraprendere un’attività, un’impresa, una spedizione militare era rivolta a Giano: il dio che custodiva la chiave del successo. La fama di Janus Pater era diffusa anche presso i Liguri, ottimi marinai, che lo veneravano come massimo mastro d’ascia costruttore di navi e da qui deriverebbe il nome di Genova (Ianua) che, peraltro, è la porta principale tra la terra e il mare, tra il Mar Ligure e la retrostante Val Padana.
Molti miti erano collegati a Giano, da tempo perduti; ma uno sembra persistere nella toponomastica del Basso Piemonte, una regione che meriterebbe essere definita Gianide.
Qui da noi, sulle Langhe e alcuni paesi vicini, è rimasto quasi un mito, probabilmente legato al vino e alla vite.
Alcuni paesi hanno mantenuto il genitivo Iani.Igliano da ile Iani: ventre di Giano; Dogliani da dolium Iani: piccola botte di Giano Ghigliani, borgata di Bastia glis Iani: ghiro di Giano.
Farigliano da far Iani: farro, pane, focaccia di Giano.
Clavesana da clavis Iani: chiave, catenaccio di Giano.
Viaiano, borgata di Farigliano, da via Iani: via di Giano; Mulassano, divenuto Murazzano per un tipico rotacismo fonetico, da mulus Iani: mulo di Giano.
Al di là del Tanaro:
Magliano da malum Iani: melo, pomo di Giano;
Fossano da fossa Iani: fosso, solco di Giano;
Savigliano da savium Iani: bacio di Giano.
Poteva mancare Somano da Summanus? Il paese tra Dogliani e Bossolasco che mantiene inalterato il nome del compagno di viaggio di Giano.
E poiché erano soliti viaggiare su un carro trainato da buoi colmo di cornucopie e anfore di buon vino, il nome di Carrù (dove tuttora si festeggia il bue grasso) potrebbe derivare da quel mastodontico carrus.
In Valle Belbo c’è Cossano, da cos Iani: rupe di Giano.
Poco più a valle Santo Stefano Belbo il cui nome antico era Fogliano: da foglium(foglia) o follis (borsa) di Giano.
Ed ancora La Morra, il cui nome antico era Maregliano: il Mare Iani”, il mare di Giano. È sufficiente guardare le colline attorno, da Alba, a Barolo, Serralunga, Grinzane Cavour, Roddi, Castiglion Falletto, Dogliani… per vedere davvero il mare di vigne più prestigioso al mondo, com’era nell’antichità e com’è rimasto tutt’oggi (patrimonio dell’Unesco per i paesaggi viticoli).
A testimonianza di questo legame di Dogliani col Dio Giano, riproduciamo la scultura in pietra presente nel museo Archeologico di Dogliani.
Estratto dagli studi di Guido Araldo