20/08/2026
Buongiorno a tutti.
Condivido pienamente le considerazioni fatte nella pagina di Yoi del Maestro Martino Giorgi sul “Karate senza gare”.
https://www.facebook.com/100063653164101/posts/1673504451447978/?app=fbl
E, devo dire, mi rincuora particolarmente che a porre queste riflessioni sia un giovane Maestro: significa che certe domande, che forse appartengono alla nostra storia più di quanto pensiamo, continuano a interrogare anche le nuove generazioni.
Vorrei però partire da una considerazione personale: non amo lo sport, almeno quando con questo termine intendiamo la pratica agonistica e, ancor più, lo sport trasformato in spettacolo. Su questo tema consiglio la lettura dell’interessante libro di Bruno Ballardini, "Contro lo sport".
Non nascondo, tuttavia, che ai ragazzi che praticano con me faccio fare una gara all’anno. Credo che, in dosi quasi “omeopatiche”, anche l’esperienza agonistica possa avere un valore formativo: può insegnare a misurarsi con i propri limiti, a gestire la tensione, la sconfitta e il confronto con gli altri.
Ma proprio per questo penso che debba essere uno strumento, non il fine della pratica.
In una società sempre più orientata al confronto, alla competizione e, in qualche modo, anche a “preparare la guerra”, credo che uno degli obiettivi più importanti di chi si occupa della formazione delle giovani generazioni debba essere esattamente l’opposto: non insegnare ai ragazzi a essere migliori degli altri, ma ad essere ogni giorno migliori di sé stessi.
Il Karate, in questo senso, può offrire qualcosa che va ben oltre la medaglia, il risultato e la classifica. Può diventare un percorso di conoscenza, disciplina, consapevolezza e perfezionamento personale.
Ed è forse proprio questa la dignità che dobbiamo continuare a difendere: la possibilità di praticare il Karate non per vincere contro qualcuno, ma per diventare, giorno dopo giorno, qualcosa di più di ciò che eravamo ieri.
Buona lettura.