Milan Club Crotone "Raffaele Gerace"

Milan Club Crotone "Raffaele Gerace" Club associato al AIMC che raduna i tifosi rossoneri di Crotone

Al Stadio Diego Armando Maradona il Napoli supera il Milan per 1-0 grazie al gol di Matteo Politano al 79’, decisivo poc...
07/04/2026

Al Stadio Diego Armando Maradona il Napoli supera il Milan per 1-0 grazie al gol di Matteo Politano al 79’, decisivo pochi minuti dopo il suo ingresso in campo con un sinistro in controbalzo su sviluppo dell’azione rifinita da Mathías Olivera. Un successo che pesa anche in classifica, perché consente agli azzurri di effettuare il sorpasso: Napoli a 65 punti, Milan fermo a 63, con l’Inter ancora avanti di sette lunghezze.
La partita è stata complessivamente equilibrata e povera di vere occasioni, come confermano i dati: il Napoli ha mantenuto un leggero predominio nel possesso (52% contro 48%), producendo più tiri totali (10 a 7) e più conclusioni nello specchio (3 a 1). Anche sul piano qualitativo emerge un vantaggio azzurro, con un valore di expected goals superiore (0,80 contro 0,60) e una maggiore pericolosità delle conclusioni nello specchio, indicata da un xGOT più elevato.
Dal punto di vista della costruzione, la squadra partenopea ha mostrato una gestione del pallone più pulita ed efficace, come testimoniano i 469 passaggi completati con il 90% di precisione, contro i 396 all’85% del Milan. Tuttavia, questo controllo non si è tradotto in un dominio netto: la gara è rimasta bloccata a lungo, giocata più sulla gestione degli spazi che sull’iniziativa offensiva.
Tatticamente è stata una sfida molto accorta, quasi una partita a scacchi. Antonio Conte ha scelto un 3-4-2-1 con un falso nove, mentre Massimiliano Allegri ha risposto con un 3-5-2 pensato per chiudere le linee centrali e limitare le ricezioni tra le linee. Nel primo tempo la densità a centrocampo ha annullato le verticalizzazioni e ridotto al minimo le occasioni; nella ripresa, invece, i cambi del Napoli hanno inciso in modo determinante, aumentando ritmo e imprevedibilità fino all’episodio decisivo.
I numeri e l’andamento della gara raccontano una partita decisa da un singolo momento più che da una superiorità strutturale. Il Napoli ha prodotto qualcosa in più, soprattutto in termini di qualità delle conclusioni, mentre il Milan ha faticato a trasformare il possesso in occasioni realmente pericolose.
Il risultato ha anche un impatto significativo sul piano psicologico e sulla corsa alle posizioni di vertice: il Napoli consolida il proprio ruolo di principale inseguitrice, pur restando a distanza dall’Inter, mentre per il Milan emergono segnali preoccupanti legati alla scarsa incisività offensiva. In un campionato in cui gli equilibri sono sottili, la capacità di sfruttare gli episodi e l’impatto delle sostituzioni possono risultare determinanti fino alla fine della stagione.

Napoli-MilanM. Politano 79’A fine secondo tempo Politano entra dalla panchina e sorprende Maignan segnando il gol della vittoria che permette a Conte di sali...

La S.S. Lazio supera il AC Milan 1-0 allo Stadio Olimpico grazie al gol di Gustav Isaksen al 26′, un mancino preciso su ...
16/03/2026

La S.S. Lazio supera il AC Milan 1-0 allo Stadio Olimpico grazie al gol di Gustav Isaksen al 26′, un mancino preciso su assist di Adam Marušić. È una serata carica di emozione per il ritorno del tifo biancoceleste, e la squadra di Maurizio Sarri riesce a trasformare il sostegno della curva in una prestazione solida e concreta: difesa ordinata, transizioni rapide e verticali e un portiere, Edoardo Motta, decisivo nei momenti chiave. Il Milan, pur mantenendo a lungo il controllo territoriale della gara, non trova la qualità necessaria per ribaltare il risultato.
Dal punto di vista statistico il dominio rossonero è evidente. Il Milan chiude con circa il 59% di possesso palla contro il 41% della Lazio e produce un volume offensivo maggiore: 17 tiri totali, di cui 3 nello specchio, contro i 7 tentativi dei biancocelesti (2 in porta). Anche gli expected goals confermano questa tendenza: 1.32 per il Milan contro 0.51 per la Lazio, con la maggior parte del valore offensivo rossonero concentrata nella ripresa (0.90 xG nel secondo tempo contro appena 0.09 della Lazio).
Il controllo del gioco emerge anche dal dato sui passaggi: 561 per il Milan, con 501 riusciti e una precisione dell’89%, contro i 406 della Lazio (344 completati, 85%). I rossoneri hanno inoltre spinto con maggiore continuità sulle p***e inattive, conquistando 9 calci d’angolo contro uno solo degli avversari, ma pagando anche un numero più alto di falli commessi (19 contro 7).
Il Milan produce più gioco e accumula un valore atteso superiore, ma la Lazio si dimostra più cinica ed efficiente. I biancocelesti sfruttano l’unica azione davvero pericolosa per trovare il gol e riescono poi a difendere il vantaggio concedendo poche occasioni limpide. In sostanza, il Milan domina possesso e volume offensivo senza trasformarli in opportunità realmente decisive, mentre la squadra di Sarri capitalizza al massimo la singola occasione di qualità.
Dal punto di vista tattico la Lazio disputa una gara di grande equilibrio. La squadra resta compatta in fase difensiva e pronta a colpire in verticale. Il gol nasce proprio da questa impostazione: un lancio lungo di Marušić mette in difficoltà la marcatura di Estupiñán, Isaksen vince il duello e conclude con freddezza. In fase di non possesso i biancocelesti chiudono bene gli spazi centrali, costringendo il Milan ad allargare il gioco sulle fasce e a cercare numerosi cross, spesso imprecisi o facilmente controllati dalla difesa e da Motta.
Il Milan, pur controllando il ritmo della partita, fatica invece negli ultimi metri. Il possesso è prolungato ma poco incisivo: le penetrazioni negli ultimi 25 metri sono limitate e la verticalità arriva raramente nel momento giusto. Nella ripresa il forcing aumenta e cresce anche l’xG, ma non si traduce in occasioni davvero nitide. In questo contesto pesa anche la rete annullata ad Athekame, episodio che avrebbe potuto cambiare l’inerzia della gara.
Gli episodi arbitrali hanno infatti avuto un peso significativo: il gol regolare di Isaksen, la rete annullata al Milan per un tocco di mano di Athekame e il contatto tra Taylor e lo stesso Athekame, giudicato non da rigore. Le decisioni del VAR confermano le valutazioni di campo, ma l’annullamento del gol resta l’episodio più determinante. Sul piano psicologico, inoltre, la sostituzione di Leão e la sua reazione contribuiscono ad aumentare la tensione in una squadra già frustrata dalla difficoltà nel finalizzare.
La sconfitta ha conseguenze anche sulla classifica. Il Milan rimane fermo a 60 punti in seconda posizione, mentre l’Inter guida con 68. Napoli e le altre inseguitrici restano comunque in corsa per i posti Champions. Il ko dell’Olimpico pesa soprattutto per due motivi: da un lato rappresenta un’occasione persa per approfittare del mezzo passo falso dell’Inter, lasciando i rossoneri a otto punti dalla vetta con nove giornate ancora da giocare; dall’altro evidenzia alcuni segnali interni da non sottovalutare, tra errori individuali, come quello di Estupiñán, difficoltà realizzative e tensioni emotive.
Per Massimiliano Allegri diventa quindi necessario intervenire su più fronti: aumentare la concretezza sotto porta, gestire al meglio i leader tecnici e trovare soluzioni offensive alternative che trasformino il possesso in pericolo reale. Parallelamente servirà anche ricompattare lo spogliatoio per affrontare con lucidità il finale di stagione.
La partita conferma una regola semplice del calcio: chi concretizza vince. La Lazio trasforma l’entusiasmo del pubblico in energia e sfrutta l’unica occasione decisiva; il Milan domina nelle statistiche ma non nell’efficacia. Per i rossoneri la priorità diventa migliorare la qualità delle penetrazioni negli ultimi metri, la precisione dei cross e delle conclusioni e la gestione dei duelli sulle fasce. Solo traducendo il possesso in occasioni reali e ritrovando compattezza mentale sarà possibile affrontare al meglio la volata finale della stagione.

Highlights Lazio-Milan 1-0 (27' Isaksen).Vittoria importantissima da parte della Lazio, che batte 1-0 il Milan e frena la scorsa scudetto della squadra di Al...

Il derby dell’8 marzo 2026 a San Siro si è concluso con la vittoria del AC Milan per 1-0 sull’Inter, deciso dal sinistro...
09/03/2026

Il derby dell’8 marzo 2026 a San Siro si è concluso con la vittoria del AC Milan per 1-0 sull’Inter, deciso dal sinistro di Pervis Estupiñán al 35°. Un gol che ha determinato l’esito della partita e che, almeno sul piano teorico, riapre la corsa allo scudetto. In termini di classifica, il successo porta il Milan a quota 60 punti, mentre l’Inter resta al comando con 67: un vantaggio di sette lunghezze quando mancano ancora dieci giornate alla fine del campionato.
La partita, però, racconta una storia più complessa di quanto suggerisca il risultato. I numeri evidenziano una chiara supremazia dell’Inter nel possesso e nella costruzione del gioco, senza che questo dominio territoriale si traducesse in concrete occasioni da gol. I nerazzurri hanno controllato il pallone per il 63% del tempo contro il 37% del Milan e hanno prodotto un leggero vantaggio anche negli expected goals, con 1,02 contro 0,85. Il bilancio dei tiri è stato di 11 a 9 per l’Inter, mentre le grandi occasioni sono state due per i nerazzurri e una per i rossoneri. Anche nella circolazione del pallone il predominio interista è evidente: 569 passaggi riusciti contro i 327 del Milan e, soprattutto, 195 passaggi completati nella trequarti offensiva contro appena 42 degli avversari.
Nonostante questi dati, il Milan è stato più efficace. Entrambe le squadre hanno centrato lo specchio della porta soltanto due volte, ma i rossoneri hanno saputo sfruttare al meglio una delle poche opportunità create. La squadra allenata da Massimiliano Allegri ha puntato su compattezza difensiva, ordine tattico e capacità di gestire il vantaggio, dimostrando grande cinismo. L’Inter, al contrario, paga la difficoltà nel trasformare la superiorità nel possesso in occasioni realmente pericolose: il dato più significativo della partita è proprio questo, perché il dominio territoriale non è bastato a cambiare il risultato.
Dal punto di vista del campionato, la vittoria rossonera riaccende il dibattito sulla corsa al titolo. Il Milan ritrova fiducia e dimostra di saper colpire nei momenti decisivi, qualità fondamentale nei grandi scontri diretti. Il gol di Estupiñán non rappresenta soltanto un episodio fortunato, ma conferma la capacità della squadra di sfruttare le poche occasioni che partite di questo livello concedono. Sul piano emotivo e motivazionale il successo pesa quindi più dei tre punti, perché rafforza le ambizioni della squadra e offre slancio per le prossime settimane.
Il risultato assume anche un valore simbolico: il Milan ha vinto entrambi i derby stagionali per la prima volta dalla stagione 2010-11, quella che si concluse con la conquista dello scudetto. Il precedente alimenta inevitabilmente suggestioni e speranze tra i tifosi rossoneri, anche se il contesto attuale resta diverso. L’Inter mantiene un vantaggio consistente e continua a occupare la prima posizione in classifica con sette punti di margine a dieci giornate dal termine, una distanza che obbliga il Milan a mantenere un rendimento quasi perfetto per restare davvero in corsa.
La lettura tecnica della partita suggerisce che il Milan non abbia dominato il gioco, ma abbia mostrato una maggiore solidità collettiva e una notevole capacità di soffrire. Sono caratteristiche tipiche delle squadre che riescono a competere fino all’ultima giornata. Per trasformare questa rimonta potenziale in qualcosa di concreto, tuttavia, serviranno continuità di risultati, prestazioni solide anche contro le squadre di bassa classifica e una tenuta fisica e mentale costante fino a maggio.
La vittoria nel derby rilancia dunque il morale e conferma che il gruppo sa farsi trovare pronto nei big match, ma non elimina i rischi di discontinuità che hanno caratterizzato la stagione rossonera. Per trasformare l’impulso emotivo di questa serata in un vantaggio reale serviranno soprattutto due elementi: una gestione attenta degli infortuni e stabilità tattica. Allegri dovrà preservare l’equilibrio difensivo che ha funzionato nel derby, evitando di snaturare la squadra nella ricerca di maggiore aggressività offensiva. Se il Milan riuscirà a mantenere ordine, cinismo e lucidità anche contro avversarie più chiuse, la vittoria di San Siro potrà assumere il valore di un vero punto di svolta; in caso contrario rischierà di restare un episodio isolato.
Nel finale ha fatto discutere anche il presunto tocco di mano di Samuele Ricci nei minuti di recupero, episodio che ha acceso il dibattito arbitrale ma che non ha modificato il verdetto del campo. Situazioni simili sono state giudicate in modi differenti in passato, ed è proprio per questo che la trasparenza delle procedure VAR resta un tema centrale: una comunicazione più chiara aiuterebbe a ridurre polemiche e tensioni, soprattutto in una fase decisiva della stagione.

La sassata di Estupinan basta al Milan per reclamare i tre punti nella stracittadina milanese e accorciare la distanza in classifica con l’Inter a sette punt...

Il Milan cade a San Siro contro il Parma per 0-1, al termine di una gara che lascia l’amaro in bocca soprattutto per com...
23/02/2026

Il Milan cade a San Siro contro il Parma per 0-1, al termine di una gara che lascia l’amaro in bocca soprattutto per come si è sviluppata. A decidere è il colpo di testa di Mariano Troilo all’80’, inizialmente annullato e poi convalidato dopo on-field review del VAR. È una sconfitta pesante non solo perché interrompe una striscia di 24 risultati utili, ma perché certifica un limite già intravisto: tanto possesso, molte conclusioni, poca concretezza.

I numeri, letti nel loro insieme, raccontano un apparente paradosso. Il Milan ha avuto il 66,7% di possesso contro il 33,3% del Parma, ha prodotto 1,54 xG contro 0,46, ha calciato 25 volte (9 gli emiliani) con 6 tiri in porta a 3 e battuto 5 angoli contro 2. Una superiorità territoriale netta, che però non si è tradotta in gol. La squadra rossonera ha costruito con continuità, ma spesso è arrivata al tiro da posizioni defilate o dalla distanza, senza la necessaria precisione negli ultimi metri. La quantità non è diventata qualità.

Il piano gara del Milan è stato chiaro: baricentro alto, ampiezza sugli esterni, sviluppo insistito sulle corsie laterali con Rafael Leão e Christian Pulisic come principali riferimenti offensivi. La pressione è stata costante e la presenza nella trequarti avversaria continua, ma la manovra è risultata a tratti prevedibile: buona costruzione fino al penultimo passaggio, poi scelte forzate o conclusioni poco incisive. È mancata la lucidità nella rifinitura, quella giocata semplice che trasforma il dominio in vantaggio concreto.

Il Parma, al contrario, ha interpretato la gara con pragmatismo. Difesa compatta, linee strette, attenzione alle seconde p***e e gestione intelligente delle situazioni da fermo. Proprio da un calcio d’angolo nasce il gol: traiettoria ben calibrata, blocchi e movimenti sincronizzati in area, Troilo che prende il tempo e finalizza. Sul piano difensivo i ducali hanno chiuso gli spazi centrali, inducendo il Milan al cross e limitandone l’efficacia.

Due episodi hanno segnato la partita. Il primo è lo scontro tra Corvi e Loftus-Cheek, che ha costretto l’inglese a uscire in barella e a sottoporsi a un intervento per frattura dell’osso alveolare. Il secondo è la rete decisiva, annullata in un primo momento per un presunto blocco su Maignan e poi assegnata dopo revisione. Dal punto di vista regolamentare il VAR interviene solo in caso di “chiaro ed evidente errore”, lasciando la decisione finale all’arbitro dopo la review: in questo caso la valutazione, al limite tra contatto lieve e reale ostruzione, ha inevitabilmente alimentato polemiche e discussioni.

La classifica ora si complica: il Milan resta secondo a 54 punti ma scivola a meno dieci dall’Inter, rendendo il derby ancora più determinante per le ambizioni di vertice.

La lezione che emerge è netta. Il possesso palla e gli indicatori avanzati sono strumenti utili per leggere una partita, ma non garantiscono il risultato. Servono maggiore qualità nelle conclusioni, più efficacia nelle scelte nell’ultimo terzo e una gestione più rigorosa delle p***e inattive difensive. A questo si aggiunge l’aspetto mentale: evitare che episodi arbitrali diventino un alibi e mantenere lucidità nei momenti chiave.

Il Milan ha controllato e prodotto gioco, ma il calcio premia chi sa colpire quando conta. Il Parma lo ha fatto con freddezza, i rossoneri no. È un segnale d’allarme tecnico e psicologico: la stagione non è compromessa, ma la reazione deve essere immediata e concreta.

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Il recupero della 24ª giornata tra Milan e Como si è concluso sull’1-1, un risultato che fotografa una gara equilibrata,...
19/02/2026

Il recupero della 24ª giornata tra Milan e Como si è concluso sull’1-1, un risultato che fotografa una gara equilibrata, segnata da episodi determinanti e da un finale carico di tensione anche fuori dal campo. I lariani sono passati in vantaggio al 32′ con Nico Paz, bravo a sfruttare un errore in impostazione di Mike Maignan. Nella ripresa il Milan ha ristabilito la parità al 64′ con Rafael Leão, che su lancio lungo di Ardon Jashari ha superato Butez con un pallonetto preciso. Nel dopogara, però, a prendersi la scena sono stati l’espulsione di Massimiliano Allegri e il parapiglia tra le panchine.
Per oltre mezz’ora la partita è rimasta bloccata sul piano tattico. Il Como ha amministrato il possesso con pazienza, cercando di controllare i ritmi, mentre il Milan ha preferito attendere e ripartire. L’errore di Maignan ha rotto l’equilibrio, indirizzando l’inerzia verso gli ospiti. Dopo l’intervallo i rossoneri hanno alzato il baricentro e trovato maggiore continuità offensiva, fino alla giocata che ha riportato il punteggio in equilibrio.
Le statistiche confermano la sensazione di una gara bilanciata ma con sfumature significative. Il Milan ha chiuso con il 54% di possesso e 461 passaggi completati con il 91% di precisione, contro i 401 del Como con identica percentuale di accuratezza. Tuttavia, il controllo del pallone non si è tradotto in una superiorità offensiva marcata: il Como ha calciato di più (10 tiri contro 6) e ha centrato lo specchio con la stessa frequenza (4 conclusioni per parte). Ancora più indicativo il dato sugli expected goals: 1,33 per il Como contro 0,77 per il Milan. In termini qualitativi, dunque, le occasioni più pericolose sono state costruite dagli ospiti, pur con un minor volume di possesso.
Dal punto di vista tattico il copione è stato chiaro. Il Milan ha cercato di imporre il proprio p***eggio e di costruire dal basso, ma ha faticato a trasformare la gestione in penetrazione efficace. Il Como, invece, ha puntato su transizioni rapide e sulla capacità di sfruttare gli errori avversari, producendo opportunità più pulite. In un confronto così equilibrato, hanno pesato sia la qualità delle occasioni create sia le disattenzioni individuali, in particolare nelle uscite dei portieri.
L’esperimento del doppio play Jashari–Luka Modrić ha offerto indicazioni interessanti: Jashari ha garantito dinamismo e verticalità, consentendo a Modrić di muoversi in zone più avanzate e contribuendo direttamente al gol del pareggio. Resta però evidente la necessità, per il Milan, di aumentare la presenza in area e la qualità delle conclusioni per trasformare il predominio territoriale in vantaggi concreti. Il Como, dal canto suo, dovrà individuare soluzioni alternative in vista dell’assenza di Paz nella prossima giornata.
In classifica il pareggio porta il Milan a 54 punti, ma lascia l’amaro in bocca: l’Inter allunga a +7 e la corsa allo scudetto si complica. Più che la rincorsa alla vetta, ora diventa prioritario consolidare il piazzamento Champions, perché ogni punto perso pesa maggiormente quando la capolista prende margine. L’espulsione di Allegri, con conseguente squalifica, aggiunge un ulteriore elemento di gestione in vista della sfida contro il Parma, che richiederà equilibrio e lucidità anche senza il tecnico in panchina.
Sul piano psicologico il risultato rappresenta soprattutto una delusione: non modifica soltanto la classifica, ma incide sulle priorità, sulla gestione delle risorse e sull’umore del gruppo. Il Milan è ora chiamato a reagire con rapidità e concretezza, trasformando la frustrazione in continuità di rendimento.

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Il Milan espugna l’Arena Garibaldi battendo il Pisa 2-1 al termine di una gara complessa, risolta solo all’85’ da una gi...
14/02/2026

Il Milan espugna l’Arena Garibaldi battendo il Pisa 2-1 al termine di una gara complessa, risolta solo all’85’ da una giocata di pura classe di Luka Modrić. È una vittoria costruita con pazienza e qualità tecnica: i rossoneri controllano a lungo il possesso, occupano stabilmente la metà campo avversaria, ma faticano a trasformare la supremazia territoriale in occasioni davvero pulite. Il Pisa, ordinato e coraggioso, resta compatto, sfrutta gli episodi e riesce a rimettere la partita in equilibrio. Alla fine, però, è il talento individuale a spostare l’ago della bilancia: inserimento perfetto e tocco sotto da fuoriclasse, tre punti pesanti e rincorsa che resta aperta.

La partita vive su un doppio binario. Da un lato il controllo del Milan, con una lunga e precisa circolazione del pallone e percentuali di possesso nettamente favorevoli; dall’altro la concretezza del Pisa, capace di massimizzare le poche opportunità create e di approfittare dell’errore dal dischetto di Niclas Füllkrug per restare agganciato al risultato. È il copione classico: una squadra tecnicamente superiore che fatica contro un’avversaria compatta e organizzata, con la gara decisa da un episodio di alta qualità.

Sul piano tattico, il Milan prova ad allargare il gioco e a riempire l’area con inserimenti mirati. Il vantaggio nasce infatti da un cross di Athekame e dall’inserimento puntuale di Loftus-Cheek, che finalizza di testa con tempismo. Nella ripresa Massimiliano Allegri cerca maggiore peso offensivo inserendo Füllkrug, ma il rigore fallito cambia l’inerzia emotiva della gara. Il Pisa, rinvigorito anche dai cambi di Jens Hiljemark (Iling-Junior e Akinsanmiro), cresce in fiducia e trova il pareggio con Loyola. A quel punto la reazione rossonera passa attraverso la qualità del centrocampo: Modrić prende in mano i tempi di gioco e, nel momento decisivo, inventa la giocata che vale la vittoria.

I numeri fotografano bene questa duplice lettura. Il Milan chiude con il 66,3% di possesso contro il 33,7% del Pisa e con un xG stimato di 2,33 a fronte dello 0,77 dei padroni di casa. Tuttavia, le conclusioni totali sono sette per parte e i tiri nello specchio appena due a due: segno di un dominio più territoriale che realmente incisivo. La differenza emerge soprattutto nella costruzione, con 681 passaggi completati al 90% di precisione contro i 336 del Pisa (79%), e in una maggiore produzione di cross (17 contro 14). I toscani, però, si dimostrano più pragmatici nelle ripartenze e negli episodi, creando due vere occasioni da gol contro le quattro del Milan e trovando il pari su una respinta favorevole. Sul piano disciplinare il Pisa commette più falli (14 contro 9), ma nel finale il Milan paga l’espulsione di Rabiot al 92’.

Tra i singoli, Modrić è inevitabilmente l’MVP per l’impatto decisivo; Athekame conferma la propria crescita con un assist e grande dinamismo; Füllkrug garantisce presenza fisica ma incide negativamente con l’errore dal dischetto; Loyola entra e firma il suo primo gol in Serie A con la maglia del Pisa.

In classifica il Milan sale a 53 punti dopo 24 giornate, con una gara da recuperare, e resta a cinque lunghezze dall’Inter. Il recupero contro il Como del 18 febbraio può ulteriormente ridurre il distacco e rendere la corsa più serrata. Il dato assume rilievo anche storico: 53 punti dopo 24 partite eguagliano il secondo miglior rendimento del club nell’era dei tre punti (come nel 1995/96), mentre la striscia di 23 risultati utili consecutivi rappresenta la terza più lunga nella storia rossonera e la più estesa attualmente nei Top-5 campionati europei. In trasferta, inoltre, il Milan resta imbattuto nei principali campionati insieme al Bayern, segnale di solidità strutturale.

Resta però un aspetto da correggere: la squadra produce volume di gioco e probabilità di gol, ma fatica a tradurre il controllo in occasioni nitide e mostra cali di concentrazione contro avversari chiusi, oltre a una gestione non sempre impeccabile degli episodi, tra rigori e cartellini. Se l’obiettivo è restare pienamente in corsa per lo scudetto, serviranno maggiore concretezza negli ultimi trenta metri e continuità mentale contro squadre compatte e reattive.

Gli highlights saranno disponibili 3 ore dopo il termine del match come regolamentato dal bando diritti Serie A Non perderti dirette, news e highlights: segu...

Sono passati 40 anni da quando Silvio Berlusconi ha scelta di diventare il Presidente del AC Milan decidendo cosi di cam...
10/02/2026

Sono passati 40 anni da quando Silvio Berlusconi ha scelta di diventare il Presidente del AC Milan decidendo cosi di cambiare la storia del club ed entrando nella storia del Calcio Mondiale

Un onore ed un piacere essere nella home page del sito ufficiale del AIMC - Associazione Italiana Milan Clubs
10/02/2026

Un onore ed un piacere essere nella home page del sito ufficiale del AIMC - Associazione Italiana Milan Clubs

AC Milan passa con autorità al Dall’Ara, imponendosi per 0-3 e lanciando un segnale forte al campionato. Bastano poco pi...
04/02/2026

AC Milan passa con autorità al Dall’Ara, imponendosi per 0-3 e lanciando un segnale forte al campionato. Bastano poco più di venti minuti ai rossoneri per indirizzare la partita: Ruben Loftus-Cheek sblocca il risultato, Nkunku raddoppia su rigore prima dell’intervallo e Rabiot chiude i conti a inizio ripresa. Una vittoria netta, maturata nonostante le assenze pesanti in attacco, che certifica la solidità e la concretezza della squadra di Allegri, brava a colpire ogni errore del Bologna Fc 1909. I rossoblù partono con buon piglio, ma si spengono alla distanza, pagando caro svarioni individuali e poca lucidità nei momenti chiave.

Italiano sceglie Riccardo Orsolini, Odgaard e Rowe alle sp***e di Castro, con Casale al centro della difesa. Allegri risponde con Nkunku centravanti e Loftus-Cheek a supporto, lasciando inizialmente in panchina Leão e rinunciando a Christian Pulisic e Saelemaekers. L’avvio è di marca bolognese: Heggem e Rowe costruiscono le prime occasioni, ma il Milan resta compatto e riparte con qualità. Nkunku e Luka Modrić danno ordine e ritmo, mentre Rabiot e Fofana presidiano il centrocampo con fisicità e letture puntuali. Anche le soluzioni provenienti dalla panchina si rivelano decisive, a conferma di una rosa profonda e ben gestita.

Il vantaggio arriva al 20′: cross di Athekame, colpo di testa di Nkunku respinto da Ravaglia e tap-in vincente di Loftus-Cheek. Il Bologna accusa il colpo e al 39′ arriva il raddoppio: ancora Loftus-Cheek serve Nkunku, il portiere lo stende in uscita e il VAR conferma il rigore, trasformato con freddezza dall’attaccante francese. In avvio di ripresa un errore grossolano di Miranda su rimessa laterale spalanca la strada a Rabiot per lo 0-3: da quel momento la partita, di fatto, si chiude.

La direzione di gara di Manganiello è sobria e coerente, con pochi cartellini e decisioni corrette. Giusta la scelta di non intervenire su un leggero contatto tra Gabbia e Rowe in avvio, regolare il primo gol del Milan con Nkunku tenuto in gioco da Zortea, netto il rigore assegnato ai rossoneri. Manca forse un’ammonizione a Heggem per un intervento duro su Nkunku, mentre nel secondo tempo è corretta la decisione di non concedere un penalty al Bologna: il pallone colpisce la spalla di De Winter, non il braccio. Giustificato infine il giallo a Ravaglia per la spinta su Nkunku a gioco fermo.
I numeri raccontano una gara a due velocità. Il Bologna tiene più a lungo il pallone (54%), ma senza trasformare il possesso in vere occasioni. L’xG è impietoso: 0,42 per i padroni di casa contro 2,65 del Milan. I rossoblù tirano di più, ma con scarsa precisione, centrando la porta solo due volte; il Milan invece è chirurgico, con sette conclusioni nello specchio. Anche la qualità del p***eggio e la presenza offensiva pendono dalla parte rossonera, come testimoniano i passaggi riusciti, i calci d’angolo e i duelli vinti, indice di una superiorità concreta nelle seconde p***e e nei contrasti.

Il successo nasce soprattutto dalla capacità del Milan di essere verticale e pragmatico. Rabiot e Fofana garantiscono equilibrio e recuperi, Modrić illumina il gioco con esperienza e intelligenza tattica. Davanti, la coppia Loftus-Cheek–Nkunku funziona alla perfezione: il primo è decisivo negli inserimenti e nella finalizzazione, il secondo regge da solo il peso dell’attacco, guadagnando e trasformando il rigore. Ancora una volta la panchina si dimostra un valore aggiunto.
Il Bologna, dopo un inizio promettente, perde ordine e fiducia. Il pressing alto di Orsolini e Rowe non basta, la manovra diventa prevedibile e gli errori individuali, da Zortea a Miranda, passando per Heggem e Casale, compromettono l’intera gara. La rimessa laterale che porta al terzo gol è l’emblema di una serata in cui la lucidità viene meno.

Per il Milan è una vittoria pesante: i rossoneri consolidano il secondo posto a quota 50 punti e restano a cinque lunghezze dall’Inter. La continuità di risultati, la capacità di sopperire alle assenze e l’impatto della panchina sono segnali incoraggianti in vista del rush finale e, soprattutto, del derby dell’8 marzo, già cerchiato in rosso sul calendario.

Highlights Bologna-Milan 0-3 (20’ Loftus Cheek, 39’ Nkunku, 48’ Rabiot).Il Milan è spavaldo al Dall’Ara e risolve la pratica Bologna già nel primo tempo con ...

Il  Milan Club Crotone "Raffaele Gerace" ringrazia i fratelli del Milan Club Cirò Marina e MILAN CLUB "Riviera dei Cedri...
01/02/2026

Il Milan Club Crotone "Raffaele Gerace" ringrazia i fratelli del Milan Club Cirò Marina e MILAN CLUB "Riviera dei Cedri" , uniti nella passione per AC Milan - AIMC - Associazione Italiana Milan Clubs

È ufficiale: Mike Maignan rinnova fino a giugno 2031 — un segnale fortissimo per il nostro Milan. Un ringraziamento enor...
01/02/2026

È ufficiale: Mike Maignan rinnova fino a giugno 2031 — un segnale fortissimo per il nostro Milan. Un ringraziamento enorme a Igli Tare e Massimiliano Allegri per il loro lavoro di mediazione. Mike non è solo un portierone, è capitano, leader e punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Siamo orgogliosi e felici: grande Mike 🔴⚫

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Crotone
88900

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