06/09/2024
Un anno è fatto da 365 giorni o poco più, ma diciamo 365.
Per le persone è facile dividerlo in quattro parti - chiamiamole stagioni – ma anche in questo è una semplificazione: da qualche tempo si scia in estate e si raggiungono le vette per festeggiare Capodanno, pestando solo pietra ed erba secca. Ma non è questo il concetto.
Un anno solare è fatto da 365 giorni, dicevamo, ma per alcuni di noi Alpinisti in erba, in realtà, si divide in due parti, il mese di settembre e tutto il resto dell’anno. Settembre è un po’ l’inizio e la fine di tutto quanto: le vette che si dovevano conquistare oramai son state conquistate, lo scialpinismo è finito da un pezzo, la roccia al mattino inizia ad essere scivolosa e non si ha più voglia di andare a far pranzo ai rifugi, che si parte presto e fa già frescolino. Perfino i runner tornano a correre nell’ora di pranzo intorno all’ufficio, tanto l’UTMB è passato e fino al prossimo anno le Nnormal da trail restano sul terrazzo a prender pioggia (ma con il tendiscarpe inserito, nnon sia mai che si deformino, altrimenti poi la prestazione nne risente).
Che poi, in verità, non è proprio settembre, ma piuttosto i primi 15 giorni. Ecco, qui iniziamo a vedere giallo ovunque, alla vista di una bandierina siamo colti da una irrefrenabile voglia di seguirla e di sera, invece di vedere l’ennesima serie post apocalittica, ci ritroviamo a guardare una traccia, un profilo altimetrico o aggiornare voracemente un live tracking.
Ecco oggi iniziano quei giorni lì, non stiamo a dire altro.
Per i pochi (s)fortunati che avranno un numero attaccato da qualche parte sul corpo, cosa volete che vi si dica? Bravi, ve la siete cercata.
Per tutti gli altri, che sia perché non vi sentivate pronti o per qualsiasi altra scusa che vi sia venuta in mente a febbraio: la vostra è stata una scelta intelligente, di certo. Ma vi possiamo assicurare che domenica mattina, rigirandovi nel vostro caldo letto con le prime piogge autunnali alla finestra, il suono della sveglia non sarà il solito, ricorderà qualcosa di indefinito: un brusio di gente che si confonde con dei campanacci indemoniati.
E voi manco l’avrete messa la sveglia, domenica mattina alle 10.