Extreme XC Montebianco

Extreme XC Montebianco Cross Country intorno al Monte Bianco è soprattutto un'avventura interiore, un'esperienza unica in

03/08/2022
Milano. E’ sabato mattina. Sono a casa da solo, moglie e figli sono in vacanza. Mi alzo, subito la mente corre a tutto i...
29/06/2022

Milano. E’ sabato mattina. Sono a casa da solo, moglie e figli sono in vacanza. Mi alzo, subito la mente corre a tutto il programma che mi sono fatto per arrivare al momento in cui partirò da casa per raggiungere Courmayeur. Prevedo di partire alle 21:30 per essere intorno alle 23.30 al parcheggio del Palazzetto dello Sport di Courmayeur.
Dopo aver passato la mattina a fare alcune commissioni personali, mi rinchiudo a casa per pranzo e subito dopo sono nel soggiorno, dove per terra, da qualche giorno, ho dispiegato tutti gli oggetti che porterò con me. Prendo in mano la check list, ricontrollo di avere tutto. Metto in ricarica quello che necessita di esserlo, e poi mi infilo nel letto per riposare qualche ora.
Non è facile, la mente turbina tra mille pensieri illuminandosi di fronte alle preoccupazioni. Le mie reali capacità di resistenza fisica e mentale necessarie per terminare questo giro. La probabilità di farmi male in modo da non essere in grado di continuare. La paura di aver escluso qualche oggetto utile da portare. Infine, per le mie paure del buio più profondo, in un ambiente selvaggio in cui passare una intera notte.
Finalmente mi addormento. Alle 19:00 la sveglia mi fa aprire gli occhi e con uno scatto, mi trovo in piedi.
Cucino la cena a base di due hamburger e pomodorini, qualche biscotto e un po' di latte freddo.
Preparo lo zaino inserendo gli oggetti in sacchetti di nylon con chiusura a corda tutti di colori diversi a seconda del contenuto. Arancio per gli oggetti per la sopravvivenza ed emergenze personali. Rosso/Nero per le attrezzature e parti di ricambio per la bike. Nero/Bianco per l’alimentazione. Rosso per oggetti vari personali. Solo l’abbigliamento è sfuso.
Mi vesto, esco di casa, chiudo la porta e nella mente sento un fischio che annuncia ufficialmente l’inizio del count down che mi porterà al momento della partenza del Giro del Monte Bianco.
Carico la bike sulla macchina, accedo il motore e parto. Sono le 21,25, perfetto orario!
Durante il viaggio ascolto la musica ad alto volume e canto, mi sento carico e pronto. Nessuna esitazione!
Arrivo a Courmayeur, parcheggio scarico la bike, mi preparo mettendomi un frontalino acceso sulla fronte, uno spento intorno al collo e una piccola torcia al petto, un pugnale nella sua custodia, sulla cintura ventrale dello zaino. Chiudo la macchina, mi carico in spalla lo zaino, e subito ne accuso il peso. Sistemo le borracce nelle sacchette sul petto, monto sulla bike e parto.
Mentre esco dal parcheggio penso che sarebbe bello immortalare questo momento con una foto, ma sono solo. Vedo un locale a poche decine di metri da me, è ancora aperto, quindi decido di chiedere un aiuto per avere una foto.
Due ragazze, con simpatia mi accolgono, stupite per come sono bardato e soprattutto per pedalare su una bike. Chiedo loro di farmi una foto, accettano volentieri e mi chiedono incuriosite dove sono diretto.
Spiego cosa sto per fare e il loro sguardo improvvisamente cambia espressione per diventare di stupore e meraviglia. Mi dicono che sono onorate di potermi conoscere perché comprendono, forse meglio di me, a cosa vado in contro.
Le abbraccio, le saluto e parto, direzione rifugio Bertone.
Attraverso lentamente il paese per prendere dolcemente la cadenza e iniziare un facile riscaldamento.
Lungo la via, ammiro gli chalet illuminati che mostrano, a chi gli osserva, la ricchezza di quelle famiglie importanti che qui hanno la loro seconda dimora.
Improvvisamente, arrivato alla frazione Villair, la strada si impenna e la forza da imprimere sui pedali si fa più intensa.
Poi, più avanti, la strada si fa meno ripida e arrivo in breve alle ultime case che annunciano la fine della presenza umana nella zona, salvo vedere ancora qualche lucina tenue avanti a me, lungo la mia strada.
Il cuore comincia a ba***re più forte, non solo per lo sforzo ma anche perché mi avvicino al buio profondo.
Ultima casa, da qui solo buio, un profondo spazio nero. Ogni cosa esiste solo se cade nel cerchio proiettato sulla mulattiera dal mio frontalino. Il silenzio, si fa qui più profondo. Solo lo scricchiolio degli pneumatici che, rotolando sulla ghiaia, mi accompagnano nella pedala.
Adesso inizia la vera avventura. Metto la mano sul pugnale che tengo alla cintura e tolgo la sicura.
Più avanti arrivo al bivio dove inizia il sentiero che con diversi tornanti mi porta a quota 1991mt. al rifugio Bertone.
È il primo punto in una sequenza di precise posizioni geografiche, poste su una mappa del giro, che ho inviato a Cristina prima di partire. Scatto una foto e la condivido subito con lei per segnalarle, come convenuto, l’avvenuto passaggio. Sono la 1:22 di notte.
Riparto subito in direzione Rifugio Bonatti, tutto sembra diventare più facile con un sentiero ben segnato che sale e scende in maniera anche divertente, ma decido di non pedalare. Cammino perché il fianco del sentiero scende rapidamente nel vuoto riempito solo da un nero intenso. Dopo qualche decina di minuti riesco ad ambientami alla quota e all’ambiente, così inizio a pedalare non pensando a cosa mi circonda.
Improvvisamente il sentiero cambia forma diventa meno evidente e mi impone di superare piccoli ostacoli naturali. Mi fermo. Credo di aver sbagliato strada. Torno indietro per un centinaio di metri ma non vedo altri sentieri se non piccole aperture nell’erba che sembrano tutte essere l’inizio di altri sentieri. Non possono essere quelli giusti da seguire. Riparto cercando con ancora più attenzione un eventuale bivio, ma mi ritrovo ancora nel nulla.
Ritorno sui miei passi ed ecco spuntare un bivio dove vedo un sentiero che, anziché continuare sulla medesima quota, scende leggermente verso valle mostrandomi qualche metro più in basso un ponte di legno posto sopra ad un torrente. Subito la mente va alle informazioni lette sul percorso nei giorni precedenti e li trova la sua conferma. Sono nella giusta direzione. La convinzione che il sentiero dovesse seguire il crinale per andare da un rifugio all’altro mi aveva condizionato al punto che nessuna deviazione verso valle dovesse essere quella corretta.
Il sentiero continua ad essere divertente e pedalare su e giù nel buio con l’aria frizzante che ti accarezza il viso diventa per me un gioco meraviglioso.
Arrivo al rifugio Bonatti a quota 2025mt., foto di rito e condivisione con Cristina e subito riparto. Sono le 3:40
Il sentiero scende verso Arnouvaz a quota 1769mt. dove alle 4:59 arrivo al rifugio Val Ferret.
Piccola pausa per una bevuta e una barretta. Riparto e dirigo verso il rifugio Elena utilizzando il sentiero anziché la mulattiera rallentando così la marcia ma godendo del piacere di vivere una esperienza ancora più wild.
Arrivo alle 6.18 al rifugio Elena a 2.061mt foto di rito e messaggio a Cristina, riparto subito spingendo la bici su per un sentiero che a zig zag raggiunge un gruppo di casolari in rovina. Sento l’abbaiare di cani crescere mentre pedalo nel buio. Non faccio a tempo a raggiungerli che due pastori tedeschi mi corrono incontro abbaiando. Scendo dalla bike e la metto tra me e loro. Vedo che non mi circondano quindi diventa più facile per me camminare lentamente lasciando che piano piano io possa uscire dai loro sguardi.
L’immagine che mi rimane è molto simile a quella del film “Lo Squalo” in cui l’animale compare improvvisamente dalle profonde oscurità mostrando, a bocca aperta, tutti i suoi infiniti denti aguzzi. Dopo pochi minuti, la paura è passata!
Alle 7.07 arrivo al passo, il Grand Col Ferret a 2537mt, il confine con la Svizzera.
Da qui, appena scavallato il passo parte una lunga discesa, cha passando dall’alpeggio di La Peule a 2071mt. scende fino a Ferret dove si trova il capolinea dei pullman e vari parcheggi per gli escursionisti. Vedo già piccoli gruppi di camminatori iniziare i loro percorsi e scorgo tra loro un bulldog intento a correre in avanti che improvvisamente svolta verso la mia direzione. Sto scendendo questa lunga discesa a forte velocità quando lo vedo prendere una direzione che lo porterà dritto verso di me. Sì, forse è attratto proprio da me!!! In pochi decimi di secondo devo decidere se frenare o tentare di passarlo, magari dandogli, se nel caso, una piccola spinta con il piede. Decido di accelerare per quanto mi è possibile ma il cane giunge proprio vicino al mio piede sinistro che abilmente alzo quel tanto perché solo il pedale colpisca il cane.
A questo punto rallento un pochino e mi volto a vedere le condizioni del cane che, come se nulla fosse successo, si volta verso di me e sebbene avessi guadagnato qualche decina di metri, incomincia a correre di gran carriera verso di me. Mi rigiro verso la direzione di marcia e comincio a pedalare “come se avessi rubato la bike”. Il cane guadagna metri su di me e questo mi accresce l’ansia di scappare. Fortunatamente non riesce a tenere quella velocità per il tempo necessario a raggiungermi quindi desiste, e io continuo la mia corsa verso valle con il battito a mille!!!!
Alle 8:35 arrivo a La Fouly a 1.592mt. dove trovo una panchina per riposarmi e mangiare qualche barretta e una fontana per rabboccare le borracce. Da qui posso ammirare un po’ coperti dalle nuvole, il Mont Dolent e il Tour Noir. Dopo 20 minuti riparto verso il fondo valle.
Un sentiero ben segnalato si diverte a portarmi verso Champex Bas con cambi continui di sponda attraverso ponti pedonali in legno immersi in una f***a foresta di conifere. Traguardando in mezzo alle piante intravedo alcuni meravigliosi grandi chalet affacciarsi da una grande terrazza naturale a qualche centinaio di metri sopra al paese e a qualche chilometro da me. Sono le prime case di Champex Lac, dove sono diretto. Il segnale del Giro del Mone Bianco mi indica di prendere una mulattiera che mostra al suo ingresso due cartelli stradali. Il primo vieta l’ingresso a mezzi motorizzati il secondo dice che la pendenza massima e del 30%. Tradotto in esercizio fisico, devo spingere la bike, ma data l’inclinazione della mulattiera mi trovo ad avere la testa (sono alto 1,85) quasi alla stessa altezza del manubrio. !!!!!!!!!
Alle 11:35 sono a Champex Lac, una piccola piacevole località turistica costruita intorno ad un laghetto. Mi fermo e mangio qualche barretta e frutta secca. E’ questo un lago alpino a 1466 mt. circondato da una ciclabile e da diverse panchine per la sosta. In acqua, pedalò e Sup si muovono lentamente in direzioni diverse, lasciandosi osservare dalla riva. Rabbocco ancora le borracce e riparto.
Adesso il percorso punta verso Plan de l’Au da dove parte un sentiero che mi porterà al col de l’Arpette e quindi verso il confine con la Francia.
La mulattiera è larga e in leggera discesa, facile da percorre anche quando ogni tanto aggiunge dei piccoli strappetti in salita. Non trovo il bivio e improvvisamente sulla mulattiera compare un’auto della polizia. Chiedo agli agenti dove possa essere il sentiero, loro mi guardano sbigottiti e mi dicono che con la bike è impossibile percorrerlo nell’ultima parte in quanto si tratta di camminare su grossi massi instabili. L’unica alternativa per me è utilizzare la strada asfaltata che scende a Martigny e da lì risalire al Col Forclaz.
Arrivato a Martigny, mi porto quindi verso la frazione di Chergneux evitando di prendere la statale, Route de Fourclaz, molto trafficata di auto e furgoni. Chiedo ad un uomo intento a curare il giardino della propria villettina indicazione per il Col Forclaz e con una gentile attenzione mi suggerisce di prendere una vecchia mulattiere che attraversa una serie continua di piccoli centri abitati puntando con un’inclinazione del 8/10 % costante verso il passo. Dopo qualche centinaio di metri mi sento stanco così decido di risparmiare le forze e spingo la bike fino in cima.
Arrivato alle 16:23 al Col Forclaz mi accorgo di avere il telefono con la batteria scarica. Chiedo ad un ragazzo tedesco seduto su un prato al bordo della strada se mi permette di usare il suo telefono per mandare un messaggio a Cristina. Comprende la mia necessità di comunicare la posizione e mi cede il telefono.
Riparto in discesa verso il confine Francese, passo Trent , e arrivo al confine a Le Chatelard e di lì risalgo dolcemente seguendo la strada asfaltata D1506 verso l’Argentiere. Avverto, percorrendo la strada asfaltata, il fastidio nel vedere passare macchine e furgoni a pochi centimetri da me. Finalmente dopo non molto sono a Chamonix. Sono le 19:16.
Qui la temperatura per me è decisamente più alta, leggo un termometro digitale ad un angolo della strada, segna 19°.
Mi concedo una breve pausa, più per ricaricare il telefono che per altro. Ne approfitto per mettere in corpo qualcosa di caldo, così decido di sedermi ad un tavolino all’esterno di una Tea room. Ordino the al latte e 2 pain au chocolat. Vivo per qualche minuto con la rilassatezza dei molti turisti presenti., molti presi negli ultimi acquisti prima della chiusura dei negozi, altri già pronti per la sera, per vivere piacevoli serate davanti ad un buon piatto, tutti in compagnia.
Sono quasi le 20:00, le ragazze del locale stanno completando le operazioni di chiusura, raccogliendo all’interno gli ultimi tavolini, fra cui anche il mio.
Mi alzo, pago, ringrazio e ne approfitto per chiedere conferma sulla direzione da prendere per le prossima tappa.
Mi rimetto in sella e attraverso Chamonix in direzione di Les Houche, Inforco la ciclabile che con una piccola inclinazione mi fa attraversare velocemente le ultime propaggini del paese, in un susseguirsi senza soluzione di continuità di villette, fino poi giungere a Les Houche.
Un gruppo di ragazzi ascoltano a volume alto musica sorseggiando bottiglie di birra fuori da un grande chiringuito posto in un prato proprio ai piedi di una seggiovia. Per un attimo la mente vorrebbe cedere alla tentazione di unirsi a loro. Proseguo, non trovo cartello indicatore, torno indietro e vedo due ragazze che bevono birra e fumano, appena un po’ defilate dal gruppo di ragazzi. Purtroppo, non sanno darmi una risposta. Chiamano al telefono una amica che arriva in pochi secondi e mi spiega la strada. Riparto ma non la trovo. Un ragazzo più avanti mi dice di tornare indietro fino ad una chiesetta, così faccio, ma lungo la strada richiedo ad un uomo con un cane che mi mostra che invece la strada è un'altra anche se non segnalata da dei cartelli. La imbocco e comincio a salire verso la cima delle montagne che vedo in faccia a me. Sembra essere la giusta direzione.
Salgo fino in cima al Col Voza. Il sole è già tramontato e godo ancora della luce naturale che piano piano va a spegnersi mentre inizio la discesa verso les Contamines, dove ho intenzione di cercare qualche rifugio o locanda dove dormire.
Dopo circa 1 ora di discesa su una mulattiera mi accorgo che la bike è instabile nella sua corsa. Penso potrebbe essere una ruota sgonfia o peggio bucata. Mi fermo e appena tasto la ruota anteriore mi accorgo che è molto sgonfia…ho bucato.!!!! Continuo per qualche centinaio di metri, sento che la ruota si sta sgonfiando al punto che se continuassi a rimanere in sella potrei rovinare il battistrada. Decido quindi di scendere e di proseguire a piedi spingendo la bike. Vedo in fondo alla valle le luci di un piccolo paese, so che non è la mia destinazione, ma so anche che di lì passa la strada che porta a Les Contamines.
Sembra vicino, ma a piedi ci metto qualche ora a raggiungerlo, così arrivo in paese alla 1 di notte. Sono a Blonnay a 1000mt/ slm e a qualche chilometro a sud di St. Gervais les Bains.
Sono molto stanco, sono passate più di 24 ore da quando sono partito, ho fatto solo piccole soste e in più devo cambiare la camera d’aria, non ce la faccio a continuare. Decido di trovare un posto dove dormire, ma il paese dove sono è solo un piccolo aggregato di case. L’unico posto in cui mi sento un po’ sicuro per dormire qualche ora è il terrazzino di ingresso di una ca****la.
Mi siedo, apro lo zaino, mangio due barrette e divoro il contenuto di una porzione di frutta secca. Bevo, ho tanta sete e mi sento estremamente disidratato. Comincio a percepire il freddo, il sudore sulla pelle si sta ghiacciando, e mi accorgo che il mio alito si condensa. Mi copro con tutti gli indumenti a disposizione e, subito, provo un piacevole calore in tutto il corpo.
Metto la sveglia del telefono alle 5. Provo a chiudere gli occhi ma i pensieri vanno a quelle letture fatte su gli attacchi di volpi a escursionisti addormentati nei boschi, o a volpi che rubano contenitori di cibo come sacchetti o zaini. Improvvisamente sento il corpo tremare più per il freddo che per la paura. Prendo la coperta termica dallo zaino e avvolgo tutto il corpo. Adesso sto decisamente meglio.
Chiudo gli occhi e cado in un profondo sonno. Suona la sveglia. Mi alzo. Mi tolgo la coperta termica che ripiego e rimetto nello zaino. Credo di aver dormito non più di tre ore, ma mi dico meglio che niente. Estraggo dallo zaino il sacchetto delle parti di ricambio e afferro le bacchette per aprire il pneumatico e cambiare la camera d’aria.
In 20 minuti la ruota è pronta, la rimonto sulla bike e riparto.
Imbocco la strada asfaltata e mi porto sulla pista ciclabile resa evidente su ciascun margine della careggiata solo con delle linee bianche tratteggiate. Qualche kilometro e giungo a Les Contamines – Montjoie
La strada continua per qualche kilometro oltre il paese, fino ad un parcheggio e a un grande prato a Notre Dame de la Gorge, a 1100mt. Qui parte la mulattiera che permette di attraversare tutta la Val de Montjoie e soprattutto di girare intorno al Monte Bianco. Riesco a pedalare a volte con qualche piccola difficoltà, per via della pendenza, fino al rif. Nant Borrant a1459 mt , poi scendo dalla bike e comincio a camminare su una mulattiera fino al Rif della Balma a 1706 mt. incontrando nella salita sempre più gruppi di escursionisti.
Sono le 11: 17. Arrivato al rifugio la mulattiera si interrompe ed inizia un sentiero ripido con diversi passaggi nella roccia, che rallenta la salita di tutti gli escursionisti creando una linea quasi continua multicolore, che nel lento muoversi, commenta, in un ronzio soffocato, ogni sforzo imprevisto per salire.
I gruppi si raggiungono, si sorpassano, si riprendono, si fermano, si riposano, sembrano giocare in un’alternanza di passo e riposo. Mentre salgo mi capita ogni tanto di farli passare perché sono più veloci o in altri casi sono loro a farmi passare se si fermano a riposare per qualche decina di secondi. Fa caldo, e nonostante la quota, non si sente la benché minima brezza di vento.
Qualcuno di loro mi guarda sbigottito, altri sembrano dire, dai loro sguardi, che solo un pazzo può portarsi in spalla una bike su quel sentiero, altri invece si congratulano per il coraggio.
Superato un altro tratto roccioso si giunge il Plan des Dames, dove una grande cumulo di massi si dice segni il punto in cui una dama e una damigella persero la vita durante una tempesta di neve. Aggiungere una pietra al cumulo, che ricorda uno “chorten” nepalese, è un rituale al quale non ci si può sottrarre.
Sembra tutto non terminare mai, fino a quando giungo alle 13:31 al Col du Bonhomme a 2329 mt. Qui il vento è freddo e sferzante, coglie tutti impreparati nella salita. Una piccola costruzione in legno, che ricorda i capanni per gli attrezzi delle località alpine, permette a chiunque di trovare riparo per coprirsi se non vuole gelare. Da qui parte un sentiero in cresta che porta in poco più di mezz’ora al Rif. Col de la Croix du Bonhomme.a 2443 mt.
Sono le 14:10. Mi fermo per una breve sosta, comincio a sentire lo stomaco lamentarsi, ma temo che fermandomi allungherei il tempo necessario per completare il giro del Monte Bianco, trovandomi a pedalare per molte ore nella notte che viene. Mangio qualche barretta e chiedo conferma ad un cameriere sul sentiero da prendere per scendere a Les Chapieux.
Mi getto già sul sentiero per cercare di recuperare del tempo ma mi accorgo che non posso andare veloce. Il sentiero corre in mezzo a lunghi solchi creati dalle piogge nel tempo, Spesso i pedali colpiscono i bordi del canale facendomi sbandare. Uscire sul prato è peggio, dal momento che è pieno di zolle e buche., e così dovrei ancora di più rallentare la discesa. Finalmente dopo un’ora di sentiero finisco su una mulattiera che mi permette di scendere velocemente verso valle. Arrivo quindi a delle malghe, poi a degli impianti di risalita ma non vedo nessun paese. La mulattiera diventa strada asfaltata che percorro a tutta velocità finché un dubbio mi attraversa la mente: sono sulla strada giusta? Sento di scendere troppo a valle rispetto a quanto avevo memorizzato dalla lettura della cartina. Mi fermo e controllo la cartina. Ho sbagliato. Devo ritornare indietro. Mi faccio 8 km non previsti di grande salita che, sinceramente non desideravo.
Arrivo alle 15.15 a Les Chapieux.a 1549 mt. Da qui inizia la Vallee des Glaciers che porta dritto dritto verso il Monte Bianco che in fondo alla valle si presenta come un gigante seduto. Passo in mezzo e queste poche case che si affacciano su una strada asfaltata, che da lì in avanti si può percorrere solo con l’autobus della locale agenzia del turismo per arrivare esattamente ai piedi del Monte Bianco. Tutte e 4 i locali presenti in paese invitano a provare i loro sandwich o le loro omelette. Ne avrei una grande voglia, ma vedo tutti i tavoli occupati e penso che se provassi ad aspettare rischierei di perdere troppo tempo.
Rabbocco le borracce di acqua nei bagni della agenzia del turismo e riparto. Dopo qualche decina di minuti arrivo ad un cartello che mi indica di seguire a dx un sentiero che attraversa il torrente e mi porta alla prossima tappa: Il Col de la Seigne. La cartina non mostra alcun sentiero sul lato destro del torrente, ma strada e sentiero corrono insieme. Un ragazzo che incontro mentre cammina sulla strada., mi conferma di proseguire. Quindi rimango sulla strada e continuo fino a quando un dubbio mi assale. Di fronte a me la valle non molto ampia, mi mostra che la strada continua sul lato sx mentre il sentiero sale con zig zag molto ampi sul lato dx, allontanandosi uno dall’altro. Credo di aver sbagliato. Torno indietro a tutta velocità e riprendo il sentiero. Dopo qualche decina di minuti incontro degli escursionisti ai quali chiedo come mai la cartina mi segnali cose che non trovo nella realtà. Mi dicono che la strada e il sentiero si incontrano a fondo valle. A questo punto penso che se continuassi sul sentiero oltre a metterci più tempo mi stancherei ancora di più che non se facessi la mulattiera.
Decido di tornare sulla strada, tagliando per i campi e guadando il torrente così da non dover tornare completamente indietro. Con un po’ di fatica recupero la strada e salgo fino a La Ville de Glaciers a 1659 mt. Guardo l’orologio e noto che sono le 17.15. Un cartello mi dice che Col de la Signe è a solo 1 ora e 50 e a 3 ore c’è la tappa successiva ovvero il Rifugio Elisabetta. Questo mi mette di buon umore perché potrei essere alle 20:15 in Italia e da lì conosco bene la mulattiera che porta in un paio di ore abbondanti dritto a Courmayeur.
IL telefono è di nuovo scarico, così chiedo a una famiglia di francesi se possono farmi il favore di inviare un messaggio a Cristina. La ragazzina è pronta ad aiutarmi ma non avendo il telefono chiede alla mamma di poterlo fare, la mamma, in maniera sgarbata, mi dice che non lo vuole fare perché le costerebbe troppo.
Ringrazio comunque e riparto, quando poco più in là chiedo ad un ragazzo lo stesso favore e, pur mostrandosi disponibile, mi dice che fino al Col de la Signe non c’è campo per nessun operatore.
Pazienza, spero che Cristina non inizi a preoccuparsi non ricevendo messaggi per tutto il pomeriggio.
Una mulattiera mi accompagna per qualche centinaio di metri e poi sale lasciando il passo ad un bel sentiero che a lunghi tornanti sembra portare velocemente verso la vetta. Pia illusione!!!! Giunto in cima, davanti a me si apre un nuovo tratto di tornanti che salgo su pendio privo ormai di alberi: siamo oltre i 1800 metri.
Giunto in cima di nuovo un altro grande pendio mi si staglia davanti e credo che questo sia davvero l’ultimo. Lo scenario intorno a me è davvero meraviglioso. La luce del sole in fase calante regala un caldo tono di rosso alle rocce delle montagne che mi circondano e il Monte Bianco, lì presente da qualche ora alla mia sinistra, sembra, con la sua lingua di ghiaccio, farmi uno sberleffo.
Sono stanco, molto stanco. Da qualche decina di minuti sto camminando spingendo la bike su per il sentiero.
Sono le 19:03 e finalmente sono al Col de la Signe a 2516 mt. Mi fermo per coprirmi e prepararmi ad affrontare una nuova notte, almeno solo una parte, spero. Frontalini, torcia, sotto casco, guanti invernali, guscio, ok!, Si riparte.
Alle 20:14 arrivo al rifugio Elisabetta a 2197 mt-, e a questo punto solo una discesa su mulattiera mi separa dall’arrivo. Decido che è il momento per prendersi una pausa meritata così entro e chiedo se è ancora possibile mangiare qualcosa. Il gestore mi risponde che la cucina è chiusa ma nota la stranezza del mio equipaggiamento e mettendosi di spalle si rivolge al cameriere invitandolo a chiedermi cosa voglio a quell’ora?
Mi rivolgo al cameriere e chiedo di avere la possibilità di mangiare qualunque cosa. Certo meglio sarebbe se ci fosse una zuppa, visto il freddo che ho accumulato in questo giro. Mi fa attendere qualche secondo poi, dopo aver consultato il cuoco, mi fa accomodare ad un tavolo. Mi dice che mi porta una zuppa di lenticchie.
La sala dove sono seduto sembra essere stata rifatta da poco, visto il colore chiaro del legno del pavimento e delle pareti. Gli unici avventori presenti sono inglesi e americani, giovani escursionisti che conversano animatamente intorno a diverse bottiglie di birra.
Decido di prendermi una piccola birra, quasi a voler festeggiare in anticipo la fine del tour. Ne approfitto per ricaricare il telefono e mandare subito un messaggio a Cristina.
Dopo qualche minuto, arriva una tazza con dentro una porzione abbondante di zuppa. Una delizia. L’accompagno con un po’ di pane casereccio e in poco tempo mi sento già meglio.
Il cameriere mi chiede se voglio anche un piatto di carne e patate arrosto, non riesco a trattenermi, così accetto di buon grado- Lo stomaco è ormai chiuso, non riesco a finire il piatto. Mi alzo pago, ringrazio e mi rivesto, pronto per fare l’ultima discesa verso Courmayeur.
Accendo il frontalino salgo sulla bike e mi tuffo in velocità ad attraversare la Val Veny passando per il Lago di Combal e fino al ponte di Combal 1950 mt da dove la strada diventa asfaltata e costeggiando il torrente, Dora di Veny, giungo dopo qualche kilometro a Entreve. Passo su un ponte la Dora e mi ritrovo a La Saxe e subito dopo a Courmayeur e da qui alle 22: 35 al piazzale della Funivia di Dolonne. Fine del Tour. Tempo totale impiegato 46 ore e 35 minuti.
Mi fiondo nel locale da dove ero partito per cercare Martina e Antonella che appena mi vedono apparire sulla porta lanciano un urlo:” Grande, sei tu?, sei tornato!!!!!” appoggio la bike ad una colonna vicino alla porta di ingresso e mettendomi la mascherina le abbraccio. Scatta subito una foto. Sono molto stanco ma pieno di gioia e soddisfazione per esserci riuscito!! Sono fiero di me!!
Le saluto ancora e ci auguriamo tutti di riverderci presto. Carico la bike sulla macchina, piccolo cambio di abbigliamento e riparto per Milano, Sono le 23:15. Durante il viaggio la mente corre da un’immagine e un'altra di questa meravigliosa esperienza con salti in avanti verso possibili prossime avventure.
La stanchezza purtroppo mi fa abbassare per 4 volte gli occhi e solo un angelo me li riapre dopo pochi secondi. Arrivo a casa alle 1: 10. Scarico la bike e lo zaino e penso a quanto pericoloso sia stato il viaggio di ritorno in macchina rispetto a tutta la mia avventura, sorrido contento di essere ancora vivo e salgo a casa.

E alla fine dopo 45 ore e 23 min mi ritrovo a Courmayeur felice di aver realizzato uno dei miei sogni.
29/06/2022

E alla fine dopo 45 ore e 23 min mi ritrovo a Courmayeur felice di aver realizzato uno dei miei sogni.

Il risveglio è meraviglioso...
29/06/2022

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La notte cala a 1250 in Francia e almeno 3 ore di riposo dopo oltre 25 ore di pedalata sono certamente meritate. Fanno 6...
29/06/2022

La notte cala a 1250 in Francia e almeno 3 ore di riposo dopo oltre 25 ore di pedalata sono certamente meritate. Fanno 6 gradi e decido di riposare per terra davanti a questa chiesetta coperto solo dalla coperta termica.

Si incontrano salite, anche tra le mulattiere, molto impegnative per la loro pendenza.
29/06/2022

Si incontrano salite, anche tra le mulattiere, molto impegnative per la loro pendenza.

Si attraverso valli meravigliose!!
29/06/2022

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Ma la mattina ormai giunto in   tutto risplende della luce che solo in montagna si vede.
29/06/2022

Ma la mattina ormai giunto in tutto risplende della luce che solo in montagna si vede.

L'alba è iniziata a 2.000 mt molto presto!!!
29/06/2022

L'alba è iniziata a 2.000 mt molto presto!!!

Da solo pedalando di notte a oltre 2000 metri nel buio più nero...
29/06/2022

Da solo pedalando di notte a oltre 2000 metri nel buio più nero...

Indirizzo

Strada Dolonne Strada La Villette
Courmayeur
11013

Sito Web

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