House of Bears - Jiu Jitsu Club

House of Bears - Jiu Jitsu Club La House of Bears è la nuova accademia di Jiu Jitsu e non solo del Basso Garda.

14/06/2026

Ieri abbiamo avuto il piacere di ospitare nuovamente a Verona il maestro Luca Anacoreta, grazie all’organizzazione dei maestri Francesco Gardini e Luca Profeta del Jitsu Club.

Probabilmente molti di voi si staranno chiedendo quali tecniche segrete, misteriose o rivoluzionarie abbiamo studiato durante lo stage.

La risposta potrebbe sorprendervi: abbiamo approfondito l’omoplata.

Sì, proprio l’omoplata. Una tecnica che molti considerano “roba da cintura bianca”, una di quelle tecniche che si imparano all’inizio del percorso e che poi si pensa di aver già capito.

Eppure la realtà è molto diversa.

Luca utilizza questa tecnica ai massimi livelli competitivi, contro avversari di altissimo livello, riuscendo a controllare, ribaltare e finalizzare grazie a dettagli che la maggior parte delle persone non vede nemmeno.

Ed è proprio qui che si nasconde una delle lezioni più importanti del Jiu Jitsu.

Non esiste un Jiu Jitsu “basico” e un Jiu Jitsu “avanzato”.

Esiste un Jiu Jitsu eseguito con precisione e un Jiu Jitsu eseguito in modo approssimativo.

Spesso vedo praticanti che non riescono ancora a uscire efficacemente da una side control, ma passano ore a studiare l’ultimo buggy choke visto su YouTube. Non perché il buggy choke sia una cattiva tecnica, ma perché nel Jiu Jitsu moderno siamo continuamente bombardati da contenuti spettacolari che ci fanno credere che il segreto della crescita sia imparare qualcosa di nuovo.

La verità è quasi sempre l’opposto.

Un’omoplata eseguita con timing, sensibilità e precisione vale più di dieci tecniche viste distrattamente online.

Per questo stage come quello di ieri sono così preziosi: ci ricordano che il progresso nel Jiu Jitsu non nasce dall’accumulare tecniche, ma dall’approfondirle.

Perché alla fine il Jiu Jitsu premia sempre i dettagli.

13/05/2026

Nel 2026 c’è ancora chi pensa che per insegnare Brazilian Jiu-Jitsu servano muri sporchi, tatami sfondati, ambiente da sottoscala, loghi con cani rabbiosi, teschi e sangue ovunque.

Come se il degrado fosse sinonimo di autenticità. Come se il caos facesse tecnica. Come se sembrare violenti rendesse automaticamente competenti.

Poi dentro trovi corsi con 10 persone buttate insieme: principianti, agonisti, gente in kimono, gente in rashguard, qualcuno che tira calci in un angolo e altri che si spaccano le orecchie per atteggiarsi da duri.

Questa non è cultura marziale. È immobilismo travestito da tradizione.

Il Brazilian Jiu-Jitsu non è più il 2000 a Rio. Non è più una nicchia underground. È uno sport globale, serio, tecnico, professionale. Lo praticano bambini, donne, amatori, atleti e professionisti.

E soprattutto evolve. Ogni anno cambiano metodologie, didattica, preparazione atletica, strategie, approcci all’insegnamento. Chi insegna ha il dovere di aggiornarsi.

Invece in Italia spesso ci raccontiamo che “qui non manca niente”, che “sappiamo già tutto”, che non serve uscire, confrontarsi, studiare ancora.

Una vera accademia oggi investe in pulizia, organizzazione, corsi divisi per livelli ed età, coaching competente, ma anche aggiornamento costante e apertura mentale.

Essere severi non significa essere trasandati.
Essere duri non significa essere primitivi.
Essere esperti non significa aver smesso di imparare.

Se vuoi far crescere il Brazilian Jiu-Jitsu, smetti di romanticizzare il degrado e inizia a costruire professionalità.

27/04/2026

Marcus Almeida “Buchecha”, 36 anni. Un’età in cui la maggior parte dei guerrieri da tastiera che scrivono insulti sotto questo post si dedicano alla birra del weekend, hanno la pancia e magari vanno a pesca la domenica mattina.
Invece di buttarla sugli insulti gratuiti — passatempo preferito di chi non ha mai combinato nulla — proviamo a ribaltare la prospettiva.
A 34 anni, questo campione del mondo di BJJ avrebbe potuto ritirarsi, godersi i titoli conquistati e vivere di rendita. Invece ha scelto di rimettersi in gioco, indossare i guantoni per la prima volta e sfidare se stesso in una disciplina completamente nuova. Provate a immaginare, a 34 anni, di decidere di puntare all’NBA dopo una vita passata a giocare a calcio. Esatto. Quello.
Chi dice che il BJJ non serve a niente nell’MMA dimostra semplicemente di non capire di cosa sta parlando. Ogni volta che vedete una finalizzazione — mata leão, triangolo, anaconda, armbar — state guardando il BJJ in azione. Se non lo sapete, forse è il caso di ripassare un po’ di storia: Werdum, Maia, Nate Diaz, Patrício e Patrick “Pitbull” Freire, solo per citarne alcuni.
E per chiudere definitivamente il discorso #: senza la famiglia Gracie, l’UFC non sarebbe mai esistito.

Poi, se vogliamo, tra gli addetti ai lavori possiamo parlare sulla deriva sportiva che ha avuto il Bjj negli ultimi 25 anni abbandonando in maniera irrecuperabile il suo status di arte marziale per diventare sempre più sport, ma questa analisi non spetta a chi non ha mai pestato su un tatami in vita sua.

17/04/2026

Far iniziare un bambino a fare sport — e perché no, arti marziali — già a 4 o 5 anni non è “anticipare troppo”. È riconoscere una verità semplice: il corpo e la mente crescono insieme, e aspettare spesso significa perdere occasioni preziose.

Ma c’è un punto che molti ignorano: non basta iscrivere un bambino a un corso. Serve scegliere con attenzione chi lo guiderà. Lavorare con bambini piccoli non è intrattenimento, è una responsabilità profonda sul loro sviluppo motorio, emotivo e relazionale. Un maestro preparato costruisce sicurezza, non solo tecnica.

E qui entra in gioco un altro elemento fondamentale: il rapporto tra genitori e insegnante. Se manca comunicazione, se arrivano messaggi contrastanti (“ascolta il maestro” ma poi si smentisce a casa), il bambino si trova nel mezzo e perde il punto di riferimento. Educare è un lavoro di squadra.

Poi c’è un tema più scomodo. Negli ultimi anni, in molti ambienti — dalla danza al movimento, fino allo sport di base — si è diffusa una tendenza a semplificare tutto, a evitare qualsiasi difficoltà per non “stressare” i bambini. Il risultato? Meno frustrazione, sì. Ma anche meno capacità di affrontarla.

E questo, col tempo, si vede.

Non si tratta di tornare indietro o essere rigidi. Si tratta di non confondere la cura con l’eccesso di protezione. I bambini hanno bisogno di gioco, certo. Ma anche di struttura, regole, piccoli ostacoli da superare.

Perché è proprio lì che nasce la crescita.

E forse dovremmo chiederci: stiamo davvero aiutando i bambini a diventare più forti… o solo più comodi?

Ed eccoci qui.La parte più difficile del mio lavoro con i bambini non è avere pazienza quando giocano o quando “impazzis...
01/04/2026

Ed eccoci qui.La parte più difficile del mio lavoro con i bambini non è avere pazienza quando giocano o quando “impazziscono” perché sentono la primavera arrivare.

La parte più difficile è trovare le parole giuste.

Le parole per spiegare loro che una piccola sconfitta sul tatami non è una debacle.Che perdere oggi non significa perdere per sempre.Che il percorso per migliorarsi passa anche da quei momenti in cui tutto sembra andare storto.

Le parole per dire che quella piccola “bua” che ti ha fatto scendere due lacrime durante la lotta non è un dolore eterno…ma un piccolo passo verso qualcosa di più grande: diventare più forti, più coraggiosi, più consapevoli.

Non è facile.Perché spesso, mentre parlo con loro, dentro di me cerco le parole che avrei voluto sentire da bambino.Da chi, a scuola, ha deriso.Da chi, nello sport, ha detto: “non fa per te”.

E invece oggi so quanto conti esserci nel modo giusto.

Il rispetto per una giovane persona che sta crescendo — con tutta la sua fragilità emotiva e intellettuale — non è un’opzione. È una responsabilità.

Perché educare, nello sport come nella vita, significa prima di tutto comprendere.

E chi non è empatico, chi non riesce a mettersi nei panni di un bambino…forse dovrebbe fermarsi a riflettere.Perché lavorare con i più piccoli non è solo insegnare.È lasciare un segno.

L

31/03/2026

Roberto entra nella pagina di un’accademia di Brazilian Jiu-Jitsu… e decide di insultare uno sport che non ha mai praticato, studiato o anche solo provato a capire.

Purtroppo questa è la deriva dei social oggi: persone che confondono l’opinione con l’insulto, il confronto con l’attacco gratuito.Perché dire “non mi piace” è legittimo.Ma offendere senza conoscere è solo ignoranza… e un po’ di codardia.

Dietro uno schermo è facile sentirsi forti.Molto più difficile è salire sul tatami, mettersi in gioco, imparare, sbagliare e migliorare.

Come disse Mike Tyson:“I social media hanno reso le persone troppo a loro agio nel mancare di rispetto agli altri senza ricevere un pugno in faccia.”

Noi continuiamo a fare quello che sappiamo fare:allenarci, rispettare, crescere.Il resto è solo rumore.

29/03/2026

In teoria è una palestra di Crosstraining.
In pratica è un campo di battaglia.

Ragazze fantastiche, sorrisi ovunque… finché non partono le sfide di coppia.
Da lì in poi sopravvive solo la più determinata.

Tra risate, fatica e un pizzico di sana competizione, direi che abbiamo fatto un bel lavoro.

19/03/2026

Nel fantastico mondo del Jiu Jitsu per bambini succedono cose che nemmeno nei film .

Oggi lezione: autodifesa base
Risultato: colpo basso livello PRO a 5 anni 🥋💥

Forse non proprio da manuale Gracie… ma sicuramente efficace 😅

Fare l’istruttore di Jiu Jitsu per bambini significa anche questo:
• spiegare leve e finire a parlare di dinosauri 🦖
• insegnare il rispetto… e schivare attacchi improvvisi 🤣
• iniziare con disciplina… e finire in modalità giungla

Ma alla fine è proprio questo il bello ❤️
energia pura, zero filtri e tante, tantissime risate.

bambini jiujitsu funnyreel

31/01/2026

Il Brazilian Jiu Jitsu può sembrare strano, quasi incomprensibile, agli occhi di chi non lo ha mai praticato.
Gli allenamenti dei bambini, visti da fuori, sembrano solo un insieme di giochi fisici senza un vero senso.

È proprio per questo che, da quando ho iniziato a insegnare nel 2018, sento il bisogno che i genitori vivano un allenamento insieme ai loro figli, per capire davvero cosa succede in quei 60 minuti sul tatami.

Oggi è successo esattamente questo: genitori affannati, stanchi, messi alla prova e letteralmente sopraffatti dalla tecnica dei loro cuccioli.
Un’esperienza che vale più di mille spiegazioni.

Il Jiu Jitsu non si può semplicemente osservare.
Il Jiu Jitsu va provato.

Grandi cuccioli.
Splendido lavoro.

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20/01/2026

Sono veramente soddisfatto dei ragazzi che frequentano il mio corso di Jitsu, soprattutto degli adolescenti.

Mentre fuori c’è sempre qualcuno pronto ad additare questa generazione come un insieme di ragazzi svogliati, incapaci di concentrarsi, poco inclini al sacrificio e alla costanza, loro fanno esattamente il contrario.

Arrivano in palestra e si mettono sul tatami per un’ora e mezza a ripetere la stessa tecnica decine di volte. Senza scorciatoie. Senza lamentele. Con un solo obiettivo: migliorare, avvicinarsi il più possibile alla propria idea di perfezione.

In un mondo che corre dietro alle scuse, dove si cerca la via più facile per tutto, questi ragazzi scelgono la strada più difficile. Quella della dedizione, della disciplina, della pazienza.

Il Jiu jitsu, in fondo, cos’è se non una metafora della vita? Non si supera senza preparazione. Non si vince senza sacrificio. Non si cresce senza fatica.

Indirizzo

P. Za Della Repubblica, 1
Costermano
37010

Orario di apertura

Lunedì 16:45 - 17:45
Martedì 16:45 - 17:45
Mercoledì 16:45 - 17:45
Giovedì 16:45 - 17:45
Venerdì 16:45 - 17:45

Telefono

+393245482059

Sito Web

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