Legion Fighters

Legion Fighters Corsi personalizzati di BOXE � e Funtional training (difesa personale)

Legion Fighers progetto nato da Eugenio Boz (Accademia Pugilistica Mareno Ring) e Simo Marzok(khalid fight Team) due ex combattenti agonisti e amici di vecchia data, che hanno deciso di integrare varie discipline da combattimento ( Boxe,K1 e MMA) per dare una formazione completa a 360 gradi,a tutti coloro che vogliono costruire un fisico da fighters, con i più aggiornati allenamenti per la difesa

e l’attacco. Sessioni di allenamento miste di tecniche da combattimento e circuiti funtional training,con l’obbiettivo di rafforzare il fisico e lo spirito. Il nostro ideale è quello di trasmettere ai nostri atleti, che gli sport da combattimento giocano un ruolo importante nella vita sociale e significano soprattutto lealtà,disciplina e rispetto per il prossimo.

08/09/2025
08/09/2025

Which HUGE fight are you most looking forward to this weekend?

01/09/2025

Oggi il mondo della boxe piange Joe Bugner, scomparso all’età di 75 anni.
Campione britannico, europeo e del Commonwealth, e sfidante al titolo mondiale, Bugner fu uno dei grandi protagonisti in un’epoca irripetibile dei pesi massimi, affrontando leggende come Muhammad Ali e Joe Frazier.
La sua carriera lo ha reso uno dei nomi più rispettati e riconosciuti della scena internazionale.
Il suo contributo a questo sport resterà per sempre nella memoria di chi ama la boxe.
Le più sincere condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari.
Riposa in pace, Joe.

13/08/2025

Primo Carnera non era nato per passare inosservato. Nel 1906, a Sequals, in Friuli, il piccolo... si fa per dire... venne al mondo con un peso che in paese avrebbero ricordato per anni: otto chili.
Un record che già allora faceva pensare a qualcosa di eccezionale, e che col tempo sarebbe diventato leggenda. Era figlio di una famiglia povera, dove la scuola era un lusso e la giornata cominciava presto, con la schiena piegata e le mani dure di chi lavora il legno o la terra.
Il destino aveva messo addosso a Primo un corpo che cresceva come un albero, rapido e inarrestabile. A diciotto anni era già alto quasi due metri, con spalle larghe come travi e mani grandi come pale. Ma essere un colosso in un paese di pochi abitanti non significava avere una vita facile...significava solo che il lavoro più pesante spettava a te.
Quando capì che quella vita gli stava troppo stretta, fece le valigie e lasciò il Friuli. La destinazione era la Francia, dove sperava di trovare qualcosa di meglio. Invece trovò un circo, e il circo trovò lui. La sua mole era perfetta per fare da attrazione: lo facevano sollevare pesi, piegare ferri, mostrare al pubblico quella fisicità che pareva uscita da un’altra epoca. Ma lo spettacolo non durò a lungo.

Fu in quel periodo che un uomo cambiò la sua vita: Paul Journée, pugile veterano, vide in Carnera qualcosa di più di un fenomeno da baraccone. Gli propose di provare la boxe. Primo, all’inizio, rifiutò. Non aveva mai pensato di diventare pugile, non conosceva la tecnica, e il ring gli pareva un posto per gente diversa da lui. Ma quando incontrò Leon See, promoter parigino con un occhio per i talenti, qualcosa cambiò...
L’idea di guadagnarsi da vivere non solo con la forza, ma con i pugni, iniziò a prendere forma. E con essa, l’avventura. La carriera di Carnera partì tra la curiosità e l’incredulità: un uomo così grande che si muoveva con quella agilità, con quella potenza, era uno spettacolo che il pubblico non aveva mai visto. Non aveva ancora uno stile pulito, né la piena padronanza del ring, ma possedeva la forza muscolare per abba***re un muro. E negli anni ’20, spesso, quella bastava...
Il richiamo dell’America era inevitabile. Gli Stati Uniti erano la terra delle opportunità, ma anche degli affari sporchi, e la boxe non faceva eccezione. Carnera sbarcò oltreoceano e, in poco tempo, divenne una calamita per il pubblico. I promoter lo mettevano in cartellone ovunque: la sua mole riempiva le sale ancora prima che il gong suonasse. Nel 1930 combatté 26 volte, e altre 26 nel 1932.
Ma il prezzo della fama, in America, era spesso la perdita dell’innocenza. Attorno a lui giravano uomini legati alla mafia, che decidevano incontri e risultati. Molti avversari venivano scelti su misura, altri “accomodati” con buste di denaro. Non tutti i match erano regolari, e le voci correvano tra i giornalisti, ma il pubblico continuava ad accorrere. Perché, falso o vero, vedere quel gigante colpire restava un evento.
Dopo due sconfitte subite nel 1929 per squalifica — prima contro Franz Diener e poi nella rivincita con Young Stribling — la sua carriera ebbe una scossa quando si trovò di fronte Jim Maloney, un pugile veloce, agile e tecnicamente preparato. Un avversario diverso dagli altri,che lo costrinse a fare i conti con i propri limiti tecnici e lo sconfisse. Ferito nell’orgoglio, Carnera tornò in Europa per cercare un allenamento più serio. Ma senza trovare un team davvero all’altezza, fu costretto a rientrare negli States, dove lo attendevano ancora sfide e opportunità...
Dagli inizi degli anni ’30, qualcosa cambiò. Primo iniziò ad allenarsi con più metodo, a capire il ring e a usare il fisico in modo più strategico. Non era più solo la “Montagna che cammina” che travolgeva per pura potenza: stava diventando un pugile con una strategia. Il titolo mondiale dei pesi massimi era l’obiettivo, e il cammino lo portò a ba***re di nuovo Maloney in dieci riprese. Poco dopo, però, p***e ai punti contro Jack Sharkey.
Ma la sua strada verso la vetta era solo rimandata. Al Madison Square Garden, un match contro Ernie Schaaf, campione della US Navy, lo rese protagonista di una tragedia. Carnera lo mise KO al 13° round e, quattro giorni dopo, Schaaf morì. Solo anni più tardi si seppe che aveva già subito gravi lesioni cerebrali in un incontro precedente. Ma intanto, l’opinione pubblica marchiò Carnera come un “assassino del ring”.
Quando, il 29 giugno 1933, salì a Long Island per sfidare di nuovo Jack Sharkey, portava con sé il peso di critiche e sospetti. Ma quella notte, in appena sei riprese, lo mise KO ,conquistando il titolo mondiale dei pesi massimi e mettendo a tacere le ombre che lo avevano seguito fino ad allora.
Ma in Italia, quella vittoria non restò solo un trionfo sportivo. Benito Mussolini la trasformò subito in uno strumento di propaganda. Carnera divenne l’eroe del regime: il simbolo della forza italiana, il “gigante” che incarnava il vigore del fascismo. Primo, ingenuo e poco incline alla politica, accettò il ruolo senza davvero comprenderne il peso. La sua prima dichiarazione al Corriere della Sera fu dedicata “al mondo sportivo italiano e al Duce”.

Erano anni in cui l’Italia cercava di mostrare al mondo il proprio volto vincente: nel ’32 le Olimpiadi di Los Angeles avevano portato medaglie, nel ’33 la trasvolata atlantica di Italo Balbo, e ora un italiano regnava sui pesi massimi. Carnera divenne un simbolo, volente o nolente.

Il regno, però, durò poco, anche se prima di perdere Carnera difese con successo la cintura due volte, vincendo per decisione unanime contro Paulino Uzcudun e Tommy Loughran. Il 14 giugno 1934, a New York, Max Baer lo colpì con una potenza e una brutalità che non avevano bisogno di aiuti esterni: Primo andò giù più volte e p***e il titolo.
Non ci fu rivincita. L’anno dopo, il 25 giugno 1935, affrontò Joe Louis. Fu una battaglia impari: sei round di dominio dell’americano, e poi il KO tecnico.
Dopo la sconfitta con Louis, Carnera continuò a comba***re ancora per qualche anno, ma il declino era già iniziato. Affrontò pugili di buon livello come Leroy Haynes, Walter Neusel e Ford Smith, alternando vittorie e sconfitte, fino a chiudere la parentesi americana nel 1936. Tornato in Europa, salì ancora sul ring, ma ormai il fisico non era più lo stesso. Nel 1938 subì un’operazione a un rene, un intervento che ne minò ulteriormente la resistenza fisica e la capacità di allenarsi con continuità. L’anno successivo, il 13 marzo 1939, sposò a Sequals Pina Kovacic, dalla quale ebbe due figli: Umberto, nato nel 1940, e Giovanna Maria, nel 1943. In quegli anni ebbe anche un’esperienza cinematografica: nel 1941 partecipò al kolossal italiano La corona di ferro, diretto da Alessandro Blasetti, con Gino Cervi e Massimo Girotti.
Dopo una lunga pausa, tornò sul ring nel 1945, vincendo due match in Friuli contro Michel Blevens e Sam Gardner, ma poi trovò sulla sua strada Luigi Musina, campione italiano dei mediomassimi e massimi, che lo sconfisse tre volte di fila tra il 1945 e il 1946.
Quella trilogia segnò la fine della sua carriera pugilistica: la parabola sul ring si chiuse lì. Poco dopo gli fu diagnosticato il diabete, ma la vita non gli tolse la voglia di comba***re: Carnera si reinventò nel wrestling americano e nella lotta libera, dove la sua imponente stazza era ancora un’attrazione.
Anche lontano dai riflettori del grande pugilato, il “Gigante di Sequals” continuò a vivere come aveva sempre fatto: affrontando ciò che veniva, a testa alta... a raccontare episodi della sua carriera, e a ricordare a chi lo ascoltava una cosa:

«Alcune persone non capiscono che i pugili non si odiano. Cercano di mandarsi al tappeto. Cercano di vincere, ma, vincano o perdano, non portano rancore. Un incontro di boxe è semplicemente una sfida per vedere chi è l’uomo migliore.»

Il 29 giugno 1967, esattamente 34 anni dopo la notte in cui conquistò il mondo, Primo Carnera morì nella sua casa. Lo stesso giorno, lo stesso mese, come se la vita avesse voluto chiudere il cerchio.

Grazie per aver letto questa storia.

20/06/2025

𝘓𝘢 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘨𝘳𝘰𝘴𝘴𝘢 𝘣𝘶𝘨𝘪𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘦 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘰?

𝙉𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙚

𝘗𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘯𝘰?

𝙉𝙤 𝙚̀ 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙡𝙖 𝙗𝙪𝙜𝙞𝙖 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙜𝙧𝙤𝙨𝙨𝙖, '𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙚' 𝙚 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙡𝙞̀ 𝙖 𝙧𝙞𝙥𝙚𝙩𝙚𝙧𝙩𝙚𝙡𝙖 𝙞𝙣 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙞𝙣𝙪𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚.

𝘌 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘤𝘦?

𝙏𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤. 𝙀 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙩𝙞 𝙛𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙨𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙚, 𝙙𝙞𝙘𝙚𝙣𝙙𝙤𝙩𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙚.

𝘌 𝘲𝘶𝘢𝘭 𝘦̀ 𝘭𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢̀?

𝘾𝙝𝙚 𝙡𝙤 𝙚̀. 𝘾𝙝𝙚 𝙨𝙚 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙞 𝙖 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙩𝙞 𝙙𝙞𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙥𝙪𝙤𝙞 𝙛𝙖𝙧𝙚, 𝙘𝙚 𝙡𝙖 𝙛𝙖𝙞 𝙚 𝙩𝙞 𝙧𝙚𝙣𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙚̀ 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙡𝙞𝙘𝙚 𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙡𝙤 𝙚̀ 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙤.

12/06/2025

It’s official — two pound-for-pound kings are set to collide! Canelo Alvarez vs. Terence Crawford goes down September 13 in Las Vegas, streaming live on Netflix in a historic showdown.

Canelo, fresh off reclaiming undisputed glory at 168 lbs, looks to cement his legacy once more. But standing in his way is the undefeated Terence “Bud” Crawford, aiming to make history as the first male fighter to become undisputed in three weight classes.

Grazie Loma champ 🥊
07/06/2025

Grazie Loma champ 🥊

Vasiliy Lomachenko has now officially announced his retirement from boxing at the age of 37.

👑 The Ukrainian legend went 396-1 as an amateur, winning two Olympic gold medals before turning professional and becoming a three-weight world champion and pound-for-pound star.

Parole Sante !
12/05/2025

Parole Sante !

Oscar De La Hoya ha detto tutto.⬇️

“11 match, zero knockout.”
Esatto. Spettacolo ZERO. Un weekend costruito per infiammare il mondo… e invece ha spento la passione.

“Devin Haney ha preso un colpo e ha cominciato a scappare come se la casa fosse in fiamme.”
La boxe è coraggio, non cardio. E non è colpa del pubblico se la paura prende il sopravvento.

“Canelo… sei pagato cifre folli per affrontare avversari che scegli tu. E adesso ti lamenti dello stile cubano?”
No, Canelo. Il mondo vuole Benavidez. Basta scuse. Vuoi rispetto? Guadagnatelo col sangue.

“Mi dispiace per Turki. Investe milioni, e in cambio riceve pugili che non combattono.”
Ecco il cuore del problema. La boxe è diventata troppo comoda per certi “campioni”. Troppa scena, poca sostanza.

E tra tutto questo? Solo Teofimo Lopez si è salvato. L’unico ad aver mostrato davvero fame, carattere, e voglia di comba***re. L’unico ad aver dato un senso alla parola “Fatal Fury”.

Chi ama questo sport non può tacere.
Chi sale sul ring deve onorarlo.
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12/05/2025

Jack Dempsey and Rocky Marciano, heavyweight legends and icons 🇺🇸👑🥊

Indirizzo

Conegliano
31015

Orario di apertura

Martedì 19:00 - 20:00
Venerdì 16:00 - 17:00

Sito Web

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