30/04/2017
La tragica morte di Ueli Steck ci ricorda che nessuno di noi è immortale. Alpinista estremo, recordman, mai in sfida con le montagne, ma con sè stesso. Ha concluso tra le più incredibili imprese come la salita dell'Anapurna in solitaria in soli due giorni e si apprestava a fare un'altra incredibile impresa mai affrontata da nessun altro, impresa terminata prima di iniziare, in un giorno di allenamento, un giorno come un altro in cui doveva acclimatarsi facendo rapide e ripetute ascese a quota 7000 (diverso dal tipico sistema di acclimatazione). Scivolato sulla parete di ghiaccio del Nuptse se ne è andato all'età di 41 anni.
Se ne è andato facendo ciò che amava, consapevole dei rischi che correva, se ne è andato senza rimorsi o forse l'unico di non aver concluso la sua ultima spedizione.
Dobbiamo sempre ricordarci che apparteniamo alla montagna che scaliamo fino al ritorno al campo base, prima di affrontare una sfida dobbiamo sempre fare i conti con attenzione sulla preparazione fisica e psicologica, equipaggiamento, clima e chi meglio di Ueli poteva orgnizzare una cosa simile? Purtroppo c'è in gioco anche la fatalità quando si pratica un certo tipo di attività, proprio come in questo caso.
Ciao Campione!