24/11/2025
𝐔𝐍𝐎 𝐒𝐓𝐀𝐆𝐄 𝐓𝐔𝐓𝐓'𝐀𝐋𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐄𝐋𝐄𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐑𝐄, 𝐝𝐢 𝐎𝐥𝐢𝐯𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐢
Vorrei ampliare un attimo l'evidente discrasia tra gli stage dei due maestri. Elementare quello del Giapponese, carico di finezze quello dell'Italiano.
Forse ad uno stage in cui erano rappresentati soprattutto praticanti dal terzo dan in su, qualcuno si aspettava qualcosa di diverso dai Taikyoku del maggior allievo di Masatoshi Nakayama.
Forse il maestro non è riuscito a spiegarsi in un inglese perfetto, al punto che l'ottimo maestro-traduttore Ludovico Ciccarelli è passato più volte dall'inglese al giapponese per cercare di chiarire il significato di quanto il maestro Kawawada diceva.
Beh, la mia opinione è un'altra, ma per esprimerla ho bisogno di un po' di tempo.
Chi è interessato si metta comodo.
Vediamo i punti fondamentali espressi dal maestro.
0. Il maestro aveva ben chiaro che lo stage era per gradi avanzati e per maestri. Ha ripetuto più volte che bambini e donne giovani (allievi appunto) hanno assolutamente bisogno di seguire nel dettaglio quanto andava spiegando, perché non possono appoggiarsi sulla forza fisica. Anche col passare degli anni essa tende a declinare e una tecnica di base corretta è essenziale per l'efficacia.
1. Il maestro ha ripetuto più volte la stima e il rispetto che ha per il maestro Shirai e la sua scuola, raccontando anche alcuni aneddoti legati alle competizioni che li hanno visti protagonisti sia come agonisti che come arbitri.
2. Il maestro si è scusato più volte (gomenasai) del fatto che stava dicendo cose basilari. Ha ribadito più volte che i maestri devono essere anche studenti.
3. Importanza della correttezza della posizione. Una posizione imprecisa porta a dei punti di debolezza. Una posizione che non si aggrappa al terreno, puntando a proiettare la forza in profondità nel terreno, risulta inefficace.
4. Attenzione alla posizione delle mani e delle dita. Devono essere ben serrate. Questa cosa, sia detta per inciso, ha provocato una successiva bella strigliata da parte del maestro Fugazza, che ho interpretato come un sostegno all'opinione che mi sono fatta.
5. Attenzione all'applicazione del principio di contrazione-decontrazione, che deve essere totale ed istantanea. Attenzione alla contrazione asimmetrica delle spalle assolutamente da evitare. Così non ci si decontrae. Non serve fare lavoro muscolare in palestra, occorrono esercizi specifici (che ha mostrato) che usino tutto il corpo e l'uso della sua energia.
6. Attenzione alla dinamica dell'anca e alla sua posizione rispetto al corpo, se si vuole essere efficaci.
7. Attenzione al corpo e a salvaguardare la salute. Alcuni kata sono molto esigenti nelle richieste fatte al proprio corpo. Il rischio di provocare negli anni dei seri infortuni è alta. Questa considerazione è venuta dal fatto che molti hanno eseguito kata superiori come tokui kata, specie Gojushoshio, che fu anche il suo. Pochissimi hanno portato un Sentei. Praticamente nessuno un Heihan.
8. Episodio anche gustoso dal punto di vista aneddotico. Il maestro ha tirato fuori alcuni appunti di soli tre o quattro fogli (per altro scritti in giapponese). Ribadendo che i principi basilari da comprendere bene sono davvero pochi, in fondo.
9. Il maestro ha ripetuto a più riprese di fargli domande, per verificare se quanto aveva detto era stato compreso o aveva bisogno di approfondimenti.
Ora, qualcuno può aver pensato che il maestro è giunto impreparato a questo stage.
Personalmente, considerando che i Giapponesi si preparano anche per andare a far p**ì, non sono di questa opinione.
A ben vedere, non ci ha detto poche cose.
C'è però una cosa che le mette assieme tutte.
Io ho avuto la netta impressione che il maestro si sia fatta l'idea che, mediamente parlando, il gruppo avesse bisogno di sentirsele dire queste cose, perché non le pratica davvero.
Sono cose elementari? Certo.
Le abbiamo capite?..Ecco qui mi viene in mente il maestro Shirai dei primi anni, duro ma sincero e profondo.
"Se capito, fare. Se non fare, non capito".
Ho il sospetto che il succo del suo stage sia stato questo, anche se espresso "alla giapponese", intendo in modo cortese ed indiretto.
È la mia opinione.
Non pretendo di avere la verità in tasca.
Io interpreterei perciò con un "facciamoci un bel bagno di umiltà invece che considerarci la crème del karate tradizionale".
Taikyoku Shodan, Yoi, ...