ARS FEROX

ARS FEROX Club/Sistema di studio interdisciplinare del Combattimento Armato e a Mani Nude. " Feroci Gentiluomini"

DIFESA DA MENZOGNALa Difesa Personale tocca molti campi, anche molto diversi tra di loro ma strettamente interconnessi, ...
20/05/2020

DIFESA DA MENZOGNA
La Difesa Personale tocca molti campi, anche molto diversi tra di loro ma strettamente interconnessi, molto spesso uno di questi è misconosciuto e sottovalutato: la capacità critica di discernere tra il Vero e il Falso.
In un contesto storico come il nostro, l'Informazione è perno centrale della nostra vita, rimanere ignoranti in un mondo come il nostro è sempre più una scelta (quando si hanno tutti i mezzi...) e bisogna sapersi districare nella f***a giungla delle informazioni, spesso fallaci, incomplete, volutamente distorte. In campo Scientifico, Politico ed Economico queste informazioni, chiamiamole pure "Fake", sono innumerevoli e all'ordine del giorno, divulgate da pseudoeruditi, millantatori, personaggi in cerca di fama (e di soldi) o menti una volta brillanti cadute preda della senilità, dell'avarizia o semplicemente della vanità (l'importante è che si parli di me...). Tutto a discapito delle persone e degli ambiti in cui si muovono.
Ma cosa c'entra questo con la Difesa Personale? C'entra! Perché così come bisogna difendersi da atti lesivi bisogna anche difendersi da "notizie" e "informazioni" potenzialmente lesive, intellettualmente e, talvolta, anche fisicamente (Credereste mai a qualcuno che vi insegna a bloccare i pugni con la faccia?).
Ma qual è il nesso? Il punto in comune?
IL METODO!
Bisogna avere un metodo di studio, un metodo di allenamento, un metodo di approfondimento, un metodo per controllare la validità di quanto si ha davanti, per fare Fact Checking, e testare la realtà. Uno strumento Razionale, Scientifico e Oggettivo.
Un discorso sul Metodo potrebbe essere lunghissimo, andare avanti per pagine e pagine, toccando tantissimi argomenti,non basterebbe un libro per spiegarne anche solo le basi, per questo ci limiteremo ad analizzare solamente un esempio che possa risultare utile ai fini dell'ambito in cui opera la pagina.

Ognuno di noi, nella sua Ricerca Marziale, è venuto a contatto almeno una volta con soggetti di dubbia credibilità, i così detti Fake Masters, persone che millantano conoscenze, competenze, esperienze e titoli, spesso altisonanti, di alquanto dubbia veridicità. È capitato, causa magari l'inesperienza o la disattenzione, che seguissimo per un po' di tempo questi individui o li accettassimo di buon grado come collaboratori nei nostri percorsi, rimanendo invischiati nella rete delle loro menzogne, anche perché spesso sono reti ben camuffate da merletto di pregio, alle volte vecchi proprio come i merletti della nonna. Ma come difendersi da questi soggetti? METODO!
Strutturiamo un metodo di valutazione critica e di conferma di quanto viene portato in prova. Ecco perché vorrei proporvi una lista di consigli per eseguire le vostre valutazioni:

1- Ponete attenzione a come si esprime, come si muove, come si pone nei vosri confronti durante la lezione, se e come usa ciò che vi sta trasmettendo. Il miglior insegnante non è quello che vi impartisce ordini ma quello che vi da spiegazioni esaustive, vi spinge a ragionare, a trovare soluzioni, ma soprattutto che è parte attiva della lezione, che si esercita con voi, si mette in discussione e impara mentre voi imparate. Se non condivide sudore e sangue con voi, non è né un maestro né un valido compagno di studio.

2- Chiedere sempre da chi hanno imparato, dove, per quanto tempo, se possibile chiedere direttamente prova di tutto ciò all'insegnante che vi viene citato e agli altri allievi dello stesso. Fatevi mostrare sempre le prove delle loro esperienze. I diplomi e i riconoscimenti sono una prova tangibile ma ricordiamoci che possono essere alterati, è bene dunque chiedere conferma all'ente che li ha rilasciati e alla persona che li ha firmati. Ricordiamoci anche che molti enti svendono le qualifiche, sarà buona prassi informarsi anche sull'affidabilità dell'ente stesso. Diffidate sempre dai curriculum marziali chilometrici che annoverano liste infinite di esperienze, conoscenze e competenze, specialmente se sono privi di riferimenti ai periodi e alle federazioni in cui sono state fatte. Tre cose fatte bene sono meglio di dieci fatte alla buona, sempre che siano state fatte...

3- Non credete a chi vi parla di trucchi, mosse segrete, energie mistiche e maestri leggendari che compiono prodigi in combattimento. Mettete sempre alla prova quello che vi viene proposto, siate critici, fatevi dare spiegazioni logiche che trovino conferme nell'atto pratico. Diffidate da chi vi da risposte troppo sbrigative o rimane reticente. Quando si è in un conflitto, la realtà colpisce più duramente delle vostre convinzioni.

4- James Bond non esiste! E' prassi comune per individui del genere millantare esperienze nel campo della sicurezza o in ambito militare, sino ad arrivare a fantomatiche unità speciali di cui non possono parlarvi. Anche uno steward con un corso di qualche ora si occupa di sicurezza, e nelle forze armate ci sono diversi livelli di operatività, chiedete esattamente la natura del loro lavoro in questi ambiti. La questione per l'ultimo punto è semplice: se non possono parlarvi di questa esperienza, perchè ve la menzionano? Non ha senso. Si tace eventualmente su operazioni e eventuali missioni, non su addestramento e pregressa appartenenza. Se una persona ha ha operato veramente in segreto e in ambiti ad alto rischio, sarà nel suo interesse mantenere un profilo quanto più baso possibile, il resto fa compagnia a Pinocchio.

In definitiva, possiamo riassumere il tutto in tre principi fondamentali: siate critici, siate razionali e ricercate le prove, in un modo o nell'altro. Ovviamente sarete voi ad adattare il Metodo, a scegliere quel che più vi serve in quel momento e a modularne l'intensità, ad aggiungere o sottrarre strumenti ma più sono alti i dubbi e più attento, stringente e meticoloso dovrà essere il vostro Metodo. La bellezza di questo strumento risiede appunto nella sua universalità, purchè esso sia Razionale, Scientifico e Oggettivo.

Ricordate: si impara da chiunque, anche da chi non ha apparentemente nulla da insegnare. Da gente così si impara a non farsi fregare, ovviamente sta a voi capire come apprendere.

P.S. In foto un meme trovato in rete che ho apprezzato e ha ispirato la stesura di questo post.

L'AZIONE DI DIFESAPrima di passare al core del l’argomento, è doveroso far chiarezza su cosa si intenda in quest’ambito ...
26/09/2019

L'AZIONE DI DIFESA

Prima di passare al core del l’argomento, è doveroso far chiarezza su cosa si intenda in quest’ambito con “azione di difesa” e come possa essere articolata e classificata durante il suo studio/esecuzione. Senza perdersi in prosaiche definizioni e spiegazioni, possiamo affermare che l’azione di difesa è una qualsiasi contromisura atta al non essere colpiti, è dunque quell’azione che ci permette di evitare di prendere un bel pugno sul muso. Per quanto riguarda articolazione e classificazione della stessa la faccenda si complica un po’, infatti dovremo fare una doverosa distinzione tra Difesa Statica e Dinamica, Attiva e Passiva. Giusto per dare un’idea più chiara di questa distinzione potremmo portare ad esempio quel che c’è ai due estremi: una Difesa Statica Passiva, ad esempio, potrebbe essere l’azione di rannicchiarsi in un angolo in posizione fetale, cercando quanto più possibile con braccia e gambe di proteggerci dall’azione offensiva della controparte; dall’altro v’è la Difesa Dinamica Attiva, una cui espressione potrebbe essere definita come “un colpo sul colpo”.

Effettuata la doverosa premessa, va conosciuto quello che è la parte del pensiero inerente all’oggetto in questione, la “filosofia” dell’Azione Difensiva secondo il Kenpo Karate di Parker su cui è sviluppato il metodo di approccio all’argomento dell’”Ars Ferox”. Bisogna partire da due assunti: “Every block is a strike, every strike is a block” e “To beat an action meet it”. Soffermandoci un momento a pensare non tanto al valore delle singole parole, ma al significato del loro insieme e della combinazione delle due frasi, salta subito all’” occhio” più allenato quale sia l’Azione di Difesa che si preferisce usare nel nostro approccio. Partendo dal secondo assunto, Incontrare un’ Azione, ha molteplici significati e applicazioni ma il concetto di fondo rimane essenzialmente lo stesso: se da un lato è vero che il miglior modo di non essere colpiti è non essere in quel posto in quel momento (e già da qui potrebbero partire diverse speculazioni), dall’altro è anche vero che è difficile spesso evitare di essere colpiti, proprio perché l’Azione avrà un vantaggio, difficile da colmare, sulla Reazione; se dunque la capacità tecnica spesso ci permette semplicemente di evitare un colpo, ciò non garantisce tuttavia di essere al riparo da un secondo, proprio per la Passività dell’Azione che stiamo compiendo, la quale potrà essere sicuramente efficace (ogni azione che ci eviti il danno è un’azione valida in base al contesto), ma non è garanzia di totale sicurezza, non potendo evitare di far progredire l’azione lesiva nei nostri confronti; per fare in modo che l’azione lesiva cessi dobbiamo appunto “incontrarla a metà strada”, ostacolarla, andarle incontro, non aspettare che si realizzi e addirittura anticiparla (e da questa ultima asserzione si potrebbe far partire un discorso parallelo che, ai più attenti, si potrebbe già esser tracciato d’avanti agli occhi). Da qui è anche più semplice ricollegarsi al primo assunto, “ogni blocco è un colpo ed ogni colpo è un blocco”; ciò, al di là del semplice e a mio avviso riduttivo “bruto” significato della frase in sé, sottende un principio tanto chiaro quanto sottile e di difficile interpretazione se non si è abituati a pensare in maniera flessibile: l’Azione di Difesa e l’Azione di Attacco non solo possono essere realizzate simultaneamente, anzi spesso coesistono nella stessa Azione, principio, questo, largamente consolidato anche nella Scherma all’Italiana; ma facendo un ulteriore sforzo potremmo spingerci ancor più avanti, in questo caso la frase assume un significato ancor più fine: incontrare un’azione potrebbe significare anche prevenirla, una difesa Dinamica, sia Attiva che Passiva, espletata in una maniera diversa ma altrettanto valida. “A buon intenditor…”.

Quanto detto fino a questo punto, ovviamente, deve rendere conto sempre dei Principi fondamentali del Combattimento, al contesto in cui ci troviamo a dover espletare la nostra azione e sottende, come sempre, una pratica ed uno studio costanti nel tempo, altrimenti l’analisi rimarrebbe tale senza compiere il doveroso passo tra teoria e pratica. Ricordiamo infine che un’Azione di Difesa è uno strumento, un tassello che viene usato per completare una Tattica e/o una Strategia di Difesa, è dunque una piccola parte di qualcosa di molto più ampio ed articolato, che varierà in base a Presupposti, Circostanze e Necessità del caso. Ad esempio, come già ipotizzato, agire per primi potrebbe essere un’estremizzazione della Difesa Dinamica Attiva, tuttavia, è qualcosa che va ben oltre la semplice Azione di Difesa, andando a costituire un elemento cardine di una Tattica e/o Strategia di Difesa, argomento che merita una trattazione a sé stante, correlata ma diversificata dall’attuale argomento preso in esame.

Oggigiorno le Arti non sono più Marziali, che si parli di sistemi armati e/o a mano nuda, occidentali e orientali, negli...
02/04/2019

Oggigiorno le Arti non sono più Marziali, che si parli di sistemi armati e/o a mano nuda, occidentali e orientali, negli anni si sono p***e le caratteristiche fondamentali della "Marzialità", intesa in senso più ampio come "atta al/propria del combattimento", sono rare le eccezioni, molto più comuni nei sistemi armati, ma sempre rare eccezioni.
Quel che è accaduto è che i residui ancestrali dei mezzi di divulgazione dei sistemi ne sono diventati il fulcro. Per rendere meglio l'idea va compresa una cosa: tecniche, forme, figure, scuole, kata et similia sono strumenti nati in epoche in cui la cultura non era accessibile alla maggior parte della popolazione, vi era tuttavia la necessità di rendere "standardizzato" il metodo di divulgazione dei sistemi, qualcosa di pratico che potesse essere semplice, comprensibile e facilmente ricordato dai più. Questi metodi sono dunque uno strumento atto all'apprendimento delle basi da parte del novizio, un esercizio per il mantenimento del gesto da parte del praticante e un valido memorandum per il maestro che divulga. Fin qui nulla di sbagliato ma è proprio in questo passaggio che risiede l'errore che ha portato i sistemi lontani dalla realtà; la ripetizione meccanica dei gesti, la mancanza di interpretazione, l'errato allenamento, la memoria fallace e in alcuni casi la mitizzazione degli stessi ha portato tecniche e forme ad essere il punto di arrivo dei sistemi, il loro centro, elevandole da mero strumento di apprendimento/allenamento a soluzione ultima quali assolutamente non sono!
Anni di errori e canonizzazione degli stessi, l'integrazione con correnti filosofiche che ben poco hanno a che fare con il combattimento e la mancanza di confronto e innovazione hanno fatto sparire il pragmatismo dalle Arti Marziali, scindendo così l'Arte dal Marziale; ciò ha reso molti sistemi poco efficaci, alcuni completamente inefficaci, altri addirittura ridicoli.

Quello che sarebbe necessario fare per riportare il Marziale a contatto con l'Arte, tornando a quella visione di Arte Marziale intesa come "Capacità al combattimento, allo scontro" propria di altri tempi, visione più pragmatica e schietta, sarebbe distruggere le convenzioni e ripartire da capo; una volta appreso un sistema sarebbe il caso di analizzarlo, scomporlo e buttar via ciò che non serve, testarlo, metterlo alla prova e cercare le soluzioni a partire da quel che si è studiato e provato.
Vi sarebbe dunque la necessità del confronto, di allenamenti che mettano alla prova non solo il soggetto ma anche il sistema stesso, riavvicinarsi a quella che è la realtà di un combattimento vero, senza canoni, senza sofismi e senza presunzione. Purtroppo non è un passaggio semplice e di facile attuazione, specialmente se non si è propensi a far crollare delle false sicurezze personali e a mettersi in discussione continuamente.

Il combattimento ha molti aspetti, varia in base a necessità, contesto ed ambiente, nonché a capacità e possibilità; la cosa veramente importante sarà allenarsi in maniera coerente e pragmatica, svincolandosi da canoni e comfort, dalla premeditazione di azione e reazione, per proiettarsi verso la realtà di uno scontro dove i fattori in gioco sono molteplici e non sempre prevedibili.

Ciò non significa che lo studio di tecnica vada eliminato, è un ottimo lavoro per rifinire e pulire i movimenti nonché per migliorare le proprie capacità strategiche, ma è un lavoro inutile senza la messa a punto tramite i giusti esercizi dedicati, durante i quali si testano le proprie capacità e la validità delle proprie strategie; ci si renderà conto che probabilmente si sarà capaci del 10% di quel che si prova fuori dal combattimento, ma sarà proprio quel 10% che farà la differenza tra vincere o perdere lo scontro, farlo bene è essenziale!
Va bene dunque cercare di aumentare quella percentuale ma va fatto con criterio e soprattutto mettendosi alla prova.

In conclusione se si vuole veramente ridare un senso e una dignità alle Arti Marziali, si dovrebbe stravolgere completamente il modo di concepirle e allenarle, spogliandosi di superbia e misticismo ed iniziando a pensare alla purezza di stile solamente quando pure nocche incontrano pura carne. La realtà è dura ma lo è ancora di più quando ti colpiscono. Basta scegliere la giusta "via"...

La Strategia è la quintessenza dell’Arte del Combattimento, fulcro centrale di tutto il lavoro che si effettua durante l...
03/07/2018

La Strategia è la quintessenza dell’Arte del Combattimento, fulcro centrale di tutto il lavoro che si effettua durante l'allenamento. Essa va intesa non solo come la razionale risultante dell’equazione avente come variabili Tempo, Modo e Misura, ma anche come l’attento studio estemporaneo di Azione e Reazione, in quanto colui con cui ci si scontra è un sistema dinamico, ricco di variabili e che potrebbe a sua volta avere una Strategia. Il raffinato lavoro tecnico ed esperienziale deve essere volto alla costruzione ed al collaudo di linee direttrici che guideranno le nostre azioni offensive e difensive, ragion per cui il curriculum del combattente deve arricchirsi non solo di esercizi utili alla comprensione, apprendimento e creazione della strategia ma anche scambi attivi, il cosiddetto sparring, per mettere alla prova la solidità e la fattibilità delle Strategie ideate nel corso dell'allenamento tecnico.
Esercizi propedeutici, tecnici, tattici, di sparring vincolato, semi libero, libero, i modi per sviluppare in maniera graduale e razionale una Strategia sono molteplici, ognuno avrà una sua ben specifica utilità ed ognuno non potrà dirsi completo senza l'integrazione da parte degli altri, in ogni caso ogni sala/dojo/palestra avrà i propri metodi, validi sempre se completi. Che si tratti di combattimento armato o disarmato, una buona Strategia dovrà rispettare pochi e semplici punti chiave per potersi dire fattibile e avere chances per l'applicazione in combattimento.

Partendo dal principio dovrà prevedere Modo, Tempo e Misura di Entrata, Risoluzione ed anche Uscita; l'esperienza e l'allenamento renderanno chiaro al praticante assiduo che l'ordine delle varie fasi potrà variare e subire modifiche in base alla situazione e alla Strategia che stiamo affrontando (Va ricordato che ci si scontra non solo con una persona, ma anche con quella che è la sua strategia). Un allenamento quanto più completo sarà in grado di far sviluppare strategie di Ingaggio e Disingaggio, di Azione e Reazione, Impegno e Disimpegno, riassunto in breve ci farà sviluppare sia Azioni Offensive che Azioni Difensive che avranno poi al loro interno sfumature Attive e Passive che daranno ragione dell'Atteggiamento assunto nel corso della strategia.

In secondo luogo la nostra Strategia dovrà essere Imprevedibile, sarebbe un peccato, ed oltremodo pericoloso, farsi bloccare l'Azione sul nascere dall'avversario, vedendo così i propri intenti crollare inesorabilmente in pochi attimi dopo un attenta pianificazione. Finte, spostamenti, seconde e terze intenzioni, sono tutti elementi chiave che andranno ad aumentare l'Imprevedibilità della nostra Strategia. Parlando di Combattimento, sia esso a scopi sportivi o di difesa, l'essere imprevedibili è una dote non facilmente acquisibile ma estremamente proficua; è proprio il colpo che non vedi o che non ti aspetti quello che ti stende.

Oltre a quanto già detto la nostra Strategia dovrà essere Sofisticata; con ciò non si vuole intendere che debba essere complessa o di difficile esecuzione, al contrario, la Sofisticazione è un concetto fine che nulla ha a che fare con Complessità e Difficoltà, piuttosto essa sarà l'espressione della Variabilità e della Dovizia del combattente, della sua Capacità di Adattamento e di quanto riesca a rendere efficiente la propria azione nei diversi contesti. Ricordiamoci che anche un pugno, per quanto semplice, può essere altamente sofisticato e che, sempre in questa ottica, tutti sanno dare un colpo, pochi sanno Ti**re. Ulteriori trattazioni sulla Sofisticazione saranno da sviluppare in altra sede vista la prolissità dell'argomento.

In ultimo, ma non meno importante, la Strategia dovrà essere di Semplice Esecuzione per quelle che sono le Capacità e le Competenze del Combattente; potrà sembrare scontato, ma non lo è. Oltre ad un grande lavoro tecnico dovrà essere fatto un eccellente lavoro di auto-valutazione, capire quali sono gli elementi migliori per la propria Strategia, scegliendoli tra quelli che meglio si è compresi e padroneggiati del proprio curriculum, selezionando un carnet di pochi e semplici “utensili” di pronto impiego anche nelle situazioni più confuse e caotiche, in quanto sarà semplice selezionare e variare le proprie azioni quando si avrà una ben chiara idea delle proprie possibilità. Ovviamente la variabilità va esplorata ed analizzata per poter avere un quadro quanto più completo e vario, sicuramente interessante e che potrà tornare utile in alcune situazioni, ma va ricordato di porre particolare enfasi sulle cose che meglio si è apprese e che più spontaneamente si riesce a fare, il classico e proverbiale “Pochi ma Buoni” dovrebbe rendere bene l'idea.

Parallelamente al lavoro svolto per lo sviluppo della Strategia in sé, tramite esercizi specifici e sparring, si va a sviluppare, o meglio a far fuoriuscire, un elemento molto importante ai fini del combattimento: l'emotività. Proprio perchè si hanno emotività e schemi di ragionamento diversi ci si confronterà con strategie e stili di combattimento diversi. Al di là delle competenze e capacità tecniche, il controllo sulla nostra emotività sarà l'elemento che più influenzerà strategia e resa nello scontro; timore di colpire o essere colpiti, incertezze, dubbi, tentennamenti, il rimuginare troppo o troppo poco, sono alcuni degli ostacoli e/o paletti che l'emotività pone sulla strada della strategia, alle volte direzionandola altre volte bloccandola completamente. Il buon combattente sarà allorché accorto, sotto la guida di maestri e compagni di allenamento, nel imparare non solo ad utilizzare il bagaglio tecnico ma anche quello emotivo, ed è proprio qui che si realizza l'Arte del Combattimento, ecco perchè si parla di quintessenza, poiché il risultato della Strategia sarà nient'altro che l'espressione di sé stessi, delle proprie capacità e del proprio carattere, in poche parole, Arte del Combattimento.

11/05/2018

Al di là della disciplina praticata, un buon metodo di studio/allenamento è la chiave per l'efficienza. Un buon sistema deve essere strutturato tenedo conto di quattro principali caratteristiche, esso infatti dovrà essere Progressivo, quanto più Completo possibile, Razionale ma soprattutto Comprensibile.

In termini di Progressività, il sistema, dovrà fornire gli elementi in maniera coerente alle capacità tecniche e fisiche dell'allievo, ponendolo nelle condizioni di apprendere le Basi e la loro Sofisticazione secondo una difficoltà crescente. Ciò si applica non solo alla crescente difficoltà tecnica e tattica degli esercizi, ma anche alla loro comprensione e alla comprensione delle basi stesse, la quale dovrà essere maggiore man mano che si progredisce nella pratica. La Progressività eviterà, inoltre, lungagini ed incomprensioni, rendendo l'apprendimento e l'allenamento meno tediosi e più efficaci. Proprio come imparare a scrivere ha una progressione, anche il nostro sistema dovrà averla, partendo dall'alfabeto ed arrivando mano a mano alla sintassi, passando per il lessico e la grammatica.

La Completezza è un aspetto importante e complesso. Vi sono essenzialmente due modi di intenderla, il primo come completezza di stile, di varietà di tecnica, intengrando le tecniche di percussione con quelle di lancio, lotta a terra, armate e via discorrendo; il secondo come completezza di esercizio, di allenamento, dando il giusto peso alla tecnica, alla preparazione fisica, allo sparring, allo sviluppo dell'attitudine ed anche alla sperimentazione ed il confronto con altri stili. Tra i due ritengo che quello più significativo sia proprio il secondo; non è tanto importante cosa si pratica quanto il modo in cui lo si fa. Dare il giusto valore a tutti gli elementi ed allenandosi "a tutto tondo" ci permetterà di costruire una solida base e un bagaglio tecnico/eperienziale di fondamentale importanza per l'efficacia e l'eventuale integrazione con altri sistemi, senza contare che già lo scambio, il confronto, interstile è di per sé una sorta di integrazione, non effettivamente tecnico ma va ricordato che si combatte e si impara anche con occhi e cervello, e quel che si prova su di se si riconosce, a buon intenditor' poche parole.

La Razionalità riprende un po' il discorso fatto per la progressività ,allargandone le sfumature. E' ovvio che un sistema razionale sia progressivo ma non è altrettanto vero il contrario. Un sistema razionale, oltre alla progressività, dovrà dar ragione dei Perchè: perchè si fa in un determinato modo piuttosto che in un altro? Perchè in questo tempo? Perchè con questo angolo? Etc. Senza una spiegazione, un valido motivo che sia scientifico (ed ecco la Scienza dell'Arte che entra in gioco), il sistema sarà solamente un insieme di movimenti che saranno banalmente copiati e non eseguiti, la differenza è enorme. Maestro e Allievo devono entrambi chiedersi il perchè delle cose e rispondere, cercando di fornire soluzioni adeguate al contesto e ai presupposti, è di fondamentale importanza per la crescita di entrambe le figure e dello stile in sé. Ancora una volta la scrittura ci viene in aiuto per comprendere; c'è un perchè se l'alfabeto ha un ordine, e ce ne sono centinaia che compongono la grammatica, vi è razionalità; gettare le lettere alla rinfusa crea solo scompiglio e confusione, potrà di certo uscirne qualche parola, ma sarà frutto del caso e non dello studio razionale che ti porta ad apprendere come effettivamente vadano usate le lettere.

Quanto scritto fino ad ora va a convergere poi nell'ultimo punto, la Comprensibilità del sistema. Una volta acquisiti gli elementi fondamentali bisognerà avere in mano la chiave di lettura del sistema che potrà essere letto ed interpretato da tutti i praticanti, certo con maggior o minor sforzo in base alla preparazione, ma è fondamentale che si intraveda una direttrice, un filo conduttore che porti, tappa dopo tappa, al completo sviluppo del sistema e alla sua finalità ovvero il Combattimento. Niente segreti, niente atteggiamenti da gradassi, niente trucchi (quelli li lasciamo ad altri). In questo modo il sistema sarà comprensibile, aperto e soprattutto stimolante, andando a formare un'unica grande base per andare oltre, la penna e il foglio con cui scrivere poi la nostra versione dei fatti, perchè va sempre ricordato che l'Arte è prima imparare la tecnica e poi darle nuove applicazioni secondo la propria interpretazione; imparare il sistema per poi usarlo e creare qualcosa di proprio, il proprio Stile di Combattimento.
Un gentiluomo guarda al futuro ma non scorda mai da dove è venuto.

01/05/2018

Altra parte fondamentale e troppo spesso sottovalutata del Combattimento sono i Fondamentali. Nella loro semplicità possono rappresentare una parte molto corposa e complessa, sia dal punto di vista dell'apprendimento sia dal punto di vista dell'applicazione in combattimento.

Sapere come vada eseguito un colpo sul piano teorico non vuol automaticamente dire saperlo eseguire sul piano pratico; in continuità con ciò, il saperlo applicare in combattimento non è automatica conseguenza della corretta esecuzione.

La correttezza tecnica e stilistica, al di là di speculazioni varie ed eventuali, rimane importantissima durante la fase di studio per comprendere a pieno Tempo, Modo e Misura dei Fondamentali, capirne l'interazione con i Principi; in una prima fase dell'apprendimento è di cruciale importanza soffermarsi sulla correttezza del gesto, anche a discapito di una presunta "applicabilità subitanea"; va ricordato che un pugno, nella sua relativa semplicità, all'atto del Combattimento diventa tremendamente complesso nell'utilizzo. Non si può strutturare una Strategia senza conoscerne adeguatamente gli elementi base.

Come accennato poc'anzi, è molto complesso applicare i Fondamentali, specialmente se non si ha coscienza di ciò che si sta facendo e in che modo possa essere sfruttato. Serve un gran lavoro, graduale e costante, che dia al praticante il modo di costruire la propria esperienza, permettendogli di utilizzare i Fondamentali per impararne l'applicazione pratica; contrariamente ad una prima fase di studio, la correttezza tecnica e quella stilistica possono anche essere considerate meno importanti, sebbene una volta acquisita una buona dimestichezza, bisognerà sforzarsi di essere quanto più "corretti" possibili per sfruttare al meglio gli elementi in nostro possesso.

Vi è quindi una gradualità nell'apprendimento delle basi, una dinamicità ed una correttezza crescenti che rendono più consapevoli di ciò che si ha e di come vada usato, nessuno strano segreto, nessuna didattica spicciola o inutilmente lunga o confusionaria, semplicemente tanta pratica e volontà.

In conclusione va detto che i Fondamentali, assieme ai Principi e alla Strategia, sono tutto quel che serve per imparare ed applicare l'Arte del Combattimento; praticando e andando avanti sul proprio percorso sarà sempre più evidente di come azioni complesse e strategie sopraffine non siano altro che una sofisticazione dei Fondamentali, che forti della loro malleabilità, possono essere combinati e riadattati alle varie situazioni. Vale dunque la pena investire più tempo nell'acquisizione delle basi per essere più efficienti ed imparare veramente a combattere.

23/04/2018

L'Arte del Combattimento, come tante altre cose, poggia le sue basi su di una serie di Principi fondamentali che ne costituiscono non solo le fondamenta, ma anche il cuore pulsante.

Quando parliamo di Principi andiamo ad analizzare delle linee guida, degli strumenti universali dettati dalla biomeccanica e dalla dinamica del confronto, parti malleabili e adattabili ai vari contesti, in quanto principale caratteristica di suddetti Principi è, appunto, l'essere universalmente applicabili.

Ecco allora che con il presupposto giusto, qualsiasi esercizio assume un significato più profondo e logico. La ripetizione passiva dei movimenti è nulla più che una perdita di tempo, ma consci dei Principi sui quali si sviluppano, questi diventano uno strumento pratico e utilizzabile, una volta fatti propri e riadattati alle esigenze. Non va dunque solo ripetuto il movimento, va anche, e soprattutto, compreso nella sua forma più essenziale ma, allo stesso tempo, più sofisticata.

Punto di forza del Kenpo Karate e della Scherma Storica è appunto la chiarezza con cui tali Principi sono analizzati e trasmessi. E sebbene questi siano tantissimi, rientrano tutti nello spettro dei tre Principi Primordiali, ovvero Tempo, Modo e Misura (concetti particolarmente enfatizzati dai maestri italiani nei trattati storici di scherma).

Imparare ad usare correttamente Tempo, Modo e Misura permette al Combattente di sviluppare non solo il proprio stile, ma di padroneggiare l'Arma più raffinata che esista: la Strategia.

In conclusione, cerchiamo di non essere legati a dettami rigidi e limitanti, lavoriamo su principi malleabili e dinamici; analizziamo e mettiamo in discussione tutto per trovarne una ratio; costruiamo una struttura solida partendo dalla base e procedendo per gradi. Solamente in questo modo si potrà ottenere efficienza nell'Arte del Combattimento.

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