10/08/2026
EHF Euro M18: Missione fallita?
Iniziamo questo resoconto con una doverosa premessa: si giudicano le prestazioni e non le persone. Lo facciamo noi e invitiamo anche voi a farlo, nel rispetto della professionalità e dell’impegno dei protagonisti della spedizione italiana.
Detto questo bisogna ammettere che la nostra U18 era partita con grandi ambizioni. Si parlava addirittura di qualificarsi tra le prime 12 del torneo, obiettivo che con il senno di poi era totalmente fuori portata.
L’Europeo ha evidenziato un divario importante rispetto alle migliori nazionali sul piano atletico, tecnico, tattico e soprattutto mentale e se è vero che in questo gruppo il talento non manca, forse è il caso di discutere del sistema di pallamano giovanile italiano nella sua interezza perché i giocatori devono essere valorizzati e messi in condizione di esprimersi al meglio e a Belgrado questo non è sempre successo.
Mentre all’estero la pallamano giovanile è fatta di creatività, velocità e lettura del gioco, in Italia si assistono a tatticismi esasperati già dalla U14. Il gioco in 7v6 o senza pivot toglie il focus sui principi fondamentali quali la gestione degli spazi, dei tempi, delle traiettorie. La nostra nazionale è sembrata in ritardo non solo dal punto di vista atletico e tecnico ma anche tattico, incapace di creare vantaggi e condizionare gli avversari.
Abbiamo bisogno di semplificare il gioco e lasciare che i ragazzi siano protagonisti. Togliere invece di aggiungere e tornare ai principi base sia per i giocatori in campo che per i tecnici. Meno tattica e più fisicità su entrambi i lati del campo. Dobbiamo tornare ad insegnare il gioco veloce e a difendere insieme. Ma soprattutto a divertirsi, a rischiare e ad avere fiducia nel compagno.
Poi si potrebbe discutere a lungo sull’opportunità di far riposare questi ragazzi che a 17 anni fanno 3 o 4 campionati, con preparazione, ritiri, allenamenti, trasferte, riunioni tecniche e video. Quanti di loro sanno trarre il meglio da tutto questo? Quanti invece perdono entusiasmo?
Passiamo ora alle note positive. La retrocessione impone un cambio di rotta senza se e senza ma e abbiamo 2 anni di tempo per preparare il prossimo impegno: gli EHF M20 Championship dove, se non si cambia subito, il divario fisico/atletico con le altre nazionali sarà ancora maggiore.
Altra nota positiva è che il talento non manca e abbiamo diversi prospetti di alto livello su cui costruire il futuro. Il cambiamento però deve cominciare ora e deve riguardare a cascata la federazione e i club con un piano coordinato e condiviso.
Di sicuro ai piani alti della FIGH avranno tanto da riflettere su come portare avanti questo gruppo e in generale come migliorare il sistema della pallamano giovanile italiana. Staremo a vedere.
Sei d’accordo? Tu cosa ne pensi?
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