13/10/2018
Parleremo molto di Outdoor Risk Management.
DUBBI E CRITICHE SULLA GESTIONE DEL RISCHIO IN OUTDOOR
Parte 1: VALUTAZIONE ANALITICA DEI RISCHI vs. ISTINTO e BUON SENSO
Nel dic. 2013 veniva pubblicato “LIBERTA’ DI RISCHIARE” (ediz. Versante Sud), http://www.versantesud.it/shop/liberta-di-rischiare/. ad oggi l’unico testo in Italia sulla Gestione del Rischio negli sport d’avventura in outdoor.
Con questo post iniziamo a raccogliere alcune critiche e a commentarle, ciò è utile per toccare alcuni aspetti un po’ controversi (o magari soltanto poco chiari) sul tema.
CRITICA:
Nell’avventura i rischi dovrebbero essere affrontati seguendo l’istinto che è una difesa naturale più efficiente di qualsiasi teoria.
COMMENTO.
Pienamente d’accordo che nell’avventura è opportuno ascoltare l’istinto. Ciò è vero non solo nell’avventura, ma in qualsiasi attività umana. Come già spiegato dal guru della psicologia cognitiva Daniel Kahneman, la parte intuitiva del cervello fornisce risposte rapidissime che ci assicurano la sopravvivenza, quando una elaborazione cosciente e analitica arriverebbe troppo tardi.
La moderna Gestione del Rischio è una disciplina tecnica che offre allo sportivo strumenti di analisi e valutazione, ma ciò non è in contrasto con l’atteggiamento di ascoltare l’intuito, anzi, è proprio il mix tra analisi e intuito che porta solitamente alle scelte migliori. Si legga, in proposito "Emotional intelligence" di D. Goleman, 1999.
Inoltre, lo stesso Kahneman ha passato una vita a studiare i “bias” (vizi) cognitivi, gli errori dell’intuito, i difetti insiti nell’esperienza, e ci ha mostrato che l’ intuito porta ad agire solo in base alle esperienze accumulate, e pertanto può contenere elementi viziati da molti difetti e portare a commettere errori.
Ci fideremmo a salire su un aereo dove il pilota agisce solo in base all’intuito ?
In definitiva, le metodologie della Gestione del Rischio sono uno strumento a disposizione dello sportivo. Spetta a lui utilizzare queste insieme con l’intuito, in modo intelligente.
CRITICA
Perché perdere tempo nella valutazione analitica dei rischi ? In una situazione di emergenza, si deve prendere la prima ozpione, quella che arriva istintivamente e rapidamente.
COMMENTO.
Non è detto che in una situazione di emergenza, non c’è tempo per l’analisi. Spesso si sono visti casi in cui i minuti dedicati ad una attenta valutazione della situazione hanno fatto risparmiare tempo dopo, salvando vite umane. Si potrebbe citare il caso dell’incendio sulla piattaforma Piper Alpha del 1988.
Inoltre, molte imprese importanti sono preparate a tavolino, e qui c’è tutto il tempo per una valutazione dei rischi strutturata.
In generale, attenzione a prendere la prima ozpione: è un tipico errore nella presa delle decisioni, che ha portato a molti disastri in diversi settori. Si consulti in proposito il testo fondamentale di D.Dorner “The logic of failure”, Perseus 1996.
CRITICA
chi davvero pratica l’avventura in outdoor e ne conosce i rischi non ha bisogno di alcuna nuova teoria.
COMMENTO.
La teoria della Gestione del Rischio è stata sviluppata da chi si trova, per lavoro, ad affrontare rischi e responsabilità enormemente maggiori di chi (per diletto o per professione) pratica sport outdoor. In ambito industriale, chi dirige un impianto chimico, chi supervisiona una piattaforma marina, chi gestisce un aeroporto, una missione spaziale o i lavori di una grande diga, si trova sulle spalle la responsabilità della sicurezza di centinaia o migliaia o milioni di vite umane, senza contare le responsabilità economiche in caso di incidenti.
Queste persone conoscono e vivono il rischio più di qualunque altro. Chi siamo noi sportivi outdoor per trascurare tutta questa conoscenza, e affermare che non ne abbiamo bisogno ?
Certo, la gestione dei rischi negli sport d'avventura non può essere resa così complessa come quella di una missione spaziale, ma i concetti di base sono gli stessi. Perché non utilizzarne una parte, il più possibile applicabile al nostro settore ?
Rifiutare l’opportunità significa rifiutare il progresso, chiudersi in se stessi e non contribuire ad una concreta evoluzione della sicurezza.
CRITICA
mi pare che qualsiasi nuova teoria sulla gestione dei rischi non potrà mai superare l’efficacia del “buon senso” di cui c’è tanto bisogno.
COMMENTO.
Il “buon senso” è certamente utile e irrinunciabile. Tuttavia, col solo buon senso, non c’è progresso. L’uomo ha bisogno dello stimolo intellettuale e degli strumenti offerti dalla scienza. Chi pratica sport d'avventura indirettamente beneficia della ricerca scientifica (i materiali, l’abbigliamento, le comunicazioni, le previsioni meteo, la fisiologia, e l’allenamento, l’alimentazione, la medicina…) e lo stesso vale per la Gestione del Rischio come evoluzione della Sicurezza.
Una gestione dei rischi “fai da te”, basata solo sull’esperienza e il buon senso, ha probabilmente salvato molte vite umane, ma oggi non è più sufficiente. Chi ha la responsabilità della sicurezza verso gli altri e anche chi non l’ha ma desidera semplicemente aumentare le proprie prestazioni sportive, dovrà fare un grande passo oltre il solo buon senso.