12/08/2026
Nella notte appena trascorsa...un movimento involontario nel letto, la spalla va in leva e un sordo, nitido CRACK rompe il silenzio della stanza. Non sono passati neanche quattro giorni dall'ultimo infortunio e altre ossa hanno ceduto.
Il dolore è immenso, continuo, come un coltello che scava nella carne. Ho provato a resistere, ma stamattina sono dovuto tornare in ospedale per l'ennesima volta. Il verdetto è duro: alcune ossa si sono spezzate, altre si sono spostate. Il percorso che mi si prospetta davanti pare fatto solo di dolore lancinante. Gli obiettivi sportivi e la vita di tutti i giorni oggi sembrano lontanissimi, un macigno che pesa sulla mia anima.
Mi sento addosso il peso della responsabilità:
* Verso chi lavora con me, che in questo momento non posso aiutare come vorrei.
* Verso la mia famiglia, a cui mi spiace aggiungere altro carico a una situazione già pesante.
* Verso i miei cani, che fatico a gestire con la cura e l'attenzione che meritano.
* Verso me stesso, nel vedere mesi di allenamenti e sacrifici per i grandi traguardi autunnali apparentemente messi a rischio.
Oggi un amico mi ha detto:
> "Bisogna anche avere il coraggio di saper accettare l'inevitabile..."
>
La mia risposta è stata immediata:
Accetto la realtà, certo. Ma non le lascio la vittoria.
Cadere fa parte del gioco. Ma è il modo in cui ti rialzi e rifiuti di farti abbattere che definisce chi sei davvero. L'inevitabile può rallentarmi, può deviare la mia strada, ma non mi sconfiggerà.
Si torna a lottare. Un giorno alla volta.