Domenico Di Natale

Domenico Di Natale Pagina Ufficiale di Domenico Di Natale, allenatore di calcio UEFA B, chinesiologo Responsabile tecnico U19 Celano Calcio.

Appassionato di Match Analysis e Metodologia dell'Allenamento, ritengo imprescindibile la qualità delle relazioni umane in ogni ambito. Sono laureato in Scienze Motorie Curriculum Calcio e in Economia & Management. Ho un master in Gestione delle Risorse Umane.

16/03/2026

Va all'Aielli il match contro l'Amiternina, valevole per il turno numero 21 del girone A di Prima Categoria.…

😵‍💫 LA NORVEGIA VINCE LE OLIMPIADI INVERNALI E SURCLASSA L'ITALIA NEL CALCIO, GRAZIE A MINORE COMPETIZIONE DA BAMBINI E ...
25/02/2026

😵‍💫 LA NORVEGIA VINCE LE OLIMPIADI INVERNALI E SURCLASSA L'ITALIA NEL CALCIO, GRAZIE A MINORE COMPETIZIONE DA BAMBINI E SPORT ACCESSIBILE A TUTTI

La Norvegia, con i suoi risultati, sta dicendo una cosa semplice e scomoda: la performance è prodotto di sistema, di studio e di investimenti mirati.
Sport gratuito/agevolato, volontariato organizzato, percorsi chiari dalla base all’élite, e un’idea educativa prima che competitiva (meno ossessione per la classifica, più qualità del processo).

Alle Olimpiadi come nel calcio non vinci perché “nasce il fenomeno”, vinci perché crei le condizioni perché tanti possano provarci, restare, crescere.

Polemica? Sì, perché serve: noi ci riempiamo la bocca di “talento”, ma spesso investiamo poco nel contesto che lo rende possibile. La Norvegia pianifica, noi troppe volte improvvisiamo, per non parlare delle pressioni precoci sul risultato che bruciano motivazione e ragazzi.

Il gap non è genetico: è organizzativo. È di mentalità.

Fonte: Scognamiglio

Talento, scouting e selezione: raramente ho letto qualcosa di più illuminante
26/11/2025

Talento, scouting e selezione: raramente ho letto qualcosa di più illuminante

L'affermazione "il ragazzino tecnico si vede subito" è un'opinione superficiale e, soprattutto, un errore epistemologico che ignora i principi fondamentali dello sviluppo neuromotorio. Smontarla non è neppure una questione di punti di vista, ma un dovere: è necessario allinearsi alla scienza che regola l'evoluzione di un atleta.
La realtà, supportata da decenni di ricerca in biomeccanica, neuroscienza e pedagogia applicata allo sport, è che la tecnica di un bambino e la tecnica di un adulto sono due entità distinte, sostenute da substrati neuromuscolari e schemi corporei diametralmente opposti.
Chi sostiene il contrario sta valutando un'opera d'arte guardando solo il bozzetto preliminare, senza comprendere che la tela, i colori e persino l'artista sono destinati a cambiare radicalmente. Il bambino di 8-10 anni che definiamo "tecnico" opera in un contesto biologico privilegiato e, soprattutto, ingannevole, per ragioni che vi spiegherò in seguito. Da un punto di vista neuro-muscolare, dispone di un sistema nervoso centrale ad altissima plasticità e rapidità di apprendimento degli schemi motori, che però sono codificati su un corpo a bassa inerzia. In termini di biomeccanica, con leve ossee corte, baricentro basso, bassa massa muscolare e assenza di picchi ormonali, il controllo del corpo è intrinsecamente più semplice. La coordinazione fine appare esasperata perché non deve contrastare forze significative. In un'ottica di propriocezione, il bambino beneficia di una integrazione sensoriale più semplice da gestire in un corpo piccolo e leggero, che permette aggiustamenti millimetrici e un’efficienza neuromotoria che è, in gran parte, una conseguenza della scala corporea, non di un'abilità superiore consolidata. Dunque, stiamo ammirando un'abilità costruita su un modello corporeo semplificato.
È tecnica, sì, ma è una tecnica "in vitro", non testata nella complessità del mondo "reale" adulto. La pubertà (11-16 anni) non è una semplice "crisi di crescita". È un processo di ristrutturazione sistemica che agisce su tutti i fronti. L'allungamento delle leve (arti) sposta il baricentro e aumenta il momento di inerzia in rotazione e nei cambi di direzione. Il cervello deve riscrivere gli algoritmi motori per gestire questa nuova fisica del corpo. I vecchi schemi, basati su un sistema a bassa inerzia, diventano obsoleti e inefficienti.
La rapida crescita ossea precede l'adattamento di tendini e legamenti; il "mapping" cerebrale del corpo deve essere completamente aggiornato. Il risultato è una temporanea ma profonda perdita di consapevolezza cinestetica. L'introduzione di testosterone e ormone della crescita modifica il rapporto tra forza e controllo, aggiungendo una variabile di potenza che il sistema neuromotorio non è ancora in grado di modulare. Il bambino "tecnico" si trova quindi a dover migrare la sua tecnica da un corpo ormai inesistente a uno nuovo, sconosciuto e instabile.
È un reset forzato.
Chi non aveva sviluppato una robusta capacità di adattamento (plasticità adattiva) rischia di non riconquistare mai la fluidità perduta. Il bambino goffo è spesso un bambino che affronta in anticipo queste complessità. La sua "goffaggine" può indicare diversi aspetti.
Un allungamento segmentario precoce rende difficile la coordinazione intra- e inter-articolare. Il suo sistema nervoso sta elaborando un afflusso di informazioni (visive, propriocettive, vestibolari) da un corpo in rapida mutazione. Questi individui, però, stanno inconsciamente allenando una competenza fondamentale: la risoluzione di problemi motori complessi.
Mentre il ragazzino tecnico precoce naviga in acque tranquille, il goffo sta già lottando con il mare in tempesta. Quando il suo corpo si stabilizza, possiede un "bagaglio di soluzioni" e una resilienza neuromotoria che il primo non ha mai dovuto sviluppare.
La sua tecnica emergente sarà quindi più robusta, adattiva e contestuale. La tecnica infantile è spesso un possesso astratto del gesto (tecnica esecutiva). La tecnica adulta è l'applicazione situazionale del gesto (tecnica decisionale sotto pressione).
La tecnica precoce (astratta) è eseguita in condizioni di bassa densità, senza pressione avversaria, con tempi di esecuzione lunghi: valuta la pulizia del gesto, non la sua efficacia in contesto.
La tecnica adulta (applicata) è definita dalla capacità di eseguire il gesto ottimale in spazi ridotti, sotto pressione fisica e psicologica, in condizioni di affaticamento, integrando percezione, decisione ed esecuzione in decimi di secondo (abilità open/closed-loop).
Molti ragazzini tecnici precoci falliscono questo passaggio perché il loro vantaggio era basato sul controllo in un ambiente semplificato, non sulla capacità di adattamento in un ambiente complesso. Affermare che "il giocatore tecnico si vede subito" è scientificamente insostenibile. È un bias cognitivo che confonde la prestazione attuale con il potenziale futuro, ignorando la non-linearità dello sviluppo biologico. La verità fisiologica è un'altra. La tecnica è un adattamento dinamico tra il sistema nervoso e il corpo. Quando il corpo cambia, la tecnica deve essere ricostruita. Il potenziale tecnico finale non è predetto dall'abilità pre-puberale, ma dalla capacità di un individuo di attraversare e superare la ristrutturazione puberale, riconquistando il controllo di un corpo radicalmente mutato. La goffaggine precoce può essere un segnale di uno sviluppo neuromotorio più complesso e, in prospettiva, più ricco, non di un deficit di talento. Qualsiasi processo di selezione definitiva prima del pieno consolidamento della maturazione biologico-motoria (post-16 anni) è metodologicamente errato e fisiologicamente ingenuo. L'unico giudizio che un osservatore competente può esprimere su un giovane atleta non è una sentenza ("è tecnico"/"non è tecnico"), ma una prognosi:

"Date le sue caratteristiche attuali e la sua capacità di adattamento, quali sono le probabilità che riesca a ricostruire la sua tecnica sul corpo adulto che avrà?".

Questo è il livello di analisi che separa l'opinionista da bar dello sport da un professionista.

È importante chiarirlo con forza: questa mia analisi non è un invito a "puntare sui goffi". Non esiste un gruppo da favorire e uno da scartare.
Esiste solo la necessità di non prendere decisioni premature su organismi che non hanno ancora espresso il proprio potenziale reale. Se si seleziona troppo presto, si sbagliano entrambi: si sovrastima il precoce e si sotterra il tardivo, privando tutti della possibilità di mostrarsi per ciò che diventeranno davvero.
Per questo, prima della maturazione completa, selezionare non significa scegliere: significa sbagliare il futuro di tutti.

21/11/2025
INDOVINA INDOVINELLO, CHI DEI 2 RAGAZZI IN FOTO E' DIVENTATO UN CALCIATORE PROFESSIONISTA?Nel 2019 questa foto fece il g...
28/10/2025

INDOVINA INDOVINELLO, CHI DEI 2 RAGAZZI IN FOTO E' DIVENTATO UN CALCIATORE PROFESSIONISTA?

Nel 2019 questa foto fece il giro del web: ritraeva Ayoni Santos, il ragazzino sulla destra, impegnato in una partita Under 15 contro l’Ajax in cui militava il gigante David Easmon. Cinque anni dopo, Ayoni Santos ha esordito tra i professionisti con lo Sparta Rotterdam mentre Easmon è nella formazione under 21 del Volendam.

Morale della favola: tutti, prima o poi, diventeremo adulti e tutti, da grandi, avranno modo di sviluppare al meglio le capacità condizionali (forza, resistenza, velocità, rapidità).

Quello che bisogna osservare nel calcio giovanile è altro: tecnica, tattica individuale, intuito, scelta, furbizia, astuzia, visione di gioco, intraprendenza, personalità, letture, posture, coraggio, capacità di vedere la porta.

🎧 "La maggior parte delle mallattie è evitabile. Spesso si parla di riforma della sanità ma quello di cui abbiamo davver...
27/10/2025

🎧 "La maggior parte delle mallattie è evitabile. Spesso si parla di riforma della sanità ma quello di cui abbiamo davvero bisogno è di una riforma culturale"

🥦 alimentazione prevalentemente vegetale

🏋‍♀️ attività fisica costante e movimento quotidiano (a tutte le età, non è mai troppo tardi per iniziare)

😃 abbiamo tutto il diritto di pretendere una sanità migliore ma i primi a prenderci cura di noi stessi dobbiamo essere proprio noi

"I bambini non giocano per imparare ma imparano perché giocano". Il gioco deve, o dovrebbe, essere l'attività prevalente...
25/10/2025

"I bambini non giocano per imparare ma imparano perché giocano". Il gioco deve, o dovrebbe, essere l'attività prevalente nelle scuole calcio e in ogni ambito sportivo ad essi dedicato.
Gli istruttori devono far giocare i propri bambini proponendo attività ludiche in cui essi possano immergersi emotivamente, quasi senza rendersi conto di cosa stiano imparando.

Il focus deve essere sul divertimento e l'apprendimento arriverà da sé, bisogna rispettare l'età e le fasi di crescita di ognuno, per questo è f***e che ci siano adulti intenti a spiegare, rimproverare, dare indicazioni a bimbi in età infantile, sia perché i bambini non hanno la capacità di concentrarsi a lungo quando un adulto parla, sia perché avendo spesso a disposizione un'ora per 2-3 volte la settimana, è davvero un peccato perdere tempo a spiegare ciò che vorremmo da loro e il modo in cui ci aspettiamo che facciano le cose.
Rispettiamo i bambini, proponiamo attività divertenti e interessanti e, soprattutto, lasciamoli giocare.
Non urliamo, non rimproveriamo.

E mettiamoli nelle mani di gente che sa quello che fa e che abbia studiato per farlo, non di improvvisatori che vanno nelle strutture sportive a comandare, urlare e sfogare le proprie frustrazioni su poveri bambini innocenti.
L'istruttore deve essere anch'egli un giocherellone, deve assumere toni sempre pacati e deve essere competente nel proporre le migliori forme esercitative.

💛💚⚽
08/10/2025

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"Un'altra menzione speciale alla persona che ha sicuramente illuminato il mio cammino, il mio allenatore Domenico Di Nat...
23/07/2025

"Un'altra menzione speciale alla persona che ha sicuramente illuminato il mio cammino, il mio allenatore Domenico Di Natale. Hai plasmato il mio carattere, ti devo molto per la persona che sono.
I miei sogni hanno iniziato a prendere forma il giorno in cui ti ho incontrato. Se potessi tornare indietro, imparerei ancora di più e apprezzerei ancora di più i momenti con te. Mi hai avvicinato alla concezione del calcio come forma d'arte, scienza ed educazione. Non solo mi hai introdotto alla conoscenza del football ma l'abbiamo approfondita insieme.
Mi hai fatto credere in me stesso. Mi hai fatto credere che avessi potuto essere il numero 10 in una squadra in cui ero il peggiore, avrei potuto credere di diventare chi volevo diventare. Volevo diventare il numero 14, voglio ancora diventare quel numero 14 che ha rivoluzionato ogni aspetto del gioco. Se c'è qualcuno a cui dedicherei questa tesi, quella persona sei tu. Perseguirò il mio sogno di lavorare nel calcio ed essere l'anello di congiunzione tra il reparto sportivo e quello finanziario. Questo è anche grazie a te, mister. Ti voglio bene, grazie per sempre."

P.P.

Con una linea difensiva così alta puoi consentire all'attaccante avversario di presentarsi a tu per tu col tuo portiere ...
13/05/2025

Con una linea difensiva così alta puoi consentire all'attaccante avversario di presentarsi a tu per tu col tuo portiere oppure, nella migliore delle ipotesi, puoi recuperare palla, verticalizzare e fare gol.
Il Barcellona accetta entrambe le ipotesi e sceglie di rischiare di concedere qualcosa all'avversario, rimanendo fedele ai suoi principi, e, con coraggio, aggredisce alti i portatori di palla, non permette mai al possessore di ricevere senza pressione, corre in avanti e volge la sua attività al recupero.
Comprendo chi li definisce folli perché sprezzanti del pericolo ma, se consideriamo che questi signori hanno vinto la Copa del Rey, vinceranno il campionato spagnolo e sono usciti in semifinale di Champions per un soffio, forse, e dico forse, sarebbe il caso di lodare il coraggio e considerare l'utilità delle scelte di Flick anziché fare sempre i conservatori che osteggiano qualsivoglia innovazione.

Nota a margine: nell'azione in foto, Pedri recupera palla e mette Raphinha davanti a Courtois.

07/05/2025

Oggi tutti a criticare Flick, la sua linea difensiva alta e le mancate scappate a palla scoperta.
Il signore in questione quest'anno ha già alzato la Copa del Rey (in uno spettacolare 3 a 2 in finale sul Real, altra partita memorabile), sta dominando il campionato spagnolo e si è fermato in semifinale di Champions per un palo di Yamal e un'unghia di Sommer, gioca con due 17enni in campo quando in Italia a 17 anni se sei un fenomeno fai al massimo la Primavera.
Se guardando le sue partite saltate dal divano per la gioia e l'entusiasmo lo dovete a lui, alle sue scelte, alla sua perseveranza e alla sua filosofia, allo spettacolo che sa offrire, alla voglia di fare un gol in più.
Vi meritate Milan Inter del 2003 terminata 0 a 0 e 1 a 1 oppure la finale Juve Milan 0 a 0 dove in 120 minuti ci fu una parata di Buffon su Inzaghi e una traversa di Conte oltre al nulla cosmico e alla noia mortale (Costacurta e Kaladze terzini bloccati, ho i brividi solo a pensarci).
P. S. Se Sommer non avesse miracolato sul tiro a botta sicura di Eric Garcia, avreste condannato Inzaghi per aver preso contropiede da un calcio d'angolo a favore.
Se Yamal non avesse calciato di punta in bocca a Sommer sul 3 a 3, avreste detto che Inzaghi sarebbe un allenatore scarso per aver concesso un occasione tale dopo la rimonta fatta.
Per fortuna in panchina non ci siete voi ma loro, Inzaghi, Flick, allenatori stratosferici pieni di coraggio.

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