02/05/2026
È morto Alex Zanardi.
Aveva 59 anni e ne avrebbe compiuti 60 il prossimo 23 ottobre.
Per raccontare chi era serve tornare al 15 settembre 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, gara del campionato CART.
Tredici giri alla fine, esce dai box, perde il controllo della vettura. Si gira di traverso sulla pista. Arriva Alex Tagliani a oltre 320 all’ora e lo prende in pieno.
Le gambe gli vengono via in un istante. Sette arresti cardiaci, un litro di sangue rimasto in corpo, il cappellano che gli dà l’estrema unzione mentre i medici tentano l’impossibile.
Quindici operazioni dopo, esce vivo dall’ospedale.
Quel giorno, per la maggior parte delle persone, sarebbe stata la fine. Per lui fu un nuovo inizio.
Due anni dopo torna in pista a Lausitzring per completare simbolicamente i tredici giri che gli mancavano.
Nel 2005 vince il campionato italiano superturismo.
Poi scopre la handbike. E quando comincia a pedalare con le braccia, a Londra 2012 conquista due ori e un argento. A Rio 2016 ne vince altri due. Dodici titoli mondiali su strada. Quattro ori paralimpici. Un atleta che a quasi cinquant’anni, senza gambe, batteva ragazzi che ne avevano la metà.
Poi fonda Obiettivo 3. Un progetto per cercare, formare e portare alle Paralimpiadi atleti che avevano perso un pezzo di sé.
Il 19 giugno 2020, su una discesa della provinciale tra Pienza e San Quirico d’Orcia, durante una staffetta benefica, la handbike si rovescia e finisce contro un tir che procede in senso opposto.
Sei anni di silenzio assoluto, rispettato da tutti, perché la famiglia aveva chiesto solo questo.
Stamattina la notizia.
Resta una cosa disse una volta, parlando di sé: “Sono Alex Zanardi e se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe, ora non sarei così felice”.
È una frase che a sentirla detta da chiunque altro suonerebbe come una bugia di circostanza. A sentirla detta da lui, era la cosa più vera del mondo.
Ciao Alex
(Fonte social)