16/08/2025
Ferragosto.
La carne bruciata sulle griglie, i brindisi stonati, l’odore di birra calda e sudore che sale dall’asfalto.
Un’Italia che scambia il fracasso per gioia, la ressa per comunità, il consumo per libertà.
Come se bastasse riempirsi la bocca e svuotarsi il cervello per sentirsi vivi.
Pasolini lo aveva già visto, molto prima di noi:
“Il vuoto della società contemporanea è un vuoto pieno di stupidità” diceva -
- e oggi quell’orrido è colmo di seni arroganti, di tatuaggi imbarazzanti, di labbra e addominali pneumatici, di perizomi spudorati e di risate maleducate, obbligatorie e false.
È la festa di un popolo che si intrattiene mentre si prostituisce, che si genuflette al potere, che si distrae mentre affonda, che ha bruciato i sogni dei propri figli e che balla a piedi nudi nel sangue dei suoi stessi fratelli.
Ferragosto è il carnevale fuori stagione della resa, dove ogni ombra è travestita da luce e ogni silenzio è coperto da un altoparlante con la canzone del meu amigo Charlie.
Il mare, come lo era Pasolini, è testimone antico, guarda e tace.
Forse per sdegno.
Più che altro per pietà.